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Economia circolare, la nuova vita degli oggetti

Come il sistema economico può diventare ecosostenibile a partire da ognuno di noi.

di Eni Datalab
30 ottobre 2020
6 min di lettura
di Eni Datalab
30 ottobre 2020
6 min di lettura

«Giro giro tondo, casca il mondo, casca la Terra, tutti giù per terra». L’economia circolare non è una filastrocca, ma come nella famosa canzoncina funziona se tutti si coordinano e si tengono per mano. Il rischio ambientale del pianeta rende sempre più necessario un simile sforzo comune. In questo senso l’economia è fin dall’antichità la scienza che gli uomini usano per allocare al meglio le risorse scarse, ma ora si trova di fronte alla crescente necessità di tenere conto di limiti fisici, biologici e climatici.

A differenza del sistema lineare tradizionale, che parte dalla materia e arriva al rifiuto, quello circolare riutilizza i prodotti di oggi come risorse di domani, mantenendone o recuperandone il valore e minimizzando scarti e impatto ambientale. Inutile dire che per dare nuova vita agli oggetti occorra una transizione fatta di cambiamenti strutturali nelle aziende e culturali nelle persone.

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L’innovazione dei processi di produzione, distribuzione e consumo è il requisito fondamentale dell’economia circolare, che è anche una grande occasione di occupazione. Secondo l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, nei prossimi dieci anni si potrebbero creare 540mila posti di lavoro nel settore. In particolare, la decarbonizzazione e l’aumento di energie rinnovabili richiedono competenze aggiornate riguardanti l’utilizzo di materiali e il riutilizzo di rifiuti.

Basti pensare che le tecnologie impiegate in questo nuovo mondo sono analisi computazionale, stampa 3D, internet delle cose, intelligenza artificiale e blockchain. Competenze specifiche da adattare ai vari passaggi dell’economia circolare per ottimizzarne il valore.

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L’Italia è uno dei Paesi più virtuosi d’Europa nel dare nuova vita agli oggetti e questo potrebbe rivelarsi un asset fondamentale per il Paese. Solo Olanda, Francia, Belgio e Lussemburgo fanno meglio secondo l’indice del riutilizzo dei materiali di Eurostat. Nel 2018, con una maggiore propensione al Nord rispetto al Sud, il 50 per cento dei rifiuti solidi urbani è stato recuperato o smaltito biologicamente, il 22 per cento è finito in discarica e un altro 22 incenerito. Tra i materiali più riciclati ci sono organici, carta, vetro, plastica e legno.

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La consapevolezza degli italiani su questo pare essere diffusa. Secondo una topic discovery, cioè un’analisi delle conversazioni a riguardo avvenute sui social network nell’ultimo anno, emerge un chiaro riferimento alla motivazione ambientale dell’economia circolare, con un particolare accento sul tema del riciclo e di conseguenza di una nuova manifattura. Lo studio viene dal lavoro dell’Eni Datalab, un laboratorio nato nel 2016 con l’obiettivo di applicare anche alla comunicazione le competenze di data science, analytics e intelligenza artificiale che hanno reso Eni un’eccellenza nell’esplorazione di nuove fonti di energia.

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Se poi si va a cercare sui social tramite algoritmi di machine learning quali siano le parole più associate al tema la mappa semantica mostra un chiaro collegamento tra economia circolare, sostenibilità e transizione energetica, con una marcata presenza del tema dei rifiuti. Quest’ultimo è senza dubbio uno degli aspetti fondamentali del girotondo, ma non sarebbe risolutivo senza tutti gli altri passaggi del processo. Ed è questo aspetto di coinvolgimento personale che gli italiani sembrano non aver ancora assorbito del tutto.

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Sui social, come si nota dall’entity extraction, i media e gli opinionisti detengono la maggioranza nelle conversazioni sull’economia circolare, che viene considerato un tema ancora molto tecnico. Sono soprattutto le grandi aziende o associazioni di imprese a spingere sull’argomento, anche in prospettiva di investimenti futuri in un settore come abbiamo visto strategico per l’Italia.

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L’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2050 però non è solo un patrimonio aziendale. Realtà complesse come Eni hanno bisogno dell’aiuto di tutti i cittadini per arrivarci. Si tratta di selezionare gli acquisti in base ai materiali, preferire laddove possibile la condivisione al possesso, e in questo consumare stando attenti al post-consumo, riparare prima di sostituire o buttare e, anche nella fase finale, cercare di riutilizzare e riciclare. «Se dovessi dire cosa è per noi l’economia circolare risponderei che è dare una nuova vita energetica al nostro Paese e al pianeta efficiente, sostenibile equa ed accessibile - spiega Michele Viglianisi, responsabile Economia circolare e raffinazione verde di Eni -. Per questo bisogna capire che non c’è una competizione o una gara a riguardo tra le possibili soluzioni, andiamo tutti nella stessa direzione, cooperando per il bene dell’ambiente.

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Per esempio supportiamo la diffusione della mobilità elettrica urbana attraverso il potenziamento dell’infrastruttura di ricarica, consideriamo infatti questa una delle migliori soluzioni per la decarbonizzazione della mobilità cittadina, nello stesso tempo però abbiamo già dal 2014 convertito in assetto bio le raffinerie di Venezia e Gela, altrimenti destinate alla chiusura, per la produzione di biocarburanti da biomasse, sempre più provenienti da scarti, essi infatti sono ad oggi la risposta più efficace alla esigenza di sostenibilità della mobilità extraurbana e pesante, assieme al gas. Metteremo quindi in rete tante stazioni di produzione di biometano da biomasse di scarto o da FORSU, per distribuirlo attraverso i numerosi punti vendita già attrezzati, promuovendone così l’uso, anche in sostituzione del metano fossile, sia in forma compressa o liquida. Consideriamo infatti il gas il ponte verso il futuro impiego di altri vettori energetici a bassissima impronta carbonica come l’idrogeno. Soluzioni dunque differenti, sinergiche tra loro e orientate ad un unico alto obiettivo».

L’autore: Eni Datalab

Eni Datalab è un laboratorio di data science, analytics e intelligenza artificiale nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna di Eni. La missione dell’Eni Datalab è quella di analizzare, misurare e comprendere il complesso ecosistema informativo in cui l'azienda opera e comunica, per garantire che le azioni di comunicazione e i contenuti prodotti abbiano sempre la massima rilevanza per i molti stakeholder di Eni.