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La riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG)

Siamo impegnati da anni nella riduzione delle emissioni GHG: i risultati dimostrano l’efficacia della nostra strategia low-carbon.

12 maggio 2021
8 min di lettura
12 maggio 2021
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Neutralità carbonica al 2050

Nel 2021 Eni ha definito la nuova strategia per rilanciare i propri obiettivi strategici che delineano nel breve, medio e lungo termine il percorso evolutivo e integrato dei singoli business e che porteranno Eni alla neutralità carbonica nel 2050.

Eni persegue una strategia che punta a raggiungere entro il 2050 l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra (GHG) Scope 1, 2 e 3 (Net GHG Lifecycle Emissions) e l’annullamento della relativa intensità emissiva (Net Carbon Intensity), riferita all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti. Sono stati, inoltre, confermati e ulteriormente estesi gli obiettivi intermedi di decarbonizzazione:

  • -25% delle Net GHG Lifecycle Emissions (Scope 1, 2, 3) @2030 vs. 2018 e -65% @2040;
  • -15% della Net Carbon Intensity dei prodotti energetici venduti @2030 vs. 2018 e -40% @2040;
  • Net Zero Carbon Footprint Upstream per le emissioni Scope 1 e 2 delle attività upstream al 2030, con nuovo target di dimezzamento al 2024 rispetto al 2018;
  • Net Zero Carbon Footprint Eni per le emissioni Scope 1 e 2 di tutte le attività del gruppo al 2040.

Gli obiettivi di medio-lungo termine fanno riferimento ad un perimetro che include sia attività controllate da Eni sia quelle operate da terze parti e prevedono una contabilizzazione su base equity.

La totale decarbonizzazione dei prodotti e delle operazioni di Eni sarà conseguita attraverso le tecnologie esistenti: aumentando la capacità delle fonti rinnovabili, tramite i progetti di economia circolare, la digitalizzazione nelle operazioni e nei servizi ai clienti, sviluppando le tecnologie per i progetti di CCS (Carbon Capture Storage) oltre a progetti di Carbon Capture naturale o artificiale per assorbire le emissioni residue.

Inoltre, verranno implementate le iniziative REDD+ per preservare le foreste compensando oltre 6 milioni di tonnellate all’anno di CO2 entro il 2024 e oltre 40 milioni al 2050 e verrà raddoppiata la capacità produttiva delle bio-raffinerie a circa 2 milioni di tonnellate entro il 2024 con un aumento di 5 volte entro il 2050. Oltre a ciò, verranno sviluppati i progetti di idrogeno blu e verde per alimentare le bio-raffinerie Eni e altre attività industriali altamente energivore.

Con riferimento ai traguardi di breve termine, Eni è storicamente impegnata nella riduzione delle proprie emissioni dirette ed è stata tra i primi del settore a definire, a partire dal 2016, una serie di obiettivi volti a migliorare le performance relative alle emissioni GHG degli asset operati, con indicatori specifici che illustrano i progressi finora conseguiti in termini di riduzione di emissioni di GHG in atmosfera.

Zero flaring di routine

Eni persegue la minimizzazione del flaring, ovvero la pratica di combustione del gas associato alla produzione di olio, che può verificarsi sia per ragioni di sicurezza o laddove non si hanno infrastrutture disponibili per la commercializzazione del gas. In quest’ultimo caso si parla di flaring di routine ( o di processo), che Eni si impegna ad azzerare entro il 2025, con cinque anni di anticipo rispetto all’iniziativa GGFR (Global Gas Flaring Reduction) promossa dalla World Bank e a cui Eni ha aderito nel 2014.

Già dal 2007, Eni è attiva in specifici programmi di riduzione del flaring di processo con specifici progetti di valorizzazione del gas, quali produzione di energia elettrica a favore delle popolazioni locali, distribuzione per il consumo domestico o esportazione. Laddove tali pratiche non sono possibili, Eni ha realizzato impianti per la reiniezione in giacimento.

Nel 2020 i volumi di idrocarburi inviati a flaring di routine, pari a 1,03 miliardi di Sm3, si sono ridotti del 14% rispetto al 2019 e del 39% rispetto al 2014, anche grazie al completamento di progetti di riduzione del flaring in Angola (zero flaring a West-Hub).

La riduzione delle emissioni di metano

Eni prosegue l’impegno nell’ottimizzazione dei propri processi di monitoraggio e reporting per la riduzione delle emissioni di metano negli asset operati. Le emissioni di metano si concentrano essenzialmente nella filiera Upstream (51 kton CH4, pari a circa il 92% del totale Eni) e sono determinate principalmente da emissioni fuggitive, ossia le perdite non intenzionali di gas da componenti di impianto quali valvole o flange. Le restanti emissioni sono legate alla quota di metano incombusto da consumo di fuel, flaring e venting operativo o da manutenzione.

Nel 2020 le emissioni fuggitive di metano upstream sono risultate pari a 0,28 tCO2e, in calo di circa il 50% rispetto al 2019, grazie anche al monitoraggio e le manutenzioni effettuate nell’ambito delle campagne LDAR (Leak Detection And Repair - LDAR) che vengono svolte con cadenza periodica e ad oggi coprono circa 60 asset. La riduzione complessiva rispetto al 2014 è pari al 90%, confermando il raggiungimento in anticipo del target di riduzione dell’80% fissato per il 2025.

Prosegue, inoltre, l’adesione alla partnership pubblico-privata, guidata dall’UNEP, Climate and Clean Air Coalition (CACC) Oil & Gas Methane Partnership, nel cui ambito Eni sviluppa opportuni piani di controllo delle emissioni di metano.

Inoltre, nell’ambito della partnership Oil and Gas Climate Initiative (OGCI), nel corso del 2018 è stato annunciato un target collettivo di riduzione dell’intensità di metano upstream (definita come il rapporto tra le emissioni totali di metano e la produzione venduta di gas naturale) che prevede il raggiungimento del valore di 0,25% al 2025 e un’ambizione di 0,20%, rispetto al valore di 0,32% nel 2017.

L’impegno nell’efficienza energetica

A partire dal 2018, Eni monitora l’intensità emissiva delle proprie attività industriali attraverso un apposito indice, che esprime l’intensità di emissioni GHG Scope 1 e Scope 2 per unità di produzione energetica, misurandone quindi il grado di efficientamento in un contesto di decarbonizzazione. Su tale indice è stato imposto un target di miglioramento progressivo pari al 2% annuo rispetto al valore dell’indice del 2014. L’obiettivo è riferito all’indice complessivo Eni, mantenendo opportuna flessibilità nei trend dei singoli business.

Nel 2020 l’indice è stato pari a 31,64 tCO2eq/kboe, in riduzione di oltre il 23% rispetto al 2014.

Investire per risparmiare emissioni ed energia

Nel 2020 Eni ha proseguito con il piano di investimenti sia in progetti volti direttamente all’incremento dell’efficienza energetica negli asset (€ 10 mln) sia in progetti di sviluppo e revamping con significative ricadute sulla performance energetica delle attività. Gli interventi effettuati nell’anno consentiranno a regime risparmi di combustibili pari a 287 ktep/anno (per la maggior parte in upstream), con un beneficio in termini di riduzione di emissioni pari a circa 0,7 milioni di tonnellate di CO2eq.

Emissioni indirette

Eni pone particolare attenzione all’impatto emissivo associato alle proprie attività lungo l’intera filiera, dalla fornitura di beni e servizi per i processi produttivi, fino all’impatto ambientale legato all’utilizzo ed allo smaltimento dei prodotti finiti, come dimostrato anche dagli impegni al 2050 comunicati al mercato durante la presentazione della nuova strategia a febbraio 2020.

In linea con i principali standard di reporting, Eni rendiconta le emissioni indirette associate alle proprie attività lungo l’intera catena del valore, applicando metodologie consolidate (GHG Protocol, IPIECA).

Le emissioni indirette derivanti da acquisti di energia elettrica, vapore e calore da terzi (cd. Scope 2) sono quantitativamente trascurabili in Eni (circa 0,7 MtCO2eq), poiché nella maggior parte dei casi la generazione elettrica avviene tramite proprie installazioni e le relative emissioni GHG associate sono contabilizzate tra quelle dirette. Le emissioni Scope 2 rientrano tuttavia nell’ambito di applicazione del target di miglioramento di efficienza operativa (vedi paragrafo efficienza energetica). Per quanto riguarda le altre emissioni indirette (cd. Scope 3), le stime sono state calcolate applicando le metodologie precedentemente consolidate (IPIECA), che prevedono un’analisi per categoria di attività.

Le emissioni Scope 3 incluse nell’indicatore Net GHG Lifecycle Emissions, fanno invece riferimento ad un perimetro più ampio che include tutte le emissioni indirette associate ai prodotti energetici venduti da Eni, inclusi gli acquisti da terze parti.

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I segreti di una strategia vincente

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