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Nuova energia per l’Africa, tra rinnovabili e gas

In Sudafrica, per ovviare a continui black-out, si punta con decisione sulle rinnovabili. In Mozambico, un grande giacimento di Gas scoperto da Eni cambierà la storia.

06 febbraio 2020
10 min di lettura
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06 febbraio 2020
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I black-out, una zavorra per industria e crescita

Le interruzioni di corrente sono un avvenimento regolare per i cittadini del Sudafrica, sia nelle aree urbane sia in quelle rurali, a causa di una combinazione di cattive decisioni, investimenti insufficienti nella capacità produttiva e nelle reti, e scarsa manutenzione. La carenza energetica riduce il potenziale di produzione delle industrie, delle miniere e degli uffici. Che fare? Le energie rinnovabili possono diventare il futuro del grande paese africano e come già oggi rappresentano uno dei maggiori investimenti tra infrastrutture, nuovi posti di lavoro per la produzione, servizi connessi, formazione professionale e opportunità di ricerca accademica in un paese in cui il sole e il vento sono presenti in grandi quantità.

Perché il carbone non basta?

Le carenze energetiche sono comuni nelle nazioni in via di sviluppo ma uno non se lo aspetterebbe in un’economia emergente come il Sudafrica, che è ricco di risorse di carbone ed ha avuto elettricità per oltre cento anni. Forse avrebbe potuto non andare così se non ci fossero stati continui ritardi nel completamento dei mega impianti di produzione di energia dal carbone di Medupi e Kusile. Con una capacità totale di 9.600 MW, queste stazioni sono dislocate vicino al cuore industriale del Sudafrica, Johannesburg. In agosto, 800 MW dei potenziali 4.800MW di Medupi sono entrati in rete con la promessa che la rimanente produzione verrà messa on stream entro il 2019. Per quanto riguarda invece Kusile, non è stata annunciata alcuna data per il suo pieno completamento. Ciononostante, anche quando entrambi gli impianti funzioneranno a pieno regime, è probabile che il Sudafrica dovrà affrontare importanti carenze energetiche tra i 10 e i 15 GW entro il 2025, a causa della programmata interruzione di fornitura di 6 fino a 10 GW prodotta da impianti che funzionano a carbone e che avranno raggiunto la fine del loro periodo di operatività.

SAFRICA-ESKOM/

Le energie rinnovabili aiuteranno a tenere le luci accese

A differenza del carbone, il sole e il vento sono presenti in grandi quantità e producono energia pulita. Con le sue 2.500 ore di luce solare all’anno e i venti sulle coste meridionali, il Sudafrica ha uno dei programmi più ambiziosi al mondo di crescita dell’energia rinnovabile. Con una partnership forte tra pubblico e privato, il paese fornirà 13.225 MW (13,2GW) di energia rinnovabile entro il 2025 distribuita secondo gli accordi commerciali presi con Eskom. Nel 2015, ad esempio, 42 progetti con una capacità combinata di 2.142 MW sono stati collegati alla rete con significativi risparmi sui costi dei carburanti, una riduzione dei blackout e più di 25.000 nuovi posti di lavoro. Secondo il Council for Scientific and Industrial Research del Sudafrica, la rapida espansione dell’energia rinnovabile ha tagliato l’equivalente di 4,4 milioni di tonnellate metriche (4,8 milioni di tonnellate corte) di CO2. Nei quattro anni successive all’inizio del programma, sono stati investiti circa 14 miliardi di dollari, di cui il 28% è arrivato da investitori stranieri. I progetti per l’energia rinnovabile forniscono attualmente quasi la metà della capacità produttiva stimata dell’impianto di carbone, ancora non terminato, di Medupi. Il programma per le rinnovabili in Sudafrica rappresenta uno dei maggiori investimenti in infrastrutture e sta già fornendo una quantità di energia significativamente superiore, nuovi posti di lavoro per la produzione e i servizi connessi, formazione professionale e opportunità di ricerca accademica.

I vantaggi per chi abita in città e per le campagne

Anche istruzione e formazione vengono stimolate dai programmi sulle energie rinnovabili. La ricerca accademica è stata potenziata con la creazione di un Centro per l’energia rinnovabile e sostenibile presso la Stellenbosch University. Un’iniziativa congiunta del settore tra governo e privati, presso il neonato centro per la tecnologia dell’energia rinnovabile del Sudafrica alla Cape Peninsula University, fornisce la formazione per sviluppare le skill tecniche necessarie per operare nella nuova industria. In Africa, il solo Sudafrica ha produttori nazionali di torri e pale, come Kestrel Renewable Energy e African Wind Power, che lavorano sul mercato indipendentemente o sono partner di importanti produttori mondiali del settore. L’anno scorso a Città del capo ha aperto la spagnola GRI, industria per la manifattura di torri di turbine a vento per gli impianti di energia rinnovabile. Inoltre, la città ospita le industrie di pannelli solari per importanti aziende, come il gigante del solare SunPower con sede negli USA.
Per quanto riguarda le comunità rurali, le turbine a vento e i pannelli solari forniscono energia off-grid (fuori rete) per pompare acqua, scaldare e illuminare e per ricaricare i telefoni mobili. La Telkom, l’azienda di stato per le telecomunicazioni, ha già installato le torri con turbine 3,6-12 V dell’African Wind Power, realizzate in Sudafrica, nell’area delle montagne di  Drakensburg per scoprire se gli hub telefonici comandati a distanza (radio-based) e azionati dal vento saranno al sicuro dagli atti vandalici e dai furti che affliggono gli impianti solari. Per chi vive nei villaggi vicino agli impianti di produzione del solare ed eolico, ci sono numerosi vantaggi, dato che una percentuale della proprietà e dei profitti di queste attività appartengono ai neonati community trusts a beneficio dei residenti locali. Un caso ne è il maggior impianto eolico del Sudafrica, il Cookhouse Wind Farm con una capacità di 38,6MW, di cui il Cookhouse Wind Farm Community Trust possiede il 10%.

Una rivoluzione nelle case

Nel lungo termine, l’accesso alle energie rinnovabili fuori dalla rete porrà fine all’uso della legna per cucinare, con una riduzione delle complicazioni di salute che sorgono dagli ambienti domestici saturi di fumo. L’elettricità di una singola turbina può eliminare la fatica quotidiana della raccolta della legna per il fuoco. Può aumentare le entrate dai lavori di artigianato: per esempio, in un villaggio una sarta è riuscita a cucire vestiti sei volte più velocemente. L’energia solare ed eolica permette anche agli abitanti dei villaggi di usare pompe elettriche per irrigare i loro campi e per avere acqua fresca. Progetti su larga scala per le energie rinnovabili offrono alle popolazioni rurali molti benefici finanziari, economici e sociali, ma soprattutto l’energia rinnovabile cambia il contesto in cui essi vivono, dove ora luce e buio sono continuamente intermittenti.

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Gas, un enorme giacimento cambierà il Mozambico

Sempre nell’Africa australe, in Mozambico, è tempo di grandi cambiamenti positivi, per la situazione energetica di 27 milioni di cittadini. A monte di tutto sta la scoperta di un grande giacimento off-shore di Gas naturale da oltre 450 miliardi di metri cubi di gas,  una produzione per almeno 25 anni, investimenti per circa 8 miliardi di dollari, e oltre 16 miliardi di dollari di entrate previste per il Governo del Mozambico. Numeri che spiegano solo in parte la dimensione e la complessità di questo progetto.
Coral South - così si chiama il progetto, approvato e che vedrà il via nel 2022 - è il primo passo della messa in produzione delle enormi riserve di gas del bacino del Rovuma, il fiume che segna la frontiera tra il Mozambico e la Tanzania. “E’ grande, molto grande, ma non è che l’antipasto”, ha detto il Ceo di Eni Claudio Descalzi perché Coral South metterà in produzione circa 140 miliardi di metri cubi, una piccola parte dei 2400 miliardi stimati nella sola Area 4, a sua volta parte di un bacino che ne comprende almeno 4.500 miliardi. Area 4 è un blocco esplorativo in acque profonde (ultra-deepwater), nell’offshore del nord del Mozambico. Si trova a circa 50 km dal Distretto di Palma e a 200 km dalla città di Pemba, ad una profondità di 1.500 – 2.200m sotto il livello del mare. Nel blocco sono stati trivellati 15 pozzi esplorativi, effettuate 5 scoperte (4 Mamba + 1 Agulha) e definita una area di produzione e sviluppo (Coral). Le riserve stimate del blocco superano i 4.500 miliardi di metri cubi di gas.
Per lo sviluppo di Coral South, Eni ed i suoi partner nel progetto – i mozambicani di ENH, i cinesi di CNPC, i portoghesi di Galp, i coreani di Kogas – hanno scelto una soluzione d’avanguardia: una FLNG, una sorta di enorme stabilimento galleggiante che estrae il gas dal giacimento e lo liquefa. Già, la nave: nel mondo ci sono solo altre 2 FLNG, una in Malesia, già operativa, e una a breve in Australia. Sarà lunga più di 400 metri, larga 66, più grande di qualsiasi nave container esistente al mondo, e con un peso totale a vuoto di oltre 200.000 tonnellate. E in più la FLNG di Coral South sarà la prima al mondo ad operare nell’ultra-deepwater: il giacimento di Coral è tra i 1500 e i 2200 metri di profondità.

Che sia la scelta giusta lo dicono in tanti: BP, che ha già preso l’impegno di acquistare tutto il gas liquefatto prodotto da Coral South; ExxonMobil, che sta entrando nel capitale di Eni East Africa; le 15 banche internazionali e le 5 agenzie di credito alle esportazioni con le quali sono stati firmati contratti per il finanziamento del 60% del progetto – il primo caso al mondo di project finance applicato ad una FLNG. Per molti analisti, l’avvio di Coral South significa che la crisi del debito che ha colpito il Mozambico non è un freno al finanziamento di progetti ambiziosi per le aziende che hanno una visione a lungo termine. E la visione a lungo termine è quella che ha guidato Eni e i suoi partner nel fare scelte complesse, che danno al Mozambico un ruolo di rilievo nello scenario globale dell’energia e allo stesso tempo contribuiscono alla trasformazione del paradigma energetico globale verso un’economia a basso contenuto di CO2.