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Fonte di vita

L’idea di salvaguardare le risorse idriche non è nuova, ma bisogna andare oltre. Occorre tornare indietro nel tempo per ripristinare quel senso di sacralità e riverenza che i nostri avi in tutte le culture avevano sviluppato e mantenuto per secoli.

di Derrick De Kerckhove
13 maggio 2020
16 min di lettura
diDerrick De Kerckhove
13 maggio 2020
16 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 46 – Water stories 

L'acqua è presente in tutto il cosmo sotto forma di ghiaccio o vapore, e, in quest’ultima forma, è anche relativamente diffusa. Sembra invece che l’acqua liquida non esista al di fuori del sistema solare. Pertanto, l’acqua è l’elemento distintivo ed essenziale per la vita dei pianeti come pure delle persone. La perdita del senso di sacralità di questi elementi ci ha portati, però, a darli per scontati. “Oggi l’acqua è considerata soprattutto una materia prima che fornisce comodità e benessere materiale (…) Ci aspettiamo che sia il più limpida, incolore e inodore possibile, e poi smettiamo di pensarci. Senza quasi alcuno sforzo da parte nostra, esce zampillando dal rubinetto…” . Da decenni, se non da secoli, i quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) sono oggetto di desacralizzazione e si stanno ribellando contro il genere umano. La terra, depauperata delle sue foreste, sta cessando di salvaguardare e garantire la respirabilità dell’aria, gli incendi infuriano nelle aree inaridite e le massicce quantità di plastica disperse nelle acque contribuiscono al loro definitivo inquinamento. È fondamentale capire come invertire questa tendenza. Il fatto che l’industria stia iniziando ad adottare un approccio responsabile è sicuramente un esempio che vale la pena di dare tanto ai governi quanto ai governati. Ma, oltre a valutazioni industriali su accesso, volume, qualità, ripartizione, tutela e costi dell’uso utilitaristico dell’acqua, vi è la necessità urgente di sottolinearne anche il valore salutistico, ricreativo, culturale e simbolico. Forse non basterà per indurre i governi a imporre una regolamentazione adeguata e le imprese ad adeguarvisi, ma sarebbe comunque il caso di studiare delle strategie di comunicazione efficaci che ricordino alle persone l’inestimabile valore dell’acqua, tanto per il corpo quanto per la mente di ciascuno di noi.

Il nostro corpo d’acqua

Anzitutto, dobbiamo sempre tenere a mente che l’acqua è essenziale per il benessere e la sopravvivenza del nostro fisico, tanto quanto l’ossigeno. Si dice che tutta la materia (esseri umani compresi) sia fatta di polvere di stelle, è famosa l’affermazione di Carl Sagan secondo cui “siamo fatti della stessa materia delle stelle”. L’altro nostro elemento costitutivo è l’acqua. La scienza ci dice che il corpo di un adulto contiene tra il 50 e il 70 percento di acqua. Quasi tutta quell’acqua si trova all’interno delle cellule. Un’altra parte occupa lo spazio intercellulare, fungendo da riserva per cellule e vasi sanguigni. Il resto è contenuto nel sangue e nella linfa e circola senza sosta in tutto il corpo. L’acqua costituisce e nutre le cellule, trasportando sostanze nutrienti e proteine nel flusso sanguigno ed eliminando le tossine da fegato e reni in un complesso sistema idrologico che ne regola l’apporto, l’uso, la depurazione e l’eliminazione. L’acqua è distribuita nelle varie parti del corpo secondo esigenze specifiche: in media, il cervello e il cuore di un adulto contengono circa il 75 percento di acqua, i polmoni l’80 percento, la pelle il 65 percento, muscoli e reni l’80 percento, mentre perfino le ossa sono composte per circa il 25 percento di acqua. L’acqua assolve varie funzioni meccaniche vitali, ad esempio funge da termostato regolando la temperatura corporea, protegge cervello e spina dorsale e lubrifica le articolazioni. Il cervello, inoltre, ha bisogno di acqua per produrre ormoni e neurotrasmettitori.Il problema è che il corpo umano non è in grado di immagazzinare l’acqua. Anzi, il corpo elimina perennemente l’acqua mediante escrezioni (specialmente urina), respiro (in fase di espirazione) e soprattutto sudore. In effetti, rispetto alla maggior parte delle specie animali, gli esseri umani presentano il sistema più inefficiente di gestione delle riserve d’acqua presenti nell’organismo. Questo perché perdiamo grandi quantità di acqua ogni giorno e non abbiamo modo di immagazzinare quella in eccesso o di reintegrare le scorte esaurite se non bevendone di più. A differenza di molti altri animali, l’essere umano non può resistere a lungo senza una scorta di acqua potabile.

Per mantenere il corpo in salute, l’apporto d’acqua deve sempre compensare le perdite. Senza acqua (di qualunque tipo) gli esseri umani non possono vivere più di due o tre giorni, mentre se bevono senza mangiare possono sopravvivere circa quaranta giorni (purché non compiano sforzi). Tutti gli scienziati concordano sulla necessità dell’acqua, ma non sull’esatta quantità che è necessario assumere. Normalmente, per un adulto di statura media che vive in una regione temperata e che non è sottoposto a particolari sforzi fisici, il consiglio è di assumerne complessivamente circa 2,5 litri al giorno, di cui in media 1 litro è fornito dal cibo e 1,5 litri da alimenti liquidi. La sete è un meccanismo mediante il quale il corpo “avvisa” che è disidratato. Alcuni nutrizionisti raccomandano di non aspettare di aver sete per bere, mentre altri sostengono che sia meglio fidarsi della reazione fisica alla disidratazione e attendere la sensazione di sete prima di bere. Benché la maggior parte delle persone non segua sistematicamente queste linee guida, molti portano sempre con sé (o tengono a portata di mano) una bottiglia d’acqua e la poggiano accanto al letto di notte.

Acqua di rubinetto e acqua di bottiglia: di chi fidarsi?

La verità, perlomeno nelle economie più avanzate, è che l’acqua di rubinetto è probabilmente più sicura per la salute rispetto a quella nelle bottiglie di plastica. E, a sostegno di questa tesi, circa due terzi della popolazione europea e nordamericana la beve più o meno senza timori. La maggior parte della popolazione statunitense beve regolarmente acqua di rubinetto: il 71 percento la beve almeno qualche volta, mentre solo una persona su dieci (il 12 percento) afferma di non berne mai. 

Il consumo di acqua imbottigliata in bottiglie di plastica potrebbe costituire un altro problema. Si stima che, per ogni litro consumato, l’acqua in bottiglia costi 2.000 volte in più rispetto all’acqua di rubinetto, e le bottiglie di cui ci si disfa sono annoverate tra i rischi per l’ambiente più diffusi e nocivi (per non parlare degli enormi costi di trasporto dell’acqua in bottiglia dai punti di produzione a quelli di distribuzione). Pur essendo molto pratica, perché facilmente trasportabile e dotata di gusti diversi a seconda della marca preferita di ciascuno, spesso l’acqua in bottiglia non è sostanzialmente diversa dall’acqua di rubinetto e inoltre può contenere particelle di plastica che non fanno bene alla salute.

La ricerca afferma che la maggior parte dell’acqua in bottiglia non è diversa dall’acqua di rubinetto. Tra le sostanze chimiche trovate nell’acqua in bottiglia vi sono anche interferenti endocrini. Un’esposizione prolungata a queste sostanze chimiche provoca diversi effetti collaterali pericolosi, tra cui: rachitismo, pubertà precoce, parto prematuro, infertilità, menopausa precoce, diabete, cardiopatia e cancro.

Il contributo dell’acqua a salute, longevità e forma fisica

Nelle aree in cui un maggior numero di persone vive in salute fino a 100 anni e oltre, sono state trovate delle correlazioni interessanti tra la longevità e l’apporto regolare di acqua di buona qualità contenente magnesio. Le aree ad aver ricevuto più attenzione sono distribuite in tutta la Cina meridionale e la longevità media della popolazione è attribuita alla qualità delle acque sotterranee, in particolare nei luoghi in cui gli abitanti non beneficiano di servizi idrici pubblici (acqua addolcita) e ricorrono invece a fonti d’acqua naturali (con un’elevata durezza) ricche di oligoelementi. L’acqua dura contiene calcio e magnesio, che sono presenti in grandi quantità anche nell’acqua di mare. Il magnesio e il mito della Fonte della giovinezza sono collegati indirettamente: entrambi, infatti, rafforzano la longevità e il vigore.

Valori simbolici

Nelle culture più antiche, l’acqua rappresenta tanto il rinnovamento spirituale quanto quello fisico. Nel corso dei millenni, l’acqua è stata riconosciuta condizione essenziale per la sopravvivenza e simbolo di creazione, fertilità, rinascita, rinnovamento e nutrimento. Gli aspetti simbolici sono collegati alla nascita e alla fertilità (tanto del suolo quanto dell’uomo). L’acqua è sempre stata ed è tuttora la fonte principale di pulizia e purificazione: di qui le proprietà curative attestate dalla mitologia come pure dalla poesia e da numerose espressioni del linguaggio comune e della cultura. La virtù più importante dell’acqua è quella di ricreare la vita in ogni stagione. Il mito centrale in quelle tradizioni è certamente la Fonte della giovinezza.

La leggenda compare per la prima volta in Erodoto e ha ispirato un gran numero di rappresentazioni scritte, statuarie e pittoriche, ma cominciò ad avere davvero successo negli scritti di un certo Juan Ponce de León, un avventuriero spagnolo che l’avrebbe “trovata” a St. Augustine, in Florida, comune ritenuto il primo insediamento europeo nel continente americano. Il nesso con il magnesio dipendeva dall’abbondanza di questo elemento in quel sito geografico, oggi trasformato in un parco che attira migliaia di turisti.

“Svago”: la nostra idea di acqua

Il turismo e l’ossessione delle persone per la salute continuano a trarre vantaggio da credenze simili a quelle dell’antichità. In tutto il mondo, per esempio, ci sono persone che si recano ogni mese in qualche rinomata località termale. L’espressione comune per pulire il corpo e ristorare la mente è “fare la cura delle acque”. Questi poteri curativi delle acque sono strettamente connessi a scenari lussuosi di riti di immersione e purificazione. Il concetto di ringiovanimento non è proprio magico come quello della Fonte della giovinezza, ma entrambi implicano il concetto di “svago”.

Per quanto riguarda i benefici che arreca alla mente, una delle pseudo-verità più affascinanti che ho scoperto sull’acqua è l’idea secondo cui vivere in prossimità dell’acqua (anche solo una fontana o un ruscello) comporta statisticamente un maggiore e più frequente senso di benessere rispetto ad altre aree di residenza dove invece l’acqua non si vede né si sente. Tra i benefici derivanti dal vivere in riva al mare o in prossimità di qualunque altro specchio o corso d’acqua (dura o dolce che sia), la ricerca statistica annovera frequente presenza sulle spiagge di aria fresca e bel tempo, maggiore apporto di vitamina D e aumento della funzione immunitaria. Alcuni citano anche il suono rilassante di ruscelli, fiumi e litorali. In genere, la presenza dell’acqua contribuisce a instaurare un rapporto più intimo con la natura. In “Coming into the Watershed”, il poeta e scrittore Gary Snyder sostiene che “la superficie (terrestre) è scolpita in bacini fluviali: un tipo di ramificazione familiare, un grafico di relazioni e una definizione del posto […] Consapevolezza del bacino fluviale […] non è semplicemente ambientalismo, oppure uno strumento per la soluzione dei problemi sociali ed economici, ma un passo verso un chiarimento tra natura e società attraverso la pratica di una profonda cittadinanza, sia nel mondo naturale che in quello sociale”.

Valore economico degli usi non strettamente utilitaristici dell’acqua

Dal momento che il valore economico dell’acqua verrà determinato probabilmente dalle priorità dell’industria, sono necessarie ora lungimiranza e assistenza per ideare politiche che garantiscano il perpetuarsi dei valori umanistici collegati all’acqua. Oltre a ridurre la distribuzione pericolosamente iniqua dell’acqua sul pianeta, sarà fondamentale soddisfare e conciliare con imparzialità e saggezza le esigenze del suo uso industriale e del suo uso ricreativo.

“Ripartire l’acqua tra molteplici usi concorrenziali richiederà sempre più spesso compromessi tra valori economici, ecologici e societari. Il valore dell’acqua negli usi ricreativi rifletterà l’evoluzione della domanda di acqua e i valori associati a tutti gli usi idrici previsti nel mondo contemporaneo. Questa evoluzione inciderà profondamente sulla misura in cui esperti di progettazione e responsabili delle politiche dell’acqua saranno in grado di soddisfare le esigenze di molteplici utilizzatori dell’acqua e di risolvere i conflitti tra uso ricreativo e uso non ricreativo. Per prevenire in futuro la necessità di raggiungere compromessi tra usi ricreativi e non ricreativi dell’acqua, vi sarà bisogno di (1) informazioni sul valore economico dell’acqua negli usi ricreativi, (2) informazioni sulla domanda stimata di attività ricreative acquatiche e (3) informazioni sulla domanda stimata di acqua per usi non ricreativi. Prese insieme, queste informazioni possono contribuire a sviluppare e attuare delle politiche in materia di risorse idriche che tentino di conciliare gli interessi di chi ne fa un uso ricreativo con quelli di chi ne fa un uso non ricreativo”.

A fornire un’indicazione sulle misure di gestione da adottare in futuro è stato Ian McHarg, che ha scritto: “chiaramente il problema dell’uomo e della natura non è quello di fornire uno sfondo decorativo per la commedia umana; (…) è la necessità di sostenere la natura come fonte di vita, ambiente, maestra, santuario, sfida e, soprattutto, di riscoprire il corollario della natura dell’ignoto in noi stessi, la fonte del significato”.

Ridurre il consumo di acqua

Imparare a risparmiare acqua esige un cambio di mentalità radicale, soprattutto nei paesi industrializzati, dove l’accesso a questa risorsa è talmente facile che tutti si sono abituati a consumarla senza moderazione. È dunque indispensabile responsabilizzare tutti gli utilizzatori di acqua (non solo industrie e aziende agricole, che ne consumano ingenti quantità, ma anche i singoli individui) e di insegnare loro i gesti che permettono di risparmiare acqua tutti i giorni.

In Costa Rica, una strategia originale ha fatto registrare un progresso modesto ma tangibile: “nel distretto di Belén, in Costa Rica, uno studio controllato randomizzato ha stimolato una serie di modifiche comportamentali semplici e ripetibili (senza introdurre rilevanti costi aggiuntivi per il gestore) applicando un adesivo sulla bolletta dell’acqua che verificava il consumo delle utenze rispetto a un gruppo di riferimento. Le modifiche comportamentali dovute alla pressione sociale e al confronto fra pari hanno ridotto il consumo idrico del 3,7-5,6 percento rispetto al gruppo di controllo, mentre gli utenti che si sono impegnati ad adottare strategie concrete di risparmio idrico hanno ridotto il consumo del 3,4-5,5 percento” .

Restituiamo all’acqua la sua sacralità

L’idea e la necessità di rispettare l’acqua a livello individuale non è nuova. Pur se con scarsi risultati, tutte le economie avanzate hanno sviluppato qualche campagna. Può darsi che, quando la realtà del cambiamento climatico diventerà finalmente una preoccupazione prioritaria, le persone si renderanno maggiormente conto della noncuranza con cui trattano l’acqua e cambieranno atteggiamento. Ma ciò di cui la forma mentis di governi e imprese di pubbliche relazioni ha davvero bisogno è andare ben oltre una regolazione accurata delle abitudini personali e tornare indietro nel tempo, magari per ripristinare quel senso di sacralità e riverenza che i nostri avi in tutte le culture avevano sviluppato e mantenuto per secoli nei confronti dell’acqua.

 

L’autore: Derrick De Kerckhove

Direttore scientifico di Media Duemila e dell’Osservatorio TuttiMedia, è Visiting professor al Politecnico di Milano. De Kerckhove ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell’Università di Toronto. Autore di numerose pubblicazioni sull’età digitale: fra queste, “La pelle della cultura e l'intelligenza connettiva”.