1180754458

In prima linea sulla via del cambiamento

La plastica sta vivendo un processo di trasformazione che passa attraverso lo sviluppo di tecnologie innovative e il riciclo.

di Daniele Ferrari
05 febbraio 2020
9 min di lettura
diDaniele Ferrari
05 febbraio 2020
9 min di lettura

Questo articolo è tratto dal numero 40 di We "Safe & Circular". Leggi il magazine

La necessità di ottemperare agli impegni assunti a livello internazionale a favore della salvaguardia ambientale del pianeta, espressamente sanciti nel quadro degli accordi assunti a Parigi nel 2015 in occasione della COP21, ha incoraggiato sempre di più la comunità internazionale a recepire modelli di sviluppo sostenibile. Un impulso divenuto non più prorogabile e che si concretizza, inoltre, nella scelta, operata da parte di molti paesi, Europa in testa, di aderire ai principi dell’Economia Circolare. La teoria alla base di questo schema è solida, diffusa e ben nota: ora è giunto il momento di passare alla pratica. Il vecchio continente è determinato a giocare un ruolo di primo piano per implementare al meglio questo modello, impegnandosi a fare da battistrada per produrre, quanto prima possibile, vantaggi per i cittadini e le imprese sotto forma di nuovi posti di lavoro, politiche sociali e modelli di consumo più sostenibili. Le possibilità di raggiungere obiettivi così ambiziosi implica l’esigenza di giocare alla pari sul piano internazionale. Oggi i consumatori sono bersagliati da statistiche, soprattutto per quanto riguarda il problema dei rifiuti di plastica negli oceani;riviste, documentari, social media, televisione e radio non fanno che ribadire l’allarme di cui il mondo dovrebbe preoccuparsi. Eppure, le spiagge sono inquinate da rifiuti di ogni tipo: bottigliette, lattine, mozziconi di sigaretta, ecc. Non è più ammissibile che la spazzatura finisca in mare solo perché il pubblico non è sensibilizzato o il trattamento dei rifiuti non è sufficiente. Tuttavia, mentre gli obiettivi di questa sfida sono chiarissimi, il processo per raggiungerli è lungo e complesso e, soprattutto, vincolante. Inoltre, esso richiede una mentalità nuova a livello tanto di industria quanto di scelte sociali e individuali di consumo. Dall’Earth Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui l’impronta ecologica dell’uomo supera la capacità rigenerativa degli ecosistemi, al cambiamento climatico, dall’inquinamento marino al trattamento dei rifiuti, la transizione è inevitabile e per metterla in atto è necessaria una strategia in grado di riscrivere completamente le regole di gioco.

La chimica può essere leva di cambiamento

L’industria chimica dispone di tutti i mezzi per guidare questa trasformazione e affermare il proprio ruolo di leader in termini di soluzioni sostenibili innovative, perché fungerà da apripista nella creazione di un’economia più circolare su scala mondiale. Tutto il settore si presenta come attore indispensabile per coronare di successo il cammino di transizione verso un sistema economico e produttivo alternativo alla tradizionale impostazione lineare. Infatti, oltre a trovarsi al centro di quasi tutte le filiere industriali e a costituire un fattore di innovazione, gioca un ruolo anche nello sviluppo di soluzioni sostenibili che prendono in considerazione il quadro obiettivo degli aspetti ambientali, economici e sociali. In altre parole, è un fornitore di tecnologia, in grado di sviluppare nuovi processi e prodotti per migliorare l’efficienza e la circolarità, elementi che si rivelano a propria volta essenziali per essere competitivi. In particolare, il settore della plastica sta già affrontando questa nuova sfida. Vari “progetti circolari”, tuttora in essere, hanno la possibilità di acquistare slancio, mentre per rispondere all’appello dell’Europa sono in fase di sviluppo molte altre iniziative. Trasformare i rifiuti di materie plastiche in una risorsa preziosa dà nuova vita al settore, senza contare che per soddisfare i nuovi andamenti di mercato potrebbero nascere nuovi prodotti sempre più sostenibili. In molti casi la plastica è l’opzione migliore in termini di impatto ambientale complessivo, anche se sussiste comunque un ampio margine di miglioramento grazie all’eco-design di prodotti e a tecnologie di riciclo innovative. Per raggiungere questi obiettivi e promuovere il processo di trasformazione anziché ostacolarlo, anche il legislatore deve fare la sua parte.

La circolarità come fattore strategico

Raggiungere una piena circolarità richiede principalmente un impegno a livello di Ricerca e Sviluppo in tutta l’industria chimica e lungo tutta l’intera filiera al fine di sviluppare soluzioni con un minor impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita e, al contempo, progettare e impiegare nuove tecnologie di riciclo. Riguardo quest’ultimo, il semplice processo meccanico non è sempre sufficiente per ottenere le stesse proprietà dei polimeri vergini. Come industria, stiamo pertanto sviluppando nuovi processi chimici di depolimerizzazione per recuperare i monomeri e riottenere quindi una materia prima secondaria con le stesse caratteristiche di quella vergine. Un’altra questione importante è la diversificazione delle materie prime, che ci permette di valorizzare tutte le opportunità offerte da materie rinnovabili e secondarie. Secondo l’approccio dell’economia circolare, anche la plastica post-consumo è, e sempre più sarà, una materia prima alternativa. Un esempio efficace può essere quello rappresentato da Versalis che sta sviluppando un nuovo modello di business in linea con i principi dell’economia circolare, e per fare ciò sta anche lavorando in collaborazione con le associazioni di categoria, i player impegnati nelle attività di raccolta e riciclo dei rifiuti, partner tecnologici e di filiera. Versalis considera la circolarità un fattore strategico in un’ottica integrata, rendendola una parte essenziale delle nostre operazioni e delle nostre linee di sviluppo di medio-lungo termine. Il piano di rilancio che abbiamo intrapreso qualche anno fa ci ha portato a concentrarci sul consolidamento e sulla crescita, prestando particolare attenzione alla Ricerca e Sviluppo, all’innovazione tecnologica e allo sviluppo internazionale. Oggi quel processo ha reso l’azienda più solida e più resiliente ai cambiamenti di scenario. Ora è il momento di raccogliere la sfida dell’economia circolare e compiere ogni sforzo per creare nuove opportunità di mercato. Portiamo avanti questa transizione seguendo una strategia basata su tre pilastri:

1 | sviluppo di soluzioni integrate progettate per migliorare l’efficienza delle risorse lungo tutto il ciclo di vita e/o facilitare il riciclo dei prodotti;

2 | diversificazione delle materie prime esaminando tutte le opportunità offerte da fonti rinnovabili e materie prime secondarie per alimentare sia i processi di produzione sia, per esempio, l’imballaggio e la logistica impiegati per i nostri prodotti;

3 | sviluppo di diverse tecnologie di riciclo dei polimeri, che includono processi di riciclo chimico, fisico e meccanico.

Queste strategie si concretizzano, per esempio, in un tappeto erboso artificiale completamente riciclabile o nel riciclo dei sacchi industriali utilizzati per l’imballaggio dei nostri prodotti, o ancora nello sviluppo di tecnologie di riciclo di prodotti da post-consumo in polistirene.

Il valore della partnership per il successo progettuale

Molti progetti prevedono, oltre al coinvolgimento della nostra Ricerca e Sviluppo, partnership e collaborazioni con diversi stakeholder. Quest’anno, ad esempio, insieme agli altri membri di PlasticsEurope, l’as­sociazione dei produttori di materie plastiche che operano a livello europeo, abbiamo adottato “Plastics 2030”, con cui il settore si impegna ad aumentare la circolarità e l’efficienza delle risorse. Si tratta di un’iniziativa molto ambiziosa, che mira ad assicurare tassi elevati di riutilizzo e riciclo, ovvero il 60% degli imballaggi in plastica entro il 2030, con l’obiettivo di riutilizzare, riciclare e/o recuperare il 100% di tali imballaggi nei 28 paesi membri dell’UE, in Norvegia e in Svizzera, entro il 2040. È in questo contesto che PlasticsEurope ha coordinato la fondazione del World Plastics Council, il forum mondiale dei produttori di plastica. La missione principale del forum è l’impegno a trovare soluzioni al problema della dispersione dei rifiuti in mare e a migliorare la gestione del fine vita dei prodotti. Versalis, e molti altri player nella plastica, hanno aderito a Operation Clean Sweep®, un programma internazionale su base volontaria che individua una serie di linee guida e iniziative per limitare la dispersione di pellet di plastica nell’ambiente durante ogni fase della catena del valore.

L'autore: Daniele Ferrari

Amministratore Delegato di Versalis (Eni), è anche Presidente di Matrìca, joint venture per la chimica da fonti rinnovabili. Dal 2011 Vice Presidente di Federchimica, Federazione nazionale dell’industria chimica, Presidente uscente di PlasticsEurope, l’Associazione europea dei produttori di materie plastiche, e appena nominato Presidente CEFIC, Associazione Europea dell’industria chimica.