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Ecolabel, una garanzia di sostenibilità

Le nuove misure per la trasparenza delle aziende in materia di sviluppo sostenibile.

di Maria Pia Rossignaud
30 settembre 2020
7 min di lettura
diMaria Pia Rossignaud
30 settembre 2020
7 min di lettura

L’Unione Europea insiste sulla linea della sostenibilità e rilancia due nuove importanti misure, finalizzate ad aumentare la trasparenza delle aziende rispetto ai loro investimenti: stiamo parlando dell’etichetta Ecolabel per i prodotti finanziari e del ricorso a un registro unico comunitario, che racchiuda tutti i dati ESG (Environmental, Social and Governance), per tutte le questioni che riguardano la sostenibilità e con un potenziale impatto ambientale. Le tre autorità europee: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), l’Autorità Bancaria Europea (EBA) e, infine, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA), che si occupano di sorveglianza in ambiti molto delicati come quelli dei mercati finanziari, su questa novità hanno dato il loro contributo.

Una riguarda i dati ESG, che, raccolti in una piattaforma, rendono trasparenti i comportamenti delle aziende con Investimento Responsabile (IR), ovvero di chi, oltre a perseguire i normali obiettivi della gestione finanziaria, considera prioritari gli aspetti legati alla sostenibilità, alle tematiche ambientali e social nonché gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Il fine delle autorità europee è di istituire un unico database europeo che racchiuda tutti questi dati ESG, in modo da creare una piattaforma pubblica dove è possibile consultare i dati di aziende, authorities, banche centrali e università. La raccolta dati avrà un regolamento comune che dovrà giocoforza basarsi su una solida infrastruttura di norme che permetta la gestione dei rischi. Il risultato, nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe dare un forte incentivo alla finanza sostenibile, in quanto mette a disposizione un bacino di dati comuni ai quali attingere e uno standard di qualità al quale uniformarsi.

Nel Vecchio Continente

La creazione di una etichetta, altra novità, permette a chiunque di identificare le aziende più virtuose. Si tratta di istituzionalizzare una prassi già esistente, infatti la certificazione volontaria per le aziende con particolare attenzione ai tre ambiti indicati, esiste già, i più diffusi sono quelli secondo gli standard SA8000; ISO 14001; EMAS; OHSAS 18001 e ISO 26000. Le azioni portate avanti dalle autorità europee mettono in moto un processo allo scopo di creare un marchio identificativo per le aziende green e sostenibili del Vecchio Continente che avranno modo di essere riconosciute, in quanto tali, anche dai piccoli risparmiatori, che potranno capire con facilità quali prodotti finanziari sono sostenibili e quali no.

Queste due misure si inseriscono in un percorso politico che la Commissione Europea ha intrapreso con forza dall’inizio dell’ultimo mandato. Oltre alle misure di investimenti nell’energia green, nella sostenibilità e nel riciclo, la CE, attraverso i suoi organi, sta ragionando su una serie di misure che mirano in maniera decisa a modificare gli assetti energetici e produttivi degli stati membri. Gli esperti delle authority europee hanno dato seguito alle indicazioni espresse in questi mesi dagli esperti di finanza green con l’auspicio di poter modificare sensibilmente il volto delle aziende nel Vecchio Continente e sostenere sempre di più il Green New Deal che, come noto, mira a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Una tassa sulle emissioni

Con le conferenze comunitarie sull’energia, la ricerca e i think tank, l’UE cerca di spingere i paesi membri a creare le condizioni ideali per raggiungere gli obiettivi preposti. Su questa scia per esempio, si inquadra la proposta di introdurre i cosiddetti dazi ambientali e cioè dare un prezzo alle emissioni di CO2 incorporate nei beni importati in Europa.

Nelle intenzioni del legislatore ciò potrebbe facilitare il commercio internazionale di prodotti a basso contenuto di anidride carbonica, aiutando a creare un terreno di comune competizione virtuosa tra le industrie dei vari continenti. La prima conseguenza positiva sarebbe che le industrie dovrebbero adeguare i propri standard e regolare le proprie emissioni nocive per evitare di pagare tasse più alte al momento di esportare i propri prodotti.

Le riforme, però, devono essere accompagnate da una copertura adeguata e da un reale cambiamento di paradigma nella gestione della cosa pubblica, ragione per cui la Banca Europea per gli Investimenti, alla fine del prossimo anno, bloccherà tutti i finanziamenti ai progetti che prevedono energia prodotta da fonti fossili e offrirà sostegno ai nuovi obiettivi comunitari, che vedono in prima linea il processo di decarbonizzazione. Tra le azioni principali, è previsto l’aumento dei finanziamenti alle tecnologie che azzerano l’uso del carbone, l’espansione dell’e-mobility, favorire in pratica, tutti quegli investimenti che trovano fonti alternative all’energia convenzionale. Un intervento questo, che trasformerebbe il futuro dello scenario energetico, e che consoliderebbe le interconnessioni con i paesi membri dell’Unione Europea ma non solo.

Un portale equo e solidale per tutti

Anche il resto del mondo infatti non sta a guardare alla finestra: per raggiungere obiettivi analoghi, la Banca Mondiale ha lanciato una piattaforma di dati che fornisce informazioni sull’attenzione alla sostenibilità delle aziende USA. Il Sovereign ESG Data Portal è una piattaforma online gratuita, aperta e facile da usare che fornisce agli utenti dati ambientali, sociali e di amministrazione (ESG) a livello sovrano. Gli scopi di questo portale sono analoghi a quelli degli esperti europei. È composto da 17 punti, selezionati per fornire un quadro equilibrato della performance politica e delle condizioni di un paese e comprende 67 indicatori, che coprono tutti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. I dati sono disponibili per il download a tutti i paesi della Banca Mondiale.

Hiro Mizuno, esperto uomo di finanza ed ex CIO del Government Pension Investment Fund (GPIF), il più grande fondo pensione al mondo, afferma sul portale delle Banca Mondiale: "sebbene gli investitori siano da tempo consapevoli che le informazioni ESG sono rilevanti e in molti casi determinanti per i loro investimenti —soprattutto nei Paesi in via di sviluppo— è sempre stata una sfida prendere decisioni ben documentate a causa della mancanza di notizie. Questo portale agevolerà il loro compito".

Sempre sul portale della Banca Mondiale è riportata, anche, la dichiarazione di George Richardson, direttore dei mercati dei capitali presso il Tesoro della Banca Mondiale: "l’impegno con gli investitori che acquistano le nostre obbligazioni per sostenere lo sviluppo sostenibile, ci ha permesso di capire che esiste un forte interesse, il miglioramento delle informazioni è fondamentale ecco perché il nostro team ha lavorato molto per soddisfare la domanda. La piattaforma serve a indirizzare più capitali verso lo sviluppo sostenibile". Dall’Europa agli Stati Uniti l’attenzione è alta, di piattaforme internazionali sulla finanza sostenibile si parla da tempo perché aumentare la mobilitazione è, ormai, priorità di tutti.