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Creare resilienza idrica

Oggi le risorse idriche mondiali sono sottoposte a sempre maggiore stress, che minaccia gli ecosistemi, le economie e più in generale la società. Per questo è fondamentale l’impegno ragionato e pianificato delle aziende.

di Peter Schulte
24 aprile 2020
22 min di lettura
diPeter Schulte
24 aprile 2020
22 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 46 – Water stories  

L’acqua è probabilmente la risorsa naturale più fondamentale del pianeta. Oltre a essere necessaria per la sopravvivenza dell’uomo, è un fattore produttivo cruciale dei nostri sistemi alimentari, industriali ed energetici. Inoltre, sostenta gli ecosistemi e i climi da cui dipendono tanto il mondo antropizzato quanto il mondo naturale. Oggi le risorse idriche mondiali sono sottoposte a sempre maggiore stress, che minaccia gli ecosistemi, le economie e più in generale la società. Secondo il World Economic Forum, negli ultimi sette anni le crisi idriche sono comparse sempre tra i primi cinque rischi globali. 

A livello globale, l’uomo preleva ogni anno circa quattromila chilometri cubi di acqua. Si tratta del triplo rispetto a quanto prelevavamo 50 anni fa, e i prelievi continuano ad aumentare a un ritmo che si aggira intorno all’1,6 percento l’anno. Oltre 2 miliardi di persone vivono in aree soggette a stress idrico, ovvero in bacini idrografici dove la domanda di acqua eccede l’offerta. Si prevede che quel numero raggiunga i 5 miliardi entro il 2050. Attualmente, oltre l’80 percento delle acque reflue mondiali viene riversato in fiumi, corsi d’acqua e oceani senza alcun trattamento, provocando danni molto estesi agli ecosistemi e contaminando fonti idriche di importanza cruciale per l’uomo. 

Spesso, gli esseri umani non dispongono di un accesso sicuro a riserve d’acqua fisicamente disponibili a causa di infrastrutture inadeguate e governance debole. Attualmente, 2,1 miliardi di persone non hanno ancora accesso ad acqua potabile sicura, mentre sono 4,5 miliardi le persone sprovviste di servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro. Ogni anno circa 340.000 bambini sotto i cinque anni muoiono a causa di qualche patologia diarroica, il più delle volte provocata da un accesso inadeguato ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari.

Alla base di tutte le sfide idriche mondiali risiedono le imminenti ripercussioni dei cambiamenti in atto nel clima globale. I cambiamenti climatici introducono una dose enorme di incertezza sulla futura affidabilità dell’approvvigionamento idrico. Temperature più elevate causano lo scioglimento più rapido del manto nevoso, che a sua volta comporta alluvioni più intense e siccità prolungate. Si prevede che il numero di persone esposte al rischio di alluvioni raggiungerà gli 1,6 miliardi nel 2050, mettendo a repentaglio beni per 45.000 miliardi di dollari. All’estremo opposto, si calcola che entro il 2050 la domanda globale di acqua aumenterà del 55 percento, mentre 3,9 miliardi di persone vivranno in bacini idrografici soggetti a forte stress idrico.

I rischi idrici per le imprese

Queste sfide idriche non costituiscono soltanto una seria minaccia per i nostri ecosistemi e le nostre comunità, ma più in generale per le nostre imprese e la nostra economia. Le imprese che evitano di affrontare i numerosi rischi idrici che ne insidiano l’attività commerciale si espongono al rischio di:

  • Interruzione delle attività gestionali e di approvvigionamento
  • Costi d’esercizio più elevati
  • Perdita dell’autorizzazione legale o sociale a operare 
  • Crescita dell’assenteismo tra i lavoratori
  • Calo degli investimenti
  • Risparmiare denaro

Interruzione delle attività gestionali e di approvvigionamento

In tutto il mondo, molte imprese (alimentari, tessili, chimiche, minerarie e metallurgiche, dei semiconduttori e numerose altre) dipendono abbondantemente dall’acqua quale fattore cruciale dei rispettivi processi di produzione e, spesso, quale componente essenziale dei loro prodotti. Se i bacini idrografici in cui operano esauriscono l’acqua, le imprese si ritrovano semplicemente impossibilitate a continuare la produzione in quella sede. Se i suoi fornitori devono far fronte alle stesse sfide, un’impresa può ritrovarsi priva di una fonte affidabile di fattori di produzione essenziali e costretta ad arrestare comunque la produzione. Nel Global Water Report pubblicato da CDP nel 2016, le imprese interpellate hanno dichiarato di aver subito perdite legate all’acqua per 14 miliardi di dollari in quel singolo anno, mentre oltre un quarto di esse denunciava già ripercussioni negative legate all’acqua sulle proprie attività commerciali.

Costi d’esercizio più elevati

Anche quando le imprese continuano a disporre dell’acqua in periodi di forte stress idrico, il costo per l’impresa può rivelarsi comunque elevato. In molte congiunture, lo stress idrico costringe le aziende di servizio pubblico ad aumentare il prezzo dell’acqua per stimolarne il risparmio. Inoltre, data la minor quantità di acqua disponibile per far funzionare le centrali idroelettriche e di quella necessaria per i processi di raffreddamento delle centrali termoelettriche, lo stress idrico può comportare costi energetici più elevati. Analogamente, se i bacini idrografici sono così inquinati da rendere inutilizzabili le riserve di acqua dolce, le imprese dovranno sostenere costi di pretrattamento molto più elevati per l’acqua necessaria per i rispettivi processi di produzione. Nel 2015, in Brasile (paese che dipende dall’energia idroelettrica) la siccità ha aumentato i costi idrici della General Motors di 2,1 milioni di dollari e quelli dell’energia elettrica di 5,9 milioni.

Perdita dell’autorizzazione legale o sociale a operare

Anche qualora vi siano quantità di acqua sufficienti a non interrompere la produzione e i prezzi rimangano stabili, se ritenute responsabili di contribuire inappropriatamente alle problematiche legate all’acqua le imprese rischiano comunque di perdere l’autorizzazione a operare, dal punto vista legale (se gli organi di controllo locali reputano che le loro attività non siano allineate alla politica locale o le giudicano nocive per il bacino) come pure sociale (se l’attivismo delle comunità locali ne rende insostenibile l’attività in quell’area).

Crescita dell’assenteismo tra i lavoratori

Le imprese sono inoltre sempre più consapevoli dei grandi rischi provocati dall’accesso insufficiente dei propri dipendenti ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari, sul posto di lavoro come a casa. Se i dipendenti non dispongono adeguatamente di questi servizi, è molto più probabile che contraggano patologie trasmesse con l’acqua o siano costretti a rimanere a casa per accudire i figli malati, provocando così un sensibile calo di produttività per le imprese. In Ghana, le malattie diarroiche sono state la quarta causa di ospedalizzazione e la decima causa di morte: investendo nei sistemi igienico-sanitari delle comunità in cui opera, la compagnia mineraria Newmont ha ridotto del 30-40 percento l’incidenza della diarrea ed evitato spese mediche per un totale annuo di 28.000 dollari in una singola comunità mineraria.

Calo degli investimenti

Le imprese che evitano di gestire i propri rischi idrici vedranno crescere sempre più lo scetticismo e la cautela dei potenziali investitori. Attualmente, 650 investitori con un totale di attività gestite pari a 87.000 miliardi di dollari sollecitano le imprese attraverso CDP tanto a denunciare i rispettivi rischi e impatti legati all’acqua quanto a prendere provvedimenti per mitigarli.

Risparmiare denaro

L’acqua costa: utilizzarne meno, pertanto, può essere un modo rapido per ridurre i costi d’esercizio. Nel 2014, per esempio, l'azienda britannica produttrice di bevande Diageo plc ha ridotto il volume dei propri prelievi idrici di quasi un milione di metri cubi, calcolando di aver risparmiato complessivamente 3,2 milioni di dollari in termini di costi associati.

Gestione sostenibile: che cos’è e come si fa?

La gestione sostenibile dell’acqua costituisce un modello generale e dinamico per comprendere e affrontare i rischi e le sfide legati all’acqua precedentemente descritti. Mediante una gestione sostenibile, le imprese vengono a conoscenza delle conseguenze delle proprie attività, individuano e gestiscono i rischi che le loro attività devono affrontare, sollecitano i fornitori a migliorare le prestazioni (e, così facendo, a gestire il rischio stesso dell’impresa) e promuovono una gestione sostenibile dell’acqua in bacini idrografici di importanza strategica per le rispettive attività commerciali, contribuendo al contempo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Pur essendoci elementi comuni alla maggior parte delle strategie di gestione sostenibile, non esiste un approccio univoco alla gestione sostenibile delle risorse idriche da parte delle imprese. Ogni azienda presenta rischi specifici (e, di conseguenza, soluzioni e strategie specifiche) basati sul proprio settore industriale e sulle particolari condizioni dei bacini idrografici in cui opera. Detto questo, la maggior parte dei responsabili della gestione delle risorse idriche di ciascuna impresa adotta una breve lista di attività di base distribuite su cinque categorie di azione principali:

  1. Attività: gestire l’utilizzo delle risorse idriche, le acque reflue e i servizi igienico-sanitari presso gli stabilimenti di proprietà delle imprese o da esse amministrati
  2. Contesto: valutare le condizioni di bacini idrografici e catene del valore per comprenderne rischi e conseguenze
  3. Strategia: includere considerazioni relative all’acqua nelle strategie e nelle funzioni aziendali di base
  4. Partecipazione attiva: stabilire rapporti con i partner principali per gestire le cause alla radice del rischio idrico
  5. Comunicazione: coinvolgere i portatori di interessi per raccogliere feedback sulle pratiche idriche

Attività

Le attività gestionali riguardano il miglioramento delle pratiche di gestione idrica presso gli stabilimenti di proprietà delle imprese o da esse amministrati. Di norma, prevedono di 1) garantire che tutti i dipendenti abbiano accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari, 2) misurare e monitorare l’efficienza idrica e 3) sollecitare un utilizzo efficiente dell’acqua e il trattamento delle acque reflue. I direttori degli stabilimenti adottano spesso queste tecniche semplicemente come buone pratiche a favore della salute dei dipendenti, dell’efficienza e della riduzione dei costi prima ancora dello sviluppo di una strategia di impresa più ampia. Molte di queste pratiche presentano costi contenuti, sono di facile attuazione e garantiscono ritorni sull’investimento a breve termine. Le attività gestionali chiave prevedono di: utilizzare contatori dell’acqua per rilevare perdite ed eliminare gli utilizzi dispendiosi; analizzare regolarmente la qualità delle acque reflue; sviluppare in ogni stabilimento indicatori chiave di prestazione (KPI) sull’utilizzo e sull’inquinamento dell’acqua; sviluppare programmi di gestione dell’acqua per ogni attività; adottare processi, tecnologie e comportamenti efficienti dal punto di vista idrico; gestire i fattori di produzione chimici e trattare e riutilizzare le acque reflue; garantire sufficiente acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati sul posto di lavoro.

Contesto

Le attività contestuali prevedono di sviluppare una comprensione più profonda e dinamica del contesto idrico in cui opera un’impresa. Questo comporta, tra le altre cose, di valutare il grado di stress idrico nei bacini idrografici in cui operano le imprese, l’efficacia della governance idrica in quelle aree e le condizioni più generali legate all’acqua delle loro catene del valore. Le attività contestuali chiave prevedono di: valutare il grado di stress idrico che le loro attività si trovano ad affrontare, mettere le attività in ordine di priorità in base al livello di stress; maturare una solida comprensione delle sfide idriche specifiche nelle attività prioritarie; svolgere valutazioni esaurienti sull’utilizzo idrico per impresa e rispettiva catena del valore; valutare l’esposizione dei fornitori a stress idrico; mettere i fornitori in ordine di priorità in base alla gravità dello stress.

Strategia

La gestione sostenibile delle risorse idriche è spesso più efficace e preziosa quando viene integrata sistematicamente in una strategia d’impresa più ampia, anziché aggiunta come funzione di responsabilità sociale d’impresa o mero esercizio filantropico. Per molte imprese, l’acqua è un fattore di produzione talmente importante nelle loro attività e in quelle dei loro fornitori che una strategia per garantirne forniture sufficienti e regolari è non solo utile, ma probabilmente anche necessaria per la vitalità a lungo termine dell’impresa stessa. Integrare la gestione delle risorse idriche nella strategia d’impresa comporta molte cose, tra cui: fissare obiettivi prestazionali  legati all’acqua; creare criteri di responsabilità e incentivi a raggiungere obiettivi legati all’acqua; istituire una task force idrica ai vertici aziendali per individuare e affrontare i problemi idrici; sviluppare politiche di valutazione dell’acqua e piani d’azione da applicare in tutti gli stabilimenti di un’impresa.

Partecipazione attiva

Una pratica di gestione responsabile completa e realmente in grado di operare un cambiamento richiede alle imprese di relazionarsi attivamente con chi condivide le stesse sfide idriche (p. es. altre imprese, ONG e agenzie governative) e altri soggetti della catena del valore (p. es. fornitori e consumatori). Molte delle sfide idriche più urgenti e gravide di conseguenze sono impossibili da affrontare adeguatamente da soli. Le imprese devono lavorare con chi ne condivide le risorse idriche per garantire che tali risorse siano gestite in modo equo e sostenibile. Le attività partecipative sono tra le più impegnative e complesse della gestione sostenibile, ma spesso sono anche le più importanti ed efficaci. Esse prevedono di: prepararsi all’azione e individuare i potenziali partner; adottare misure collettive efficaci e reciprocamente vantaggiose; sollecitare i governi a incoraggiare una solida governance idrica; instaurare rapporti di comunicazione e fiducia con fornitori e consumatori; sensibilizzare fornitori e consumatori alla questione idrica; incentivare prestazioni migliori in termini di gestione sostenibile tra fornitori e consumatori.

Comunicazione

Instaurare e mantenere un dialogo costante con i principali portatori di interessi è cruciale per ogni serio tentativo di gestione sostenibile. Ciò aiuta le imprese a comprendere pienamente le sfide idriche che devono affrontare e a sviluppare soluzioni che siano efficaci e trovino il favore dei soggetti a esse più vicini. Tra le modalità di comunicazione più comuni si possono citare circolari interne, relazioni annuali di bilancio (cartacee o online), forum comunitari, contratti e meccanismi di suggerimento/feedback online.

 

Il CEO Water Mandate del Global Compact delle Nazioni Unite

Riconoscendo la gravità e l’urgenza delle sfide idriche mondiali e il ruolo cruciale che le imprese devono svolgere nell’affrontarle, nel 2007 il Global Compact delle Nazioni Unite e il segretario generale delle Nazioni Unite hanno avviato il CEO Water Mandate. Questa speciale iniziativa è stata creata in seguito al riconoscimento del fatto che le sfide idriche globali costituiscono un rischio per un’ampia gamma di settori industriali, per il settore pubblico, per le comunità locali e per gli ecosistemi in egual misura. Come tale, la collaborazione tra settori diversi rappresenta la via più efficace e credibile per la sicurezza idrica. In questo impegno congiunto, il settore privato può essere un partner decisivo. Dopo oltre un decennio, il Mandato (attuato dal Global Compact in collaborazione con il Pacific Institute) rimane uno dei soggetti principali a propugnare e agevolare in tutto il mondo una gestione sostenibile delle risorse idriche da parte delle imprese e a sostenere finanziariamente il raggiungimento dell’SDG 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Il Mandato promuove la gestione sostenibile delle risorse idriche da parte delle imprese in molti modi, in particolare: raccogliendo impegni formali ad agire da parte di aziende in tutto il mondo; definendo buone pratiche e sviluppando strumenti che sostengono l’impegno delle imprese a gestire l’acqua in modo responsabile, e agevolando l’azione sul campo. Attualmente, hanno aderito al Mandato più di 170 imprese in tutto il mondo, tra cui: AB InBev, The Coca-Cola Company, Danone, Diageo, Dow Chemical, Ecolab, Ford Motor Company, General Mills, H&M, Hilton, Mars, Microsoft, Nestlé, Netafim, Nike, PepsiCo, PVH, Radisson, Siemens, Unilever e molte altre. Sottoscrivendo il Mandato, le imprese si impegnano pubblicamente a promuovere la gestione sostenibile delle risorse idriche in sei aree tematiche:

1.      Attività dirette: garantire che i loro stabilimenti (tanto quelli di proprietà quanto quelli da esse amministrati) siano sostenibili

2.      Gestione di filiere e bacini idrografici: finanziare pratiche di gestione sostenibile in tutte le rispettive filiere e nei bacini idrici in cui operano

3.      Azione collettiva: collaborare con un’ampia coalizione di portatori di interessi per adottare soluzioni di gestione sostenibile di lunga durata, esaurienti ed eque

4.      Politica pubblica: sostenere l’impegno dei governi a sollecitare una governance idrica efficace

5.      Coinvolgimento della comunità: collaborare con le comunità maggiormente colpite dalle attività di un’impresa e più in generale dalle sfide idriche

6.      Trasparenza: rilasciare regolarmente informazioni sui rischi cui sono esposte, sulle conseguenze delle proprie attività e sulle proprie strategie di risposta

Dopo aver sottoscritto il Mandato, le imprese devono comunicare ogni anno i progressi compiuti nella gestione sostenibile delle risorse idriche mediante le cosiddette COP (Comunicazioni sui progressi). A governare il Mandato è il Comitato direttivo, che sovrintende alle decisioni strategiche, amministrative e finanziarie dell’iniziativa. Il Comitato direttivo si compone di:

•     Dieci rappresentanti delle imprese, provenienti da diverse aree geografiche, che ricoprono a turno un mandato di due anni. I rappresentanti delle imprese sono estratti esclusivamente dagli aderenti alla Action Platform

 •     Un rappresentante del gabinetto del Global Compact delle Nazioni Unite

 •     Consiglieri speciali in rappresentanza di portatori di interessi provenienti da vari settori

 •     Finanziatori della Action Platform – Water Security through Stewardship

La Segretaria prende decisioni all’unanimità. Quando non è possibile raggiungere l’unanimità, a dirimere le questioni è una maggioranza semplice.

Nel corso degli ultimi 13 anni, il Mandato ha pubblicato una serie di documenti di orientamento e strumenti allo scopo di aiutare le imprese e altri soggetti a comprendere le sfide idriche e adottare soluzioni efficaci. Tra le pubblicazioni più significative del Mandato si annoverano:

•         Guide to Responsible Business Engagement with Water Policy (2010)

•         Water Action Hub (2012)

•         Guide to Water-Related Collective Action (2013)

•         Corporate Water Disclosure Guidelines (2014)

•         Guidance for Companies on Respecting the Human Rights to Water and Sanitation (2015) 

•         Guide for Managing Integrity in Water Stewardship Initiatives (2015)

•         Guide to Setting Site-Level Targets Informed by Catchment Context (2019)

Il Mandato, inoltre, prende attivamente parte a numerose iniziative su base territoriale, come Businesses for Water Security in the Noyyal-Bhavani e il California Water Action Collaborative.

Il Mandato si impegna costantemente ad aiutare nuove imprese a comprendere i rischi idrici cui sono esposte, a individuare le risposte specifiche più strategiche e a capire come contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e della resilienza idrica nei bacini idrografici di tutto il mondo. Sottoscrivere il Mandato è segno di un impegno ambizioso: l’iniziativa, infatti, accetta di buon grado imprese di ogni dimensione e livello di maturità nella gestione sostenibile delle risorse idriche, a condizione che si impegnino a migliorare costantemente

 

 

 

L’autore: Peter Schulte

È Senior Associate presso il Pacific Institute, un istituto di ricerca senza scopo di lucro sulla sostenibilità idrica con sede in California. Dedica gran parte del suo lavoro a promuovere la gestione sostenibile delle risorse idriche da parte delle imprese e a sostenere il CEO Water Mandate del Global Compact delle Nazioni Unite. Vive a Bellingham, nello stato di Washington (Stati Uniti).