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Bentornati, boschi

L’impegno delle istituzioni con misure che mettono al centro la tutela delle aree boschive e la ridistribuzione di spazi verdi nei centri urbani.

di Maria Pia Rossignaud
22 settembre 2020
7 min di lettura
diMaria Pia Rossignaud
22 settembre 2020
7 min di lettura

Per combattere le emissioni di CO2, principali responsabili dei cambiamenti climatici, oltre a politiche mirate e cambiamenti radicali, servono gli alberi. Le foreste e le aree boschive, infatti, sono in questa lotta tra i principali alleati. Non è un caso se in tutto il mondo stia crescendo l’attenzione verso il patrimonio naturalistico.

Mentre altrove l’allarme cresce, in Italia il 2020 ha fatto segnare un dato storico: sul nostro territorio la superficie di queste aree non era così estesa da secoli. Lo rivela il rapporto Global Forest Resources Assessment (indicato anche con la sigla FRA 2020), messo a punto dalle autorità italiane e da poco pubblicato nell’ambito della revisione quinquennale del patrimonio forestale mondiale da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO). Secondo il gruppo trasversale di enti coinvolti nello studio, dal Ministero delle politiche agricole all’Istat, boschi e foreste si stanno riappropriando progressivamente delle campagne abbandonate andando ad occupare quasi 300 mila ettari in più.
Per dare un quadro generale, ad oggi questi occupano quasi il 40% della superficie nazionale, negli ultimi 5 anni l’aumento in percentuale è stato del 2,9%, ma nei trent’anni precedenti si trattava del 25% e negli ultimi ottanta addirittura del 75%. In altri termini, prima della Seconda Guerra Mondiale, in Italia c’erano due terzi di aree verdi in meno. Com’è possibile? Innanzitutto, la prima causa, è stata l’abbandono delle campagne. L’Italia fino alla metà del secolo scorso era un paese a vocazione contadina, il 60% degli abitanti viveva in zone rurali e la maggioranza della frutta e verdura consumate erano prodotte sul nostro suolo. In seguito, con l’avvento del cosiddetto boom economico, le campagne hanno iniziato a svuotarsi a favore delle città e i terreni lasciati, da incolti, si sono lentamente ritrasformati in boschi e foreste. Secondo alcune stime, bisognerebbe tornare indietro di alcuni secoli per trovare una superficie verde così estesa nella penisola.

La biodiversità che aiuta l’Italia

Va detto che questi boschi nuovi spesso sorgono nei pressi delle zone urbane e quindi sono più soggetti ai rischi dell’inquinamento o degli incendi. La loro gestione non è ancora stata sistematizzata e spesso si tratta di aree naturali senza un controllo diretto o meccanismi di protezione. Per fortuna, sempre secondo il rapporto FRA 2020, le nostre foreste sono molto ricche di biodiversità e come tali, in grado di assicurare una maggiore sostenibilità di tutte le forme di vita, rispetto a quelle, ad esempio, del Centro Europa, dove la diversità di specie appare minore. Inoltre, negli ultimi anni, sono state di grande aiuto al clima, poiché hanno dato un contributo fondamentale nell’assorbimento della CO2 permettendo all’Italia di rispettare i parametri sanciti dal protocollo di Kyoto.

Del resto, anche un ecosistema così florido non è immune ai grandi sconvolgimenti climatici che il pianeta sta attraversando negli ultimi anni. L’aumento delle temperature e dei fenomeni metereologici estremi hanno determinato siccità e incendi devastanti che hanno distrutto interamente larghe aree, come nel caso della tempesta Vaia nel 2018. L’ondata di incendi del 2017 per esempio, ha prodotto così tanta anidride carbonica da rendere nulla l’azione assorbente delle nostre foreste. Anche per questo, assistiamo a fenomeni interessanti che potremmo definire vere e proprie migrazioni. Alcune specie di piante si stanno spostando verso altre latitudini e altitudini alla ricerca di climi più freschi e umidi.

Tutelare la vitalità dei boschi

Così, le aree boschive italiane, per circa due terzi subtropicali, composte da querce, pini e altre specie mediterranee, e di faggi, per la parte temperata, si dimostrano dinamiche e adattabili. I nostri boschi hanno voglia di vivere come tutte le altre specie viventi che, generalmente, fanno pensare solo agli animali. Tutelare i nostri boschi vuol dire prendersi cura dell’aria che respiriamo e, di conseguenza, di noi stessi. Per fortuna le iniziative non mancano: la stessa UE ha dato il via a una serie di misure economiche e normative volte a proteggere e valorizzare le diversità di specie nelle aree naturali del continente.

Le linee guida sulle quali si basa questo ambizioso piano sono essenzialmente tre: trasformare almeno il 30 % della superficie terrestre e dell'ambiente marino d'Europa in zone protette gestite in modo efficace; ripristinare in tutta l'UE gli ecosistemi degradati, creando le condizioni per un cambiamento profondo, che metta in moto un nuovo processo finalizzato a garantire che gli Stati membri sostengano con politiche centri di conoscenze sulla biodiversità e partenariati.

La forestazione urbana riveste un ruolo di primo piano anche per il ministro dell’Ambiente italiano, Sergio Costa che ha dichiarato all’agenzia d’Informazione SIR: “i comuni sono il presidio di prossimità territoriale del Paese Italia, artefici di un nuovo modo di concepire il mondo dell’urbanizzazione”. Le parole sono sprono a porre particolare attenzione all’integrazione del verde nelle aree urbane, a diffondere l’idea che la piantumazione di alberi non deve essere soltanto un’azione utile a creare ombra nelle piazze o abbellire i viali del centro. Fortunatamente oggi da più parti si palesa già una presa di coscienza forte, ne sono testimoni i numerosi progetti nati nelle città, come Forestami, che nell’area metropolitana e comunale di Milano intende portare a tre milioni il numero di nuovi alberi e arbusti entro il 2030.

Spesso nei contesti urbani i problemi principali sono legati alla disponibilità di terreni, per questo progetti come quelli dell’architetto Stefano Boeri sono sempre più importanti. Per esempio, il Prato Urban Jungle (giungla urbana) si basa su una nuova concezione degli spazi aperti e delle aree verdi della città, dove la natura è uno strumento attivo per la salvaguardia della salute dei cittadini.

I comuni sono il presidio di prossimità territoriale del Paese Italia, artefici di un nuovo modo di concepire il mondo dell’urbanizzazione

di Sergio Costa, ministro dell’Ambiente

Più verde nelle città

Del resto, come ha osservato in un’intervista al Sole24Ore Enrico Pompei, responsabile dell’Ufficio politiche forestali nazionali e internazionali del Ministero delle politiche agricole (Mipaaf): “Lo spazio si può trovare nella forestazione urbana e periurbana, progettando e realizzando le cosiddette biocities. È una grande sfida che consentirà di piantare milioni di alberi mitigando le ondate di calore nelle zone urbane, in più potremmo creare anche nuove opportunità di lavoro”.

La foresta, cuore della biodiversità

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