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Biodiversità a rischio

Gli ecosistemi sono indissolubilmente legati all’acqua, eppure sono sottovalutati e rimangono in gran parte invisibili in termini economici, e pertanto assenti dalla maggior parte dei processi decisionali.

di Thomas Miles Maddox e Pippa Howard
17 giugno 2020
19 min di lettura
diThomas Miles Maddox e Pippa Howard
17 giugno 2020
19 min di lettura

Questo articolo è tratto da WE-World Energy n. 46 – Water stories

In questo numero della rivista viene chiarita l’importanza dell’acqua, che rappresenta uno dei maggiori rischi ambientali per le imprese e la società. Perché, dunque, pubblicare un articolo sulla biodiversità? Cosa c’entrano i panda e i pappagalli con i problemi di siccità, inondazioni e accesso alla sostanza più importante per la vita sul nostro pianeta? In realtà la biodiversità e l’acqua sono indissolubilmente legate. La maggior parte delle persone riconosce che l’acqua è parte essenziale di quasi tutti i servizi che ricaviamo dalla natura, ma pochi si rendono conto di quanto la biodiversità sia collegata a questi stessi servizi. Illustreremo come la biodiversità incide sui servizi idrici da cui dipendiamo per l’acqua che beviamo, il cibo che coltiviamo, l’energia che utilizziamo e come essa mitiga l’impatto delle catastrofi naturali legate all’acqua. Tuttavia, sebbene esista una comprensione relativamente chiara del ruolo dell’acqua nella fornitura di servizi ambientali, le dinamiche della biodiversità e il suo ruolo specifico in quegli stessi servizi sono molto meno chiari. Di conseguenza, continuiamo a sottovalutare la biodiversità e pertanto non riusciamo a contrastarne il declino. Ciò è particolarmente vero per la biodiversità associata ai sistemi di acqua dolce, che sono fra i sistemi di vita più minacciati del pianeta. Nel prossimo futuro, è necessario adottare un nuovo approccio alla gestione dei rischi ambientali. Dobbiamo abbandonare l’approccio attuale, che si limita a contrastare gli effetti dei singoli problemi (i cambiamenti climatici oggi, l’acqua domani e, forse, la biodiversità l’anno prossimo), e concentrarci invece sulla radice del problema, riconoscendo l’importanza della diversità alla base del sistema.

La natura vista come un “capitale”

Il ciclo dell’acqua è un processo fisico, alimentato dall’energia del sole. L’acqua di mare evapora, le nuvole si condensano, la pioggia cade e i fiumi e le acque sotterranee rifluiscono nel mare: cosa c’entrano gli uccelli e le api con questo processo e cosa c’entra questo processo con noi? La risposta è: tutto. Chi ha una mentalità più imprenditoriale può rappresentare proficuamente questo legame mutuando i concetti economici di capitale sociale e flussi di utilità. 

Si pensi alla natura come a uno stock economico, ovvero un bene naturale o “capitale naturale”. Questo stock è composto da elementi non viventi (noti nel loro insieme come “geodiversità”) ed elementi viventi (noti nel loro insieme come “biodiversità”). Questi elementi viventi e non viventi si combinano per formare gli “ecosistemi”, comunità biologiche di organismi che interagiscono tra loro e con l’ambiente fisico che li circonda, come una foresta di conifere su suoli acidi o una prateria di ruppia nelle secche delle acque costiere. Nelle giuste condizioni questo capitale naturale, proprio come qualsiasi altra forma di capitale, può generare un flusso di utilità che ha valore per le persone. Questi flussi sono noti come “servizi ecosistemici” e comprendono gli alimenti e le fibre che amiamo consumare, i servizi che garantiscono la salute e il benessere di cui amiamo godere e i servizi ecologici che li supportano. Ognuno di questi servizi presenta un certo grado di valore per parti diverse della società. Alcuni possono essere importanti per il proprietario del bene naturale (per esempio, un agricoltore dipende dai servizi che fruttano il raccolto). Altri possono essere più importanti per la società in generale (una torbiera, per esempio, può fornire importanti servizi di regolazione del clima, che sono essenziali per la società nel suo insieme ma presentano un valore inferiore per il proprietario del bene) e altri ancora possono apportare benefici a tutti (per esempio, il servizio di protezione dalle inondazioni fornito da una foresta può avvantaggiare sia il proprietario del bene sia le comunità circostanti). 

Molte persone riconoscono che l’acqua è un elemento fondamentale dello stock di capitale naturale e che ha un ruolo nella maggior parte dei servizi che ricaviamo dalla natura. A costituire alcuni di questi servizi è l’acqua stessa: basti pensare ai flussi di acqua dolce utilizzati per bere o per raffreddare macchinari oppure alla rimozione dalla terra, operata dai fiumi, di sostanze inquinanti. Per altri servizi, l’acqua svolge un ruolo fondamentale: dalla coltivazione degli alimenti e delle fibre che consumiamo all’azione degli agenti atmosferici cui sono sottoposte le formazioni rocciose dei paesaggi che ci piace ammirare. Meno persone, però, riconoscono che per la generazione di servizi la biodiversità è altrettanto importante. Analogamente all’acqua, a fornire il servizio è talvolta un elemento specifico di biodiversità: si pensi, per esempio, ai geni fungini per gli antibiotici, alla varietà di piante e animali che mangiamo o alla quantità di predatori di insetti o animali nocivi su cui facciamo affidamento per tenere a bada le malattie. Ma proprio come l’acqua, la biodiversità gioca anche un ruolo fondamentale in quasi tutti i servizi che ricaviamo dalla natura. Ciò non significa che ogni servizio dipende dalla biodiversità: probabilmente, i minerali e i prodotti petrolchimici che estraiamo interagiscono poco con la biodiversità, perlomeno sulle scale temporali che ci riguardano oggi. Tuttavia, i servizi che vengono generati senza un certo livello di interazione con gli organismi viventi rappresentano un’eccezione alla regola.

Foreste e paludi sono infrastrutture naturali

Non dovrebbe sorprendere, dunque, che i servizi essenziali che associamo all’acqua coinvolgano anche la biodiversità. Il ciclo dell’acqua sarà anche un ciclo geofisico alimentato dal sole, ma raramente si verifica senza che prima o poi gli organismi viventi vi esercitino il loro influsso. Per esempio, uno dei principali servizi ecosistemici è l’approvvigionamento di acqua dolce per fornire acqua potabile e servizi igienico-sanitari. Ogni persona sul pianeta dipende da questi servizi. 

L’ “infrastruttura naturale” di foreste, paludi e golene e della biodiversità che le costituisce svolge un ruolo fondamentale nel ciclo dell’acqua che fornisce questi servizi. Le foreste, per esempio, giocano anzitutto un ruolo nel determinare dove cade l’acqua. La perdita di superficie forestale in Amazzonia è ormai tale da modificare visibilmente l’andamento delle precipitazioni regionali. Le infrastrutture naturali, inoltre, ricoprono un ruolo essenziale nella regolazione del flusso dell’acqua dopo che è caduta, dal momento che i terreni ricoperti da una vegetazione diversificata rallentano e regolano il flusso dell’acqua ed evitano le problematiche gestionali causate dai punti di massima e di minima dei flussi nelle aree urbane, dove l’acqua scorre direttamente su infrastrutture di cemento impermeabili. Trentatré delle 105 città più grandi del mondo ricavano l’acqua potabile da bacini imbriferi all’interno di aree forestali protette come parchi e riserve nazionali. La biodiversità entra poi in gioco anche nell’espulsione delle acque reflue dal sistema. Oltre l’80 percento delle acque reflue globali viene rilasciato nell’ambiente senza subire alcun trattamento e sono i processi naturali associati agli organismi viventi presenti nei sistemi fluviali a svolgere un ruolo essenziale nella scomposizione delle sostanze inquinanti, permettendoci di non intossicarci. Per questi e altri motivi, il settore dei servizi idrici è attualmente considerato uno dei primi dieci settori a dipendere dalla biodiversità sia direttamente sia in termini di filiera. 

Un settore che dipende in misura ancora maggiore dalla biodiversità è quello dell’agricoltura, dove gli organismi viventi svolgono un ruolo di primo piano nella regolazione dell’acqua, necessaria per coltivare i raccolti e allevare il bestiame da cui dipendiamo e per trattare le sostanze inquinanti scaricate nell’ambiente dai sistemi agricoli. L’agricoltura rappresenta il 70 percento del prelievo idrico globale e qualsiasi cambiamento nella fornitura e nel flusso di quest’acqua può avere conseguenze enormi. In Amazzonia, per esempio, se la deforestazione prosegue ai ritmi attuali, si prevedono periodi di siccità prolungati, che determineranno perdite annue per oltre 400 milioni di dollari nella produzione agricola.  Quello energetico è un altro settore fortemente dipendente dall’acqua e dalla biodiversità: il 90 percento della produzione mondiale di energia elettrica si avvale di processi a elevato consumo idrico. Queste dipendenze sono più chiare nel caso dell’energia idroelettrica, che genera circa il 16 percento dell’energia mondiale. La biodiversità della vegetazione e del suolo gioca un ruolo cruciale nella gestione del carico sedimentario dell’acqua dei bacini utilizzati da queste centrali elettriche: una funzione cui si può assolvere utilizzando la tecnologia, ma a costi notevolmente maggiori. I vantaggi della biodiversità dei bacini imbriferi per le società idroelettriche sono uno dei pochi casi in cui il valore della biodiversità viene riconosciuto e vi si agisce di conseguenza: esistono vari esempi di contratti di “pagamento per i servizi ecosistemici” tra le società idroelettriche e le comunità locali per gestire le foreste, per i vantaggi che forniscono ai servizi idrici da cui dipende la società. Entro il 2035 si prevede che i prelievi di acqua per la produzione di energia aumenteranno del 20 percento e i consumi dell’85 percento. Al fine di gestire gli effetti di questa domanda, sarà essenziale garantire di dare il debito peso alla biodiversità. 

Infine, la biodiversità svolge un ruolo essenziale nella mitigazione dei danni causati da calamità naturali. Si calcola che le perdite economiche annuali dovute a catastrofi meteorologiche (legate all’acqua nel 90 percento dei casi) oscillino tra i 250 e i 300 miliardi di dollari. La biodiversità può svolgere un ruolo essenziale nel mitigare i danni causati da tali eventi: per esempio, mangrovie, paludi e altri ecosistemi costieri giocano un ruolo importante nel proteggere le comunità e nell’attutire l’impatto delle catastrofi naturali. Secondo alcuni calcoli, per esempio, nel 2012 le paludi avrebbero evitato danni da alluvione per oltre 625 milioni di dollari in seguito al passaggio dell’uragano Sandy. Un recente rapporto del WWF sul contributo economico della natura all’economia globale ha evidenziato che, data l’estensione delle proprie coste, il Regno Unito è particolarmente esposto ai rischi derivanti dall’innalzamento del livello del mare, ma lo stesso rapporto l’ha definito uno dei paesi in cui gli investimenti basati sulla natura potrebbero avere uno dei maggiori impatti economici. È stato calcolato che proteggere le paludi costiere potrebbe far risparmiare al settore assicurativo 52 miliardi di dollari l’anno grazie alla riduzione dei risarcimenti per i danni provocati da mareggiate e inondazioni.

Il ruolo specifico nella generazione di servizi

La nostra comprensione del modo in cui l’acqua interagisce con altre parti del capitale naturale per generare servizi è piuttosto chiara. Non si può dire lo stesso della biodiversità, per molteplici ragioni. Innanzitutto, misurare la biodiversità è un compito pressoché impossibile: infatti, a differenza dell’acqua o del carbonio, è difficile quantificare la biodiversità con un valore unico. Il massimo che possiamo fare è misurare variabili come la varietà di un singolo taxon o la presenza di specie in via di estinzione. In secondo luogo, spesso non sappiamo nemmeno quali servizi prendere in considerazione: una ventina d’anni fa, per esempio, i servizi di stoccaggio del carbonio delle torbiere non destavano molto interesse, mentre oggi sono considerati estremamente importanti. In terzo luogo, ci mancano semplicemente gli strumenti per comprendere i percorsi infinitamente complessi coinvolti nella generazione dei servizi che per noi hanno valore. La scienza avrà anche accertato il ruolo di qualche gene o specie essenziale nella produzione di alcuni servizi, ma non potremo mai sperare di comprendere tutte le interazioni tra ogni singolo parassita, predatore e agente patogeno coinvolto in tutti i servizi che per noi hanno valore. Gli ecosistemi sono una versione ecologica di Jenga, il gioco in cui si impilano dei mattoncini e poi si tolgono uno a uno con lo scopo di non far crollare la torre. Ogni mattone di biodiversità nella torre dell’ecosistema gioca un qualche ruolo nella struttura generale del sistema, ma conoscere il contributo relativo di ciascun mattone è quasi impossibile. Alcuni mattoni possono essere tolti senza grandi conseguenze, ma più ne togliamo, più si indebolisce il sistema. Infine, vivendo in centri urbani al termine di complesse filiere, molti di noi sono ormai così disconnessi dalla biodiversità da aver semplicemente dimenticato l’esistenza di queste relazioni.

Ciò non significa che la scienza non abbia minimamente compreso il legame tra biodiversità e servizi ecosistemici. Si può fare qualche generalizzazione. La prima è che, in generale, una maggiore biodiversità (e geodiversità) comporta la generazione di una gamma di servizi più ampia. In relazione a ciò, una maggiore diversità comporta di norma una maggiore resilienza di un sistema al cambiamento (o, se il cambiamento avviene, una maggiore capacità di adattarvisi), dal momento che una maggiore diversità offre un maggior numero di possibili risposte. Tuttavia, una maggiore biodiversità non determina necessariamente l’aumento quantitativo di un singolo servizio. In agricoltura, per esempio, quantità maggiori di una coltura target vengono generate dalla produzione di monocolture a bassa diversificazione, che si concentrano sulla quantità di un servizio a spese della varietà e della resilienza di servizi da parte del sistema nel suo complesso. Di conseguenza, a dipendere maggiormente dalla biodiversità sono tendenzialmente i servizi di tutela e regolazione meno visibili, mentre i valori che vi sono associati tendono a essere quelli che avvantaggiano la società nel suo insieme piuttosto che gli individui che controllano i beni. 

Poiché l’acqua è misurabile, il suo ruolo nei servizi è piuttosto chiaro. Dal momento che a godere dei vantaggi sono generalmente le persone che gestiscono le risorse, siamo in grado di riconoscere l’importanza economica della gestione delle risorse idriche, che a sua volta ne incentiva una migliore gestione. Non si può dire lo stesso per la biodiversità, che rimane in gran parte economicamente invisibile e pertanto assente dalla maggior parte dei processi decisionali. Tuttavia, senza una solida argomentazione economica gli appelli a proteggere la biodiversità semplicemente non riescono ad avere sufficiente peso politico. Nonostante abbia la stessa importanza dell’acqua nella generazione dei servizi da cui dipendiamo per vivere e prosperare, alla biodiversità continua a essere accordata una scarsa priorità. Il risultato è una crisi della biodiversità che non ha precedenti nella storia dell’uomo: oltre un milione di specie, infatti, è a rischio di estinzione. A essere particolarmente vulnerabile sembra la biodiversità associata all’acqua. La perdita degli habitat di palude progredisce a una velocità tre volte maggiore rispetto a quella delle foreste. Dal 1970, il declino ha interessato l’81 percento delle popolazioni di specie palustri dell’entroterra e il 36 percento delle specie costiere e marine.

L’approccio delle imprese alle problematiche ambientali

Negli ultimi decenni, la comprensione e la gestione del rapporto delle imprese con l’ambiente hanno subìto una rapida evoluzione. Nell’ambito di una riforma generale del modo di percepire le questioni ambientali, sociali e di governance (ESG), molte imprese stanno passando da un approccio che considera una forte politica ambientale un semplice elemento accessorio all’interno di un programma di responsabilità sociale d’impresa a un approccio che lo ritiene sempre più parte integrante del modello imprenditoriale che aggiunge valore reale, gestendo le dipendenze e mitigandone impatti e rischi associati. Tuttavia, quando sono alle prese con una sfida di tale portata, di norma le imprese affrontano i problemi se e quando si presentano (innescati dalla pressione dell’opinione pubblica, dalle mosse della concorrenza o dalle nuove normative). I cambiamenti climatici sono a buon diritto la principale preoccupazione ambientale che il mondo si trova ad affrontare oggi, ma si sta rapidamente comprendendo che il prossimo rischio ambientale all’orizzonte sarà costituito dall’acqua. Qualcuno potrebbe obiettare che il prossimo rischio sarà la biodiversità, come dimostra la sua poco invidiabile ascesa tra i rischi globali individuati dal rapporto annuale del World Economic Forum. Ma questi problemi non rappresentano minacce separate: essi sono intrinsecamente connessi e sono sintomi diversi dello stesso fattore scatenante. Alcune imprese, effettivamente, affidano la responsabilità di ciascuna di queste problematiche a dipartimenti diversi, che se va bene operano in modo indipendente e se va male si contendono le risorse. Per risolvere il problema è necessario un approccio che tenga conto contemporaneamente di tutti gli aspetti del nostro capitale naturale, è necessario pensare in termini di scale geografiche e temporali differenti e, spesso, è necessaria una cooperazione intersettoriale.

Vi sono vari esempi di simili approcci. Molte imprese sono ormai coinvolte nello sviluppo di parametri precompetitivi e multistakeholder che integrano le questioni ambientali e sociali al di là della conformità normativa e vi è un crescente interesse per gli approcci paesaggistici o giurisdizionali che tentano di gestire le problematiche ambientali su scala ecosistemica in tutti i settori. Anche l’interesse per il valore delle “infrastrutture naturali” è in aumento. Eni Congo, per esempio, collabora da tempo per mantenere gli habitat integri e sani nell’ambito della gestione dei corridoi infrastrutturali. Le piogge torrenziali dei tropici causano inondazioni improvvise che possono provocare una rapida erosione del terreno esposto, compromettendo la stabilità ingegneristica dei substrati per importanti oleodotti e infrastrutture viarie. La vegetazione può prevenire questa erosione ed evitare notevoli costi di manutenzione o problemi di sicurezza come la deformazione o l’esplosione di oleodotti o i danni causati ai veicoli da strade sconnesse e buche. Attualmente Eni sta integrando nei suoi sistemi una gestione delle risorse idriche basata sugli ecosistemi per garantire la sostenibilità dell’acqua a disposizione della società e delle comunità in cui e con cui opera.

 

L’autore: Thomas Miles Maddox e Pippa Howard

Thomas Miles Maddox è esperto in materia ambientale ed economica, possiede qualifiche di alto livello in scienze economiche, ambientali e sociali. Attualmente Maddox è Natural Capital Hub Manager presso la Cambridge Conservation Initiative (Università di Cambridge).

Pippa Howard gestisce la collaborazione tra l’organizzazione benefica Flora e Fauna International e il settore aziendale, dirigendo programmi di consulenza e gestione della biodiversità. Pippa svolge il ruolo di mediatrice per permettere la collaborazione e la cooperazione tra aziende, governo e società civile al fine di affrontare le sfide pratiche e politiche della conservazione della biodiversità.