1182292799

La sostenibilità fa gola

Un’alimentazione più sostenibile con il consumo di cibi a basso impatto ambientale.

di Andrea Daniele Signorelli
18 novembre 2020
7 min di lettura
di Andrea Daniele Signorelli
18 novembre 2020
7 min di lettura

Che cos’hanno in comune la carne, gli zuccheri e le farine raffinate? Come segnala The Lancet, innanzitutto il fatto di essere alcuni dei cibi più nocivi per la salute umana. Questi stessi alimenti sono però anche i peggiori dal punto di vista dell’impatto ambientale. I numeri non lasciano dubbi: l’allevamento dei bovini causa circa il 18% delle emissioni di gas serra. Questa percentuale sale notevolmente se si prendono in considerazione anche gli altri tipi di allevamento (polli, maiali e pesci), raggiungendo addirittura il 37%.

Mangiare in maniera più sostenibile

Non solo: l’industria della carne fornisce all’essere umano solo il 18% delle calorie necessarie, ma per questo contributo, tutto sommato modesto, richiede l’utilizzo dell’80% delle terre coltivate nel mondo. Per un chilo di carne di mucca servono inoltre dieci chili di grano e (secondo alcune stime) oltre 5mila litri d’acqua. Per quanto riguarda invece le farine e lo zucchero, è lo stesso WWF a evidenziare come, in termini di consumo idrico e inquinamento, l’impatto ambientale della produzione di questi alimenti sia particolarmente preoccupante. La logica conclusione di tutto ciò può essere soltanto una: passare a un’alimentazione più sana significa anche mangiare in maniera più sostenibile, favorendo cibi dal basso impatto ambientale. È quindi anche da un nutrimento più attento che passano le nostre chance di salvare il pianeta: come dobbiamo mangiare allora, per garantire un futuro alla Terra? E di conseguenza, come diventerà il cibo di domani? 

Attenzione alle bevande in polvere

Alcune sperimentazioni (e anche alcuni prodotti effettivamente entrati in commercio) sembrano far pensare a un futuro sostenibile dal punto di vista alimentare che comporti l’addio ai piaceri della buona cucina. Cibi di qualità vengono sostituiti da pillole in grado di fornire l’apporto calorico e nutritivo necessario senza passare neanche un minuto ai fornelli. Per non parlare delle bevande in polvere da mescolare con acqua per ottenere solo ed esclusivamente le sostanze di cui il corpo umano ha bisogno (a partire da proteine e vitamine). Effettivamente questi prodotti hanno spesso una bassissima impronta ambientale oltre a essere etici dal punto di vista animalista.

Ma vanno bene anche per la nostra salute? Al di là del fatto che stare a tavola sia una delle gioie della vita, il problema di questi prodotti è che non sembrano sempre essere l’ideale nemmeno per il nostro benessere fisico. L’esperta di alimentazione Joanna Blythman ha infatti sottolineato come all’interno di questi prodotti spesso ci sia la presenza di dolcificanti molto forti. D’altra parte, questi alimenti sembrano essere pensati soprattutto per adattarsi a una vita frenetica che rende complesso prendersi del tempo per pranzare o per preparare con calma la cena.

Le alternative alla carne

L’obiettivo di questi sostituti degli alimenti tradizionali, quindi, non è tanto quello di farci mangiare sano o di salvaguardare il pianeta, ma di andare incontro alle necessità, soprattutto delle nuove generazioni, di ridurre al minimo possibile i tempi necessari a consumare i pasti. Se vogliamo cercare davvero i cibi che combinano attenzione all’ambiente e salute dobbiamo quindi guardare altrove. Da questo punto di vista, le alternative all’alimentazione tradizionale (in cui la carne, soprattutto in Occidente, ha un ruolo così importante) sono soprattutto due. La prima si trova già da qualche tempo sugli scaffali dei supermercati ed è ormai presente anche in Italia: sono gli hamburger di origine vegetale di ultimissima generazione.

La più nota tra queste alternative alla carne è Impossible Burger (a cui si aggiungono Incredible Burger e Beyond Meat), alimento che sfrutta l’eme (la molecola ferrosa parte dell’emoglobina) per rendere la carne vegetariana simile nel sapore e nell’aspetto a un hamburger classico. La versione 2.0 utilizza anche soia e patate per la consistenza, mentre l’olio di girasole e il cocco imitano il grasso. A dire la verità, Impossibile Burger a livello salutare è simile alla carne di manzo che mangiamo di solito. Per il pianeta, però, la sua diffusione potrebbe essere una notizia molto positiva: per produrre un chilo di questa carne vegetariana si usa l’87% di acqua in meno, il 96% di terra in meno e si producono l’89% di emissioni in meno.


La carne vegetariana sostenibile di Beyond Meat e Impossible Burger.

L’ingegnerizzazione del cibo

Un secondo processo che potrebbe aiutarci nel percorso che porta alla liberazione, o quanto meno alla forte limitazione, della carne va sotto il nome di ingegnerizzazione del cibo. Di che si tratta? Per capirlo, è meglio partire da un test risalente al 2018: alcuni ricercatori australiani hanno progettato una banana ricca di provitamina A, solitamente assente in questo frutto, se non in una particolare variante originaria della Papua Nuova Guinea (di cui infatti sono stati utilizzati i geni).

Un alimento modificato geneticamente in questo modo può avere una straordinaria importanza in paesi dove questo frutto è un elemento portante della dieta nazionale. In Uganda per esempio, è possibile migliorare le condizioni alimentari della popolazione arricchendo la banana con la provitamina A. Le applicazioni potenziali sono ovviamente molto più varie. Nel complesso riguardano la possibilità di potenziare l’apporto nutritivo di frutta, cereali e verdura. L’aggiunta di proteine, omega-3, ferro e altro serve a facilitare l’abbandono della carne e quindi a salvaguardare il pianeta. Queste pratiche di ingegnerizzazione del cibo sollevano però non poche perplessità, venendo spesso viste come una pesante intromissione dell’essere umano in processi naturali. I critici sostengono che potrebbero essere, come minimo, poco rispettose nei confronti dei frutti della Terra e magari anche nascondere qualche ignoto pericolo.

La natura come piace a noi

Le cose, in verità, sono molto diverse: come spiega BBC Science, già oggi mangiamo frutta e verdura che non hanno più nulla a che vedere con le varianti originali. Le carote non erano arancioni ma bianche e molto più piccole, le angurie erano amare, le pesche erano delle dimensioni delle ciliegie e così via. Peggio ancora: le varianti che mangiamo oggi hanno circa un terzo di vitamine in meno.

Tutto questo è avvenuto perché l’uomo, pur senza usare tecniche avanzate di editing genetico, ha coltivato selettivamente frutta e verdura per migliaia di anni, modificandole così radicalmente da rendere le loro varianti selvatiche delle versioni a noi sconosciute. In poche parole, è dalla rivoluzione agricola del Neolitico che ingegnerizziamo il cibo per adattarlo alle nostre necessità e ai nostri gusti. Dovremmo davvero farci degli scrupoli proprio quando l’editing genetico degli alimenti si presenta come una delle strade più promettenti per la sostenibilità del nostro pianeta?

L'autore: Andrea Daniele Signorelli

Giornalista freelance, scrive di Nuove Tecnologie, Politica e Società.