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Il succo della circolarità

Grandi iniziative per un’economia sostenibile: dal bar che ricicla le bucce di arancia, la gestione sostenibile delle foreste ai progetti a rifiuti zero.

di Maria Pia Rossignaud
09 luglio 2020
10 min di lettura
diMaria Pia Rossignaud
09 luglio 2020
10 min di lettura

Ogni anno, nei mesi di marzo e di aprile, si festeggiano insieme due importanti giornate: la giornata mondiale del riciclo (Global Recycling Day), giunta alla sua terza edizione, e la Giornata della Terra (Earth Day), istituita nel lontano 1970. Quest’anno, in particolare, entrambi gli anniversari hanno dato molto spazio al concetto di economia circolare associato agli scarti organici che, attraverso la pratica delle “3 erre” vale a dire riutilizza, ricicla e riduci, evita che tonnellate di cibo vadano a finire diritte in discarica. La giornata del riciclo è perciò un appuntamento relativamente giovane, nasce nel 2018 grazie alla Global Recycling Foundation, per celebrare questa pratica, allo scopo di preservare le risorse naturali, diminuire le emissioni di CO2 e assicurare un futuro al nostro pianeta.

Riciclare è una delle azioni alla base dell’economia circolare. L’obiettivo è quello di non buttare via gli oggetti dopo un solo utilizzo, ma reintrodurli nell’uso quotidiano sotto una nuova forma. Un processo difficile ma non impossibile da realizzare. Come per esempio nel caso di Feel the Peel, il Circular juice bar ideato dallo studio di architettura Carlo Ratti Associati (CRA), in collaborazione con Eni, che permette di bere la spremuta di arancia in un bicchiere composto dalla propria buccia.

Questo gigantesco spremiagrumi, alto 3,10 metri, sembra una struttura magica sormontata da una spettacolare cupola di arance (circa 1.550), che scendono una dopo l’altra lungo dei binari, ogni volta che si ordina una spremuta. I frutti cadono quindi nella spremitrice, che taglia le arance in due per estrarne il succo. Le bucce, invece, cadono nella parte inferiore della macchina, dove si accumulano. Una volta essiccate, vengono polverizzate e miscelate con acido polilattico (PLA), un polimero di origine vegetale. Il composto alimenta successivamente una stampante 3D che produce i bicchieri dando una nuova vita alle scorze del frutto, che prima d’ora erano semplicemente scarti. Questa creazione ha avuto una grande risonanza anche perché in linea con le raccomandazioni degli esperti che hanno animato le due giornate dedicate al mondo e alla sua salvaguardia e in conformità con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Eni.

"Il principio di circolarità è un must per la realizzazione degli oggetti di oggi —afferma Carlo Ratti, socio fondatore del CRA con sede a Torino e direttore del Senseable City Lab presso il Massachusetts Institute of Technology—. Con Eni, abbiamo lavorato per mostrare la circolarità in un modo particolarmente tangibile. La macchina ci aiuta a capire come le arance possono essere utilizzate non soltanto per il loro succo ma nella loro integrità. Le prossime iterazioni di Feel the Peel potrebbero includere nuove funzioni, come la stampa di tessuti per abbigliamento provenienti anch’essi dalle fibre delle bucce d'arancia” aggiunge l’architetto.

Feel the Peel è anche un brevetto, presentato per la prima volta in occasione del 40° Meeting di Rimini per l'amicizia tra i popoli alla fine di agosto dello scorso anno. La CRA aveva già collaborato con Eni, per lo sviluppo di una struttura architettonica a base di micelio, radice fibrosa dei funghi, presentata alla Milano Design Week 2019. L'installazione, che ha preso poi il nome di The Circular Garden, ha spinto l’utilizzo del micelio nel design, come esempio del processo di trasformazione e riutilizzo dell’economia circolare: nato dalla terra, una volta finita la sua funzione di utilità, ritorna ad essa. Negli ultimi anni, il micelio è stato impiegato per imballaggi sostenibili e piccoli oggetti simili a mattoni.

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SUPERFACTS - Arance circolari

Il meno che crea valore

Sprecare meno è ormai una pratica comune anche in Italia, come emerge dai dati del Rapporto 2020 Waste Watcher presentato al ministero della Salute il 5 febbraio 2020. “Una consapevolezza che cresce finalmente anche nel nostro Paese, perché il 66% degli italiani ritiene ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell’ambiente e dell’uomo”, —ha affermato Sandra Zampa, sottosegretaria al Ministero della Salute. Pensare ai rifiuti come a delle risorse da sfruttare, non più come a qualcosa da eliminare: è un approccio che valorizza la sostenibilità e combatte gli sprechi, salvaguardando così l’eccessivo consumo delle risorse naturali.

Deforestazione addio

La deforestazione globale, la distruzione degli ecosistemi, degli habitat e la crisi climatica sono ritenute dagli scienziati causa di trasmissione e diffusione dei virus, delle malattie ed anche dei principali problemi che danneggiano l’ambiente. La fase di stasi attuale rispetto al disboscamento planetario legata al rallentamento delle attività produttive ha evidenziato ancora una volta la necessità di sostenere l’economia circolare. Come evidenziato nel Programme for Endorsement of Forest Certification (PEFC), sistema di certificazione per la gestione sostenibile delle foreste, presentato durante l’ultima edizione della Giornata della Terra dell’Onu, abbassare i livelli di guardia rispetto alle politiche di protezione ambientale è un rischio che non possiamo correre. Nel corso della grande maratona internazionale (193 i Paesi collegati), celebrata in diretta streaming a seguito del lockdown, è stato rilanciato un appello che possa garantire l’impegno per la tutela delle risorse naturali e ambientali, a difesa della salute, della sicurezza generale e dell’attuale crisi climatica a livello mondiale.

“Lo sfruttamento non sostenibile del patrimonio forestale è tra le cause principali degli squilibri ambientali del nostro Pianeta e alcune delle più gravi malattie infettive che l’uomo deve affrontare oggi ne sono un’ulteriore conseguenza. Nelle aree tropicali, le pratiche di deforestazione e compravendita della cosiddetta bushmeat, la carne di animali del bosco, hanno di fatto facilitato il contatto tra uomini e animali selvatici, favorendo il fenomeno dello spillover (virus che dagli animali si trasmette all’uomo)” è il commento di Antonio Brunori, segretario generale della PEFC-Italia. La ONG è basata sul mutuo riconoscimento degli standard nazionali di gestione forestale sostenibile rispetto al degrado forestale e alla deforestazione selvaggia degli anni Novanta. Oggi l’organizzazione registra un notevole miglioramento in termini di protezione e di regolamenti in materia di disboscamento.

Tuttavia, dal 2018 in poi, in determinate aree geografiche tra cui l’Indonesia, paese con il più alto tasso di deforestazione al mondo atto a favorire l'industria dell'olio di palma, è stata persino riscontrata una attenuazione delle conseguenze legate ai reati ambientali. Nonostante la pandemia in corso, l’INPE, (Istituto di Ricerca Spaziale Nazionale Brasiliano) ha rilevato che nella Amazzonia brasiliana, nel solo mese di marzo, sono stati disboscati 327 chilometri quadrati di foresta pluviale. “Questa pandemia —aggiunge Brunori— cambierà gli equilibri economici, ma credo che le conquiste fatte fino ad oggi in termini di leggi a tutela delle foreste, non subiranno un passo indietro. Molte teorie ci dicono che la pandemia è avvenuta per la deforestazione, una allerta che conosciamo da anni, ma alla quale non abbiamo finora prestato sufficiente attenzione. Ora abbiamo gli strumenti per poter ripartire con maggiore consapevolezza, rimettendo al centro la nostra salute e quella del Pianeta, a partire da ciò che è parte cruciale e attiva dell’ambiente che ci circonda: i nostri alberi".

Zero rifiuti, zero sprechi

La grave deforestazione e la crescente promiscuità tra le società urbanizzate e le specie selvatiche, come ad esempio cinghiali e volpi che muovono verso i nostri centri urbani alla ricerca di rifiuti alimentari, accentua ulteriormente il vecchio fenomeno millenario del salto del virus all’uomo. L’Italia anche sul fronte del Green Deal europeo, parte avvantaggiata, con un consistente calo, rispetto all’ultimo decennio, di rifiuti alimentari pro-capite (126 kg annui) del 16% inferiore rispetto alla media europea. Secondo ulteriori dati riportati da Andrea Segrè, fondatore del progetto Spreco Zero 2030, iniziativa la cui finalità primaria è quella di esercitare un’azione di sensibilizzazione rispetto agli obiettivi fissati dall’ONU sullo sviluppo sostenibile del pianeta, offre un contributo all’abbattimento delle emissioni inquinanti e dei rifiuti alimentari pro capite da attuare entro il 2030. Lo smaltimento in Italia dei rifiuti impropri, comunemente degli sprechi, risulta infatti produrre 9,5 milioni di tonnellate CO2 con un conseguente impoverimento del terreno pari a 7.920 ettari. Senza tali sprechi inoltre, le emissioni di CO2 potrebbero ulteriormente calare del 15%. Con queste prospettive, il progetto si traduce in una importante campagna nazionale che si batte per la riduzione dei rifiuti alimentari nel mondo e contro i cambiamenti climatici.

Se, come dice la Fondazione per il riciclo globale, i materiali riciclati sono la settima risorsa del nostro pianeta (oltre a minerali, acqua, aria, gas naturale, petrolio e carbone) Feel the Peel è un esempio che va seguito perché secondo uno studio del Bureau of International Recycling il recupero delle risorse evita l’emissione di più di 700 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Quindi riciclare significa contribuire a contrastare i grandi cambiamenti climatici in atto, garantisce un risparmio sul consumo di nuova materia prima, evita che i rifiuti vengano stoccati e dimenticati nelle discariche, impedisce l’inquinamento e permette anche un risparmio per tutti.

Una foto per una raccolta differenziata perfetta

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