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Fiori da riciclare

Possono i fiori, simboli di bei sentimenti e ricordi diventare una minaccia per l’ambiente? La risposta è sì. Ma una soluzione c’è.

di Eni Staff
05 febbraio 2020
4 min di lettura
diEni Staff
05 febbraio 2020
4 min di lettura

Un fiore che appassisce in una casa o in un ufficio è un piccolo affare domestico, di semplice soluzione. Ma proviamo a immaginare che cosa può accadere se i fiori appassiti non sono qualche bel mazzo disposto tra quattro mura, ma qualche decina di tonnellate, stesi religiosamente sulla superficie di un lentissimo fiume che scorre innanzi ad un tempio. Proviamo a immaginare, giusto per fare un esempio tanto reale quanto concreto, che cosa accade ogni anno, dal 6 al 14 aprile, in occasione del Chaitra Navratri, a Ujjain, nello stato indiano del Madhya Pradesh, quando il fiume Shirpa viene letteralmente coperto da molti milioni di fiori votivi lasciati a galleggiare innanzi al tempio di Mahakaleshwar. Anzi, proviamo a immaginare che cosa succede finite le cerimonie. I fiori si decompongono, ovviamente. E, una volta rilasciati sulla superficie del fiume, costituiscono una seria minaccia ambientale, vuoi per il loro sia pur limitato carico di fitofarmaci, vuoi per le materie organiche che risultano dalla loro decomposizione, che contribuisce alla proliferazione delle alghe che, a loro volta, provocano una riduzione dell’ossigeno disciolto nelle acque, mettendo così in pericolo la fauna acquatica.

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Erano fiori: possono diventare profumi ed energia

I fiori putrefatti sono un serio problema per molti dei grandi fiumi che solcano l’India. Sono dei nidi di microbi e di effluvi nauseabondi e contribuiscono alla propagazione di numerose malattie infettive. Eppure, questi fiori rappresenterebbero anche un formidabile potenziale economico. Gli oli essenziali di fiori come la rosa, la champaca o il gelsomino sono infatti molto ricercati per la produzione di profumi, cosmetici o bastoncini di incenso. Non solo: con i fiori appassiti si possono realizzare pigmenti e tinture, sciroppi e acidi organici, biogas e biocarburanti. Si possono realizzare composti di eccellente qualità adatti alla fertilizzazione di colture ad elevato valore aggiunto ovvero per concimare i giardini degli stessi templi. Sfruttando i fenomeni di decomposizione si può produrre combustibile con il quale generare elettricità nelle zone più isolate del paese. Insomma: le idee per recuperare le risorse nascose in un fiume di fiori appassiti sono numerosissime. E ora qualche cosa si sta muovendo in questa direzione: in alcune regioni del paese sono state avviate attività per riciclare in vario modo queste risorse.

Gli esperimenti indiani

Alcuni templi sono ormai all’avanguardia in questo senso. Ad esempio, al tempio Siddhivinayak Ganapati hanno iniziato a raccogliere i garofani utilizzati durante le cerimonie per estrarne i pigmenti utili per colorare i ladoos, i dolcetti di farina e sciroppo di zucchero, e per produrre le polveri colorate che si adoperano per disegnare il bindi e il sandoor, il classico disco tra gli occhi e la riga all’attaccatura dei capelli che le donne sono solite portare. I fiori che quotidianamente i fedeli depongono ad Ajmer Sharif, nel Rajastan, uno dei luoghi di culto più famosi dell’India, vengono raccolti ed utilizzati per produrre compost: due macchinari, offerti dalla società mineraria Hindustan Zinc, che opera nella regione, permettono di produrre 25 chilogrammi di compost di elevata qualità per ogni quintale di fiori appassiti.

 

India Maha Kumbh

Analogamente, la Coal India LTD ha avviato due impianti presso i templi di Dakshineswar Kali e di Babadham a Deogar, nel Jhrkhand, per la produzione di fertilizzanti biologici. A Delhi, otto luoghi di culto si sono dotati di macchine che permettono di riciclare le offerte di fiori per produrre compost, mentre, per combattere l’inquinamento del Gange, la società HelpUsGreen ha convinto numerosi templi di Kanpur e delle regioni limitrofe a raccogliere i fiori appassiti e a conferirli ad una nuova piccola impresa che produce bastoncini d’incenso.Per il momento si tratta di casi esemplari, ma diverse associazioni non governative ed alcune imprese si stanno ormai muovendo in questa direzione e contano di coinvolgere le autorità regionali con l’obiettivo di arrivare ad un più diffuso riutilizzo dei fiori, anche col supporto del ministero dell’Ambiente.