Bhutan monastero

Bhutan, felice e sostenibile

Un piccolo stato che può essere di esempio per il mondo.

di Media Duemila
19 maggio 2021
6 min di lettura
di Media Duemila
19 maggio 2021
6 min di lettura

Vi siete mai chiesti quale sia il paese più felice del mondo? Potrebbero essere molti, ma è uno solo quello che cerca la felicità della sua gente, adotta un approccio olistico allo sviluppo che equivale a istruzione, cure mediche, elettricità gratuite e, punta a preservare la natura: è il Bhutan.

Piccolo e virtuoso

Questo Stato piccolissimo, incastrato fra due giganti (Cina e India), si estende sul bordo orientale dell'Himalaya, e, con una popolazione di circa 754.000 persone e un territorio di 38.394 chilometri quadrati, punta a essere un esempio di buon governo secondo gli obiettivi ONU di sostenibilità. “Il mio Paese è unico, non solo perché uomini e donne vestono con abiti simili ma perché è una nazione a emissioni zero, dove crescita economica, sviluppo sociale e sostenibilità ambientale vanno avanti di pari passo” sono le parole estrapolate dal discorso di Tshering Tobgay, durante una TED Talk del 2016, quando in carica come Primo Ministro del Bhutan. Si può dire che il Bhutan abbia oggi uno degli ecosistemi più stabili del mondo e che non si siano registrati danni ambientali, anche per il fatto che è stato a lungo isolato: le foreste occupano circa il 75% del territorio e la costituzione impone che il 60% della superficie totale rimanga tale.

Misurare la felicità

Orgogliosa e protettiva delle sue tradizioni, questa piccola nazione ha aperto le sue porte al turismo solo negli anni '70 e dall’Occidente, ha unicamente adottato il concetto noto come l’Indice di Felicità Nazionale (Gross National Happiness Index), che si basa sulla premessa che il vero progresso della società umana avviene quando lo sviluppo materiale e spirituale si verificano insieme per completarsi e rafforzarsi a vicenda. Ciò si traduce nell’istituzione di un buon governo, su uno sviluppo socioeconomico sostenibile e sulla capacità di preservare la cultura e l’ambiente.

Gli economisti di tutto il mondo hanno da sempre sostenuto che la chiave della felicità fosse legata ai beni materiali, nel Bhutan invece, l’accumulo di ricchezza materiale non conduce necessariamente all’appagamento personale, principio già evocato dal re Jigme Singye Wangchuck, quando nel 1972, in un’intervista al Financial Times disse: "La felicità è più importante del Pil”. Questa filosofia è stata anche accolta dall’ONU, riconoscendo che il prodotto interno lordo non riflette adeguatamente la felicità e il benessere delle persone e che "la ricerca della felicità è un obiettivo umano fondamentale". Per i cittadini del Bhutan significa cercare di soddisfare le condizioni di una buona vita vissuta in equilibrio con la natura e le sue specie.

Precedere il cambiamento climatico

In concreto, il governo punta a uno sviluppo che non lasci indietro nessuno e con una particolare attenzione alla protezione dell’ambiente: il cambiamento climatico, infatti, sta sconvolgendo il fragile ecosistema del Bhutan: i ghiacciai si stanno sciogliendo, portando a inondazioni improvvise, le stagioni delle piogge sono più irregolari che significa scarsità di acqua durante le stagioni secche. Per contribuire a diminuire il gas serra del mondo, il paese sta raddoppiando le proprie norme ambientali, già abbastanza restrittive, per paura che la regione dell'Hindu Kush Himalaya, il terzo più grande deposito di ghiaccio del mondo dopo il Polo Nord e il Polo Sud, possa subire danni irreversibili.  Purtroppo, se gli attuali tassi di scioglimento aumentano, due terzi dei ghiacciai potrebbero scomparire entro la fine di questo secolo. Ecco perché Tshering Tobgay, oggi politico e attivo ambientalista, nella sua Ted Talk aveva già condiviso i timori per le conseguenze del cambiamento climatico e già lanciato un appello urgente per la creazione di un'agenzia intergovernativa a protezione dei ghiacciai che sciogliendosi avrebbero portato delle conseguenze catastrofiche a quasi due miliardi di persone nella terra, conosciuta anche come le torri d'acqua dell'Asia.

Il popolo del Bhutan, con la sua classe governativa, ha capito, prima di tutti, l’importanza di intervenire con azioni finalizzate a invertire la rotta del cambiamento climatico. Tra queste, con il supporto del WWF del Bhutan, l’iniziativa Biological Conservation Complex, avviata dalla Divisione per la conservazione della natura, Dipartimento dei servizi forestali, Ministero dell'Agricoltura. Programma che si occupa della conservazione a livello di paesaggio, al fine di preservare l’ecosistema e le specie del Paese. Nel Bhutan, quella idroelettrica è la principale fonte di energia e il principale motore della espansione dell'accesso all'elettricità. Tuttavia, il terreno montagnoso rende difficile l'estensione della rete nelle aree rurali remote dove si trovano circa 4.000 famiglie. Di conseguenza, il governo ha promosso progetti di energia rinnovabile off-grid, uno dei principali sforzi di sviluppo nell'ambito dei piani quinquennali della nazione, fornendo a circa 2.000 famiglie rurali case con sistemi di energia solare e riparandone altre 1.000.

Equilibrio ambientale

Qualche altra curiosità: il Bhutan produce elettricità rinnovabile dai suoi fiumi a scorrimento veloce e la esporta, non esistono semafori nelle città, viene privilegiato l’acquisto di auto elettriche e l’uso dei mezzi trasporto pubblico è raccomandato.  Lo Stato vuole raggiungere la neutralità carbonica e, grazie alle abbondanti foreste protette, arrivare ad assorbire più carbonio dall'aria di quanto ne rilascia. Il Bhutan sembra aver trovato l'equilibrio perfetto per prosperare, anche se negli ultimi anni, internet, la televisione via cavo, i telefoni cellulari e molte altre tecnologie moderne si sono diffuse, il desiderio di preservare i valori culturali e proteggere l'ambiente è rimasto alto. L’obiettivo della nazione è adattarsi alla globalizzazione per rafforzare l’economia, pur conservandone le tradizioni e culture millenarie.

L'autore: Media Duemila

Rivista di cultura digitale online, diretta da Maria Pia Rossignaud.