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L’abbondanza di energia, anche per l’ambiente

Su tutti per ora vince il gas: i prezzi bassi hanno reso il suo utilizzo più conveniente, dunque il consumo cresce mentre rallenta il carbone.

di Davide Tabarelli
05 marzo 2020
5 min di lettura
diDavide Tabarelli
05 marzo 2020
5 min di lettura

Non c’è mai stata tanta energia nel mondo come in questo inizio del nuovo decennio, con una domanda che, seppur rallentata, salirà ancora, ad un nuovo record verso i 15 miliardi di tonnellate equivalente di petrolio, 5 in più rispetto a 20 anni fa. Grazie alla tecnica l’offerta di energia cresce più della domanda e la conseguenza è che c’è abbondanza e i prezzi scendono, con effetti positivi anche per l’ambiente. È soprattutto il gas naturale che in tutto il mondo é più colpito. Il suo mercato è diventato globale grazie al commercio dei carichi di gas naturale liquefatto (GNL) in grado di spostarsi da una parte all’altra del globo in base alla maggiore o minore convenienza dei prezzi. Nell’ultimo anno la capacità di esportazione di GNL è complessivamente aumentata, nonostante il rallentamento della domanda. Le nuove esportazioni arrivano soprattutto dagli USA, dove è entrata pienamente in funzione la nuova capacità di esportazione di GNL su cui si è investito negli anni scorsi per trovare sbocco all’esplosione della produzione interna dello shale gas da fratturazione idraulica, o fracking, la grande rivoluzione dell’industria energetica di questi anni. Le esportazioni USA di GNL sono salite del 50%, a 45 miliardi di metri cubi nel 2019, su un mercato globale di 450 miliardi di metri cubi di GNL. Gli USA, per capacità di esportazione, sono diventati i primi al mondo, superando il Qatar e l’Australia, paesi che hanno contribuito anche loro con maggiori esportazioni. A fronte di prezzi sempre più bassi negli USA, il fracking non trova sosta nella sua costante crescita, destinata a salire ulteriormente secondo le previsioni.

Il caso Europa

Gran parte dei nuovi carichi sono arrivati in Europa, l’area che più dipende da importazioni per i suoi consumi. Qui i prezzi sono scesi a 9€ per megawattora, valore di due terzi inferiore rispetto ai picchi minimi toccati solo un anno e mezzo prima, nel settembre 2018, quando arrivarono a 28 €/MWh. Oltre alle importazioni dagli Stati Uniti, l’eccesso europeo trova origine in una domanda che è debole per due ragioni fondamentali: la forte frenata dell’industria per il rallentamento dell’economia e il clima mite degli ultimi due inverni che ha lasciato gli stoccaggi quasi pieni. A ciò si sono aggiunte le maggiori esportazioni della Russia, soprattutto via tubo, ma anche via GNL dal nuovo grande terminale realizzato a Yamal sul mar Artico. Complessivamente nel 2019 la Russia ha battuto un nuovo record di esportazioni di gas verso l’Europa ad oltre 200 miliardi di metri cubi, oltre un terzo della domanda totale dell’intero continente.  Quest’inverno non si sono verificati problemi nel transito via tubo in Ucraina, dove passa gran parte della capacità di trasporto della Russia verso l’Europa. Peraltro il gasdotto Nord Stream 1 attraverso il Baltico, che evita l’Ucraina, ha funzionato regolarmente, mentre a Sud, ad inizio gennaio 2020, è arrivato in Europa il primo gas attraverso il Turkish Stream.

Il calo del carbone

Sotto il profilo ambientale, l’aspetto più interessante è che i bassi prezzi hanno reso conveniente l’impiego del gas al posto del carbone in numerose centrali elettriche europee, complice anche un prezzo della CO2 che si è mantenuto alto oltre i 22 €. Nel mercato elettrico più importante d’Europa, quello tedesco con una produzione di quasi 650 miliardi di chilowattora, più del doppio dell’Italia, finalmente si è vista una significativa flessione del carbone.  Qui, da più di un secolo, il carbone, sia quello di importazione che quello prodotto internamente, la lignite, copre gran parte dei consumi per produzione di elettricità, con una quota, scesa negli ultimi anni, al 38% nel 2018. L’anno scorso si è avuto il più forte crollo mai registrato, con un calo di quasi un terzo dei consumi, dovuto soprattutto alla convenienza del gas. Un aiuto importante l’ha dato anche la costante crescita della produzione da fonti rinnovabili, in particolare dal vento, combinata con il gas a buon mercato.. Stando ai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, nell'Unione europea la produzione delle centrali a carbone è diminuita di oltre il 25% nel 2019, mentre la produzione a gas è aumentata di quasi il 15%, superando per la prima volta il carbone. Al tempo stesso le emissioni di CO2 sono calate del 5%.  Negli ultimi vent’anni in Germania, come nel resto d’Europa, si sono susseguite numerose politiche per ridurre le emissioni di CO2, ma nulla ha avuto la stessa efficacia dei prezzi bassi del gas del 2019. Quello che sta accadendo in Europa ripete l’esperienza degli USA, dove da anni il carbone sta arretrando nella generazione elettrica, perché non è conveniente rispetto al gas grazie al continuo aumento della produzione da fracking. Queste dinamiche sono significative per tutti i tentativi di ridurre le emissioni di CO2. Il mercato a volte funziona molto bene, e anche l’ambiente può trarne grande vantaggio.

L'autore: Davide Tabarelli

È presidente e cofondatore di Nomisma Energia, società indipendente di ricerca sull’energia e l’ambiente con sede a Bologna. Ha sempre lavorato come consulente per il settore energetico in Italia e all’estero, occupandosi di tutti i principali aspetti di questo mercato. Pubblica sulle principali riviste dedicate ai temi energetici.