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Nuove idee per smaltire i rifiuti

Grazie alla riconversione in materia prima, un problema si trasforma in una importante risorsa.

di Anna Volpicelli
24 marzo 2020
8 min di lettura
diAnna Volpicelli
24 marzo 2020
8 min di lettura

La quantità di rifiuti nel mondo sta aumentando drasticamente, giorno dopo giorno. Un report pubblicato di recente, opportunamente intitolato “What a Waste 2.0”, segnala che la produzione globale di rifiuti solidi passerà da 2,01 a 3,4 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2050, un aumento che arriva a sfiorare il 70%.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), un’iniziativa che coordina le attività ambientali dell’ONU e assiste i paesi in via di sviluppo nell’implementazione di politiche e pratiche a riguardo, nel mondo si raccolgono circa 11,2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi all’anno. L’UNEP avverte che, per fare progressi effettivi in quest’ambito, è assolutamente fondamentale minimizzare la quantità di rifiuti, ideare nuovi metodi per il recupero di materiali ed energia e riciclare i rifiuti per trasformarli in prodotti utilizzabili.
Nonostante la sensibilizzazione globale e la volontà individuale di trovare nuove soluzioni attraverso il riciclo, le tecnologie di risparmio energetico e la riduzione degli sprechi alimentari, il problema continua a persistere. La maggior parte dei rifiuti solidi finisce nelle discariche, causando il rilascio di gas metano nell’atmosfera.

Riutilizzare il 100% dei rifiuti domestici e commerciali

Alcune start-up e aziende stanno sviluppando una serie di tecnologie per limitare e risolvere questo problema.

In Italia, ad esempio, troviamo Grycle, un’innovativa start-up la cui missione è consentire alle persone di riutilizzare il 100% di ciò che consumano su scala domestica e industriale.

“Ogni anno, a livello globale, produciamo oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti indifferenziati”, spiega Daniele Pes, co-fondatore di Grycle. “La catena di trattamento, inefficiente e costosa, genera a sua volta un impatto negativo in termini di costi, emissioni di CO2 e traffico. L’impatto ambientale è sempre più evidente e la sensibilità nei confronti della sostenibilità è in costante aumento”.

L’obiettivo di Grycle è quello di ridurre drasticamente l'impatto ambientale del trattamento dei rifiuti in maniera sostenibile dal punto di vista dell’energia. I rifiuti indifferenziati vengono processati da una macchina che li trasforma in granuli di materia prima, separati automaticamente e pronti al riutilizzo. La macchina è dotata di un modulo di intelligenza artificiale che le consente di imparare progressivamente a riconoscere nuovi materiali, eliminando l’esigenza di eseguire la raccolta differenziata manualmente. Riduce il volume degli scarti di oltre il 90% e li trasforma in materie prime seconde, riutilizzabili nei processi di trasformazione industriali.

“Il problema non è solo l’impatto sull’ambiente e la salute”, prosegue Pes. “Questi sono i nostri rifiuti, e sono tali perché decidiamo di disfarcene”. Il suo obiettivo è trasformare l’idea stessa di cos’è un rifiuto. “[Le cose] non sarebbero più rifiuti, bensì una miniera di risorse che potremmo riutilizzare indefinitamente”.

In altre parole, spiega Pes, “permette di trasformare la spazzatura in [qualcosa con un] valore economico”.

Un materiale a impatto zero da ciò che consumiamo

L’azienda israeliana UBQ, che ha sviluppato una tecnologia per convertire i rifiuti in materiali sostenibili a base biologica da utilizzare al posto delle tradizionali materie plastiche a base di petrolio, ha brevettato un processo per trasformare i rifiuti domestici delle discariche in plastica riutilizzabile.
La produzione di materiali UBQ sfrutta i rifiuti solidi urbani indifferenziati residuali come materia prima, evitando che finiscano in discarica e riducendo le emissioni. L’azienda opera nel proprio centro di ricerca nel Kibbutz Tze'elim, non lontano dal deserto del Negev. In questa sede, i ricercatori stanno progettando un materiale termoplastico utilizzabile come sostituto del legno e della plastica petrolchimica per prodotti commerciali e industriali. L’obiettivo è ridurre il consumo di petrolio e combattere la deforestazione.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, la gestione inadeguata dei rifiuti causa l’inquinamento dell’aria e la contaminazione di acqua e terreni. Il 5% delle emissioni globali di gas serra proviene da materiali organici in decomposizione nelle discariche, le cui condizioni antigieniche contribuiscono alla contaminazione dell’acqua potabile, causando infezioni e la diffusione di malattie.
La nuova tecnologia ideata da UBQ potrebbe rappresentare una soluzione al problema, poiché può evitare la dissipazione di 30 tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Il prodotto a base biologica dell’azienda è un materiale composito che può essere mischiato con additivi e resine a base di olefine, stirene e cloro. Di conseguenza, può annullare l’impronta di carbonio della plastica e bilanciare la generazione di metano e anidride carbonica nelle discariche.

La sfida della “cup” sostenibile

Nel 2019 sono stati compiuti numerosi progressi nell’instaurazione di un’economia circolare applicabile alla plastica e agli imballaggi. Negli Stati Uniti, ad esempio, il progetto di legge per la responsabilità estesa dei produttori (EPR) prevede che costruttori e venditori al dettaglio contribuiscano economicamente al riciclo e allo smaltimento dei propri prodotti al termine del loro ciclo di vita.

L’iniziativa definisce inoltre una serie di linee guida per produttori e venditori al dettaglio e all’ingrosso di imballaggi monouso. Alcune delle regole imposte dall’EPR includono la necessità di un sistema di vuoto a rendere, il divieto di utilizzare determinati prodotti in plastica monouso, la tassazione dei sacchetti da asporto e un’etichettatura standardizzata per il riciclo e lo smaltimento.

Da questa urgenza nasce il NextGen Consortium, un’iniziativa globale pluriennale che mira a individuare nuove soluzioni per aiutare aziende e venditori al dettaglio a ridurre il proprio impatto sul pianeta. Grandi aziende come Closed Loop Partners, Starbucks, McDonald's, Wendy's e The Coca-Cola Company, solo per citarne alcune, hanno unito le forze per risolvere il problema globale degli imballaggi alimentari monouso, promuovendo la progettazione, la commercializzazione e il recupero di imballaggi alimentari alternativi.

Il consorzio opera lungo tutta la catena del valore insieme a enti comunali, centri di recupero dei materiali e produttori per offrire una soluzione praticabile in tutte le fasi della catena di fornitura e aggiungere valore ai sistemi di recupero in tutto il mondo.

Per raggiungere l’obiettivo, il consorzio ha promosso la NextGen Cup Challenge, una competizione di design globale lanciata nell’ambito del programma NextGen Circular Business Accelerator. L’iniziativa, rivolta a start-up e altre aziende, prevede l’ideazione di un nuovo tipo di bicchieri da sviluppare poi su larga scala, lavorando nel frattempo all’allineamento di queste nuove soluzioni con la più ampia infrastruttura di recupero dei bicchieri. L’obiettivo è individuare soluzioni che consentano il recupero dei bicchieri in fibra, per bevande fredde e calde e da asporto.

L’approccio del consorzio è alquanto diretto. Prima di tutto, valuta le soluzioni creative, utili e ad alto potenziale che potrebbero funzionare a livello globale. Dopodiché, tali soluzioni vengono sottoposte a collaudo e si organizza la fornitura di risorse fondamentali e competenze industriali per accelerarne la commercializzazione. Infine, le soluzioni vengono associate ai partner della catena del valore per la definizione di progetti pilota orientati all’implementazione su larga scala. Lo scopo è identificare nuovi metodi per la fornitura di prodotti che potrebbero addirittura essere privi di qualsiasi imballaggio.

Nel 2020, si prevede che saranno sempre di più le aziende e le start-up che investiranno tempo, talento e risorse nella ricerca di soluzioni creative per gestire i rifiuti e combattere il cambiamento climatico.

 

L'autore: Anna Volpicelli

Redattore e giornalista per Il Sole 24 Ore, The San Francisco Chronicle, SOMA MAGAZINE, D la Repubblica delle Donne, L'Espresso (stampa e web), Marieclaire.it, A, Leiweb.it, Yoga Journal Italia, Vogue Sposa & Vogue Bambini.