Industriewelt

Di cosa parliamo quando parliamo di economia circolare

Nel 2040 condivideremo questo pianeta con 9 miliardi di persone. Per garantire i diritti alla vita, alla salute, al benessere alla crescita personale e sociale, servirà energia pulita.

di Luca Longo
06 febbraio 2020
8 min di lettura
diLuca Longo
06 febbraio 2020
8 min di lettura

Un nuovo modello di sviluppo

Dagli anni Sessanta si teorizza la necessità di una transizione da un sistema economico chiuso e lineare, vale a dire senza rapporti con l’ambiente, ad uno aperto e circolare in cui le “esternalità” negative (consumo di risorse finite, inquinamento, produzione di rifiuti) diventano parte del sistema economico stesso. Il tutto, dietro l’assunto che in un sistema chiuso come la terra è impossibile continuare a sperimentare un livello di crescita esponenziale senza incorrere nel rischio di un collasso globale. Una crescita infinita non è possibile in un mondo caratterizzato da risorse finite. Peraltro, consumiamo più di quello di cui abbiamo bisogno, sprechiamo risorse, energia, acqua, cibo, materiali. In 150 anni, con le nostre attività, abbiamo praticamente raddoppiato il contenuto di anidride carbonica in atmosfera e abbiamo provocato un aumento dell’effetto serra che già sta modificando sensibilmente il clima terrestre. Siamo ben lontani dall’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2° C come fissato dagli Accordi di Parigi. Già entro il 2030 dovremo diminuire da 32 a 24 miliardi di tonnellate la quantità di CO2 che ogni anno liberiamo in atmosfera. Ma al ritmo attuale rischiamo invece di salire a 34 miliardi.

Per questo Eni – per prima fra le grandi compagnie energetiche mondiali – si è data l’obiettivo di contribuire a dare energia al pianeta secondo un modello di economia circolare. Siamo sempre più impegnati nel promuovere un modello di sviluppo e  cambiamento in cui la circolarità ha un ruolo chiave. La valorizzazione delle risorse e degli scarti, minimizzando il consumo delle materie prime e conservando gli stock naturali, rappresenta una nuova prospettiva in grado di mettere al centro il benessere della collettività fornendo standard di qualità basati su nuovi principi etici. La Fondazione Ellen MacArthur ha peraltro definito i tre principi fondamentali dell’economia circolare, come “Progettazione dei rifiuti e dell’inquinamento”, “Riutilizzo in grado di conservare il massimo valore dei prodotti”, “Rigenerazione di sistemi naturali” Quello qui descritto, peraltro, è un modello peraltro perfettamente in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, fissati dalle Nazioni Unite con l’orizzonte temporale del prossimo decennio, per poter arrivare proprio al 2030 vivendo in un mondo più sostenibile e capace però di far accedere all’energia anche chi, oggi, ne è sprovvisto. 

Clima ed energia sono i grandi fattori su cui ci giochiamo il futuro. Siamo nel pieno di una transizione energetica diversa da quelle che l’hanno preceduta dall’inizio dell’era industriale.

Il quadro globale: dal Canada ai paesi in via di sviluppo

Perché l’economia circolare cambi il mondo c’è ovviamente bisogno di paesi e nazioni, di scelte politiche e regole generali. Così, 2015 il governo finlandese si è prefisso l’obiettivo di diventare uno dei leader nell’economia circolare globale, stabilendo una roadmap per l’implementazione di questo ambizioso progetto. Il Canada è un altro dei paesi che sta spingendo verso un modello di economia circolare. In Ontario, nel febbraio 2017, i legislatori hanno concordato un piano volto ad assicurare un futuro senza rifiuti. I Paesi Bassi sono considerati tra i più illuminati fautori dell’economia circolare e si sono posti l’obiettivo di adottare un sistema circolare entro il 2050. Focus di questa iniziativa cinque settori determinanti come biomasse e cibo, plastiche, industria manifatturiera, edilizia e beni di consumo.
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Un protocollo globale

Nel 2016, il governo scozzese ha sviluppato una strategia per orientare il Paese verso un’economia più circolare. Due gli elementi cruciali di tale strategia: creare un quadro unico di riferimento per tutti i tipi di prodotti destinati a riutilizzo, riparazione e rigenerazione; ridurre tutti gli sprechi alimentari del 33% entro il 2025. La Scozia è stato anche il primo Paese a firmare la Circular Economy 100, un’iniziativa della Fondazione Ellen MacArthur. Anche se alcuni  Paesi sono già all’avanguardia, è di vitale importanza un approccio di tipo globale che tenga conto anche delle nazioni in via di sviluppo: il loro coinvolgimento nei modelli della CE è di fondamentale importanza, in quanto si prevede che il loro consumo energetico globale, raddoppierà entro il 2040, mentre i consumi totali dei paesi OCSE dovrebbero diminuire leggermente. I paesi non OCSE assumeranno infatti un ruolo centrale nello scenario mondiale dell’economia circolare in quanto, saranno in grado di fornire un grande contributo alla CE, emulando direttamente i sistemi di modello virtuosi già strutturati dalle nazioni avanzate.

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La sfida per le grandi aziende

Per le aziende, la sfida è alta e importante: ridurre il consumo di risorse, riutilizzare più volte lo stesso bene, riciclare la materia che compone un bene arrivato a fine vita.  Per raggiungere questi obiettivi è necessario l’Eco-design: la capacità di progettare la produzione di un bene o un servizio in modo da garantirne la maggiore durata possibile, la semplice manutenzione/riparazione, l’opportunità di rilavorarlo, ammodernarlo o aggiornarlo, la possibilità di riciclarlo facilmente al termine della sua vita utile.
Eni ha già abbattuto drasticamente la componente carbonica delle sue attività. Si impegna a ridurre a zero il flaring (le fughe di gas metano dagli impianti e dalle raffinerie) e grazie alla tecnologia EST riutilizza gli scarti più pesanti della raffinazione per dare vita a combustibili più leggeri.

La ricerca scientifica e la digitalizzazione ora stanno aiutando il cane a sei zampe a fare ancora di più: soluzioni digitali smart da applicare in tutti gli ambiti possono, da sole, contribuire a ridurre entro il 2030 del 20% le emissioni di CO2.
È necessario costruire un modello di consumo finale dell’energia (è qui che avvengono il 90% delle emissioni del settore) più attento all’efficienza, a minimizzare gli sprechi, a favorire il ricorso alle fonti più pulite anche con l’applicazione delle tecnologie più avanzate.  Versalis – la società chimica di Eni – ha studiato, sviluppato e messo in produzione numerose tecnologie per il riciclo di materiali plastici da imballaggio. Nella prima bioraffineria al mondo, quella Eni di Venezia, vengono trattati gli oli esausti da frittura per trasformarli in biocarburanti. E presto alla bioraffineria di Venezia si affiancherà la bioraffineria Eni di Gela, ora in fase di completamento.

La sfida è enorme, ma altrettanto lo è l’opportunità che ci si presenta di fronte: salvare il pianeta creando al contempo un’economia nuova, più inclusiva, costruendo un’intera gamma di imprese e posti di lavoro che ancora non esistono. (Claudio Descalzi)

Verso un mix energetico sempre meno inquinante

Nel medio termine, Eni punta a un mix energetico che sposti progressivamente l’equilibrio dai combustibili fossili più inquinanti, soprattutto il carbone, a quelli meno inquinanti, primo fra tutti il gas naturale, che – a parità di energia prodotta – provoca la metà delle emissioni del carbone.
Ma Eni punta su un modello di crescita fondato sulle energie a più basso impatto ambientale. Investe nella ricerca, sviluppo e messa in produzione di energie rinnovabili, come il solare fotovoltaico, il solare termico, la trasformazione in biocarburanti di biomasse provenienti da rifiuti organici urbani, da scarti agricoli e forestali, microalghe coltivate in zone aride. In questo modo, i biocarburanti del futuro non sono in concorrenza con l’agricoltura dedicata a nutrire il pianeta.
Eni – ancora una volta unica fra tutte le grandi compagnie energetiche mondiali – ha dato vita al Commonwealth Fusion System guidato da scienziati del MIT di Boston con l’obiettivo di produrre energia pulita dalla fusione magnetica entro 15 anni. A questa iniziativa ora si affiancano altri fra gli attori più innovativi e visionari del pianeta, come Bill Gates, Jeff Bezos, Jack Ma, Mukesh Ambani e Richard Branson, mentre ai principi di economia circolare, negli ultimi anni, hanno deciso di ispirarsi concretamente giganti come Google e Unilever.