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Primi passi nella formazione del futuro

Ci muoviamo con fiducia verso un cambiamento epocale: l’analisi di 10 milioni di tweet grazie al machine learning.

di Datalab
10 luglio 2020
11 min di lettura
diDatalab
10 luglio 2020
11 min di lettura

L'emergenza Covid-19 e le conseguenti misure di lockdown hanno sconvolto la nostra vita quotidiana in molti ambiti. Miliardi di persone sono state costrette a casa per limitare la diffusione del virus, e una larga fetta di loro è composta proprio da studenti. Secondo l’UNESCO, sono stati più di un miliardo e mezzo: si tratta di una cifra pari a un quinto della popolazione mondiale, ed equivale al 90% di tutti gli studenti, di ogni ordine e grado, ripartiti in 190 Paesi. Il tema della scuola durante l’emergenza coronavirus è stato a lungo dibattuto sui media, e tutt’ora ci si sta chiedendo quali saranno gli sviluppi a partire da settembre.

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Più in generale, il mondo ha iniziato a chiedersi se la pandemia abbia effettivamente cambiato il nostro modo di intendere la scuola e la formazione. L’esplosione della formazione a distanza e la sua adozione repentina e “obbligata” ha messo a dura prova i sistemi educativi di tutti i Paesi, la cui sfida è stata quella di continuare a garantire un'educazione continua, inclusiva, equa e di qualità.

Questo obiettivo, riconosciuto dalle Nazioni Unite e formalizzato nel contesto SDGs, è stato senza dubbio ostacolato dalla chiusura scolastica prolungata, che ha fatto emergere alcune importanti criticità.

Una delle criticità riguarda per esempio la disuguaglianza nell’istruzione per gli studenti e le famiglie provenienti da contesti svantaggiati. Un’altra è quella relativa al tasso di abbandono più alto per gli studenti più vulnerabili, già studiato dalla Banca Mondiale durante la recente epidemia del virus Ebola.

In una situazione così complessa, lo strumento che ha permesso di garantire un’educazione quanto più continua e accessibile è stato l’apprendimento online, il cui potenziale è stato subito colto dalle strutture scolastiche. Basti pensare che in Italia, l’82% delle scuole monitorate ha svolto attività didattiche a distanza durante il lock-down, pur con alcune importanti differenze tra le varie regioni.

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L’e-learning, pur con i problemi di un’adozione così repentina durante l’emergenza Covid-19, sembra quindi configurarsi come un importante elemento di cambiamento. Ma i cambiamenti, come sappiamo dalla storia, sono fonte sia di grandi innovazioni ma anche di squilibri. Un sistema come quello scolastico, che tradizionalmente si è affidato a forme di insegnamento in “presenza”, come può adattarsi a modelli che prevedono la distanza tra insegnante e studenti? Forse le scuole possono “rubare” qualche suggerimento dalle aziende, che già da tempo adottano soluzioni formative a distanza?

Durante questo periodo ci sono stati grandi cambiamenti, tali da scombussolare fortemente la vita delle persone. La scuola è uno degli argomenti che ha toccato più da vicino le famiglie, e per questo è entrato al centro del dibattito in Rete.

Il Datalab di Eni, laboratorio di data science e intelligenza artificiale nato nel 2016 nella Comunicazione Esterna, ha applicato algoritmi di machine learning agli oltre 10 milioni di tweet sulla scuola e la formazione digitale, per scoprire i temi caldi e le emozioni di studenti, docenti e famiglie in questo delicato momento di transizione.

L'hashtag discovery svela un panorama molto complesso di temi emergenti legati alla formazione. Il Covid ha monopolizzato le conversazioni degli ultimi mesi, con un confronto acceso sulla riapertura delle scuole e sulle misure di sicurezza necessarie. Questo confronto coinvolge direttamente anche politici e istituzioni, ai quali viene chiesto di assumere un ruolo attivo e risolutivo per consentire agli studenti di tornare in aula presto e in totale sicurezza.

Scuole e università restano al centro del dibattito, ma anche il mondo della formazione professionale, in egual modo impattato dal lockdown, mostra una forte volontà di ripartire.

Tra i trending topic degli ultimi mesi spicca la digitalizzazione dell'istruzione, segno che la pandemia ha dato avvio a un nuovo paradigma formativo. Infatti, se da un lato la didattica in aula continua a essere fondamentale soprattutto per gli studenti più giovani, dall'altro l'e-learning è ormai considerato parte integrante e imprescindibile anche nel futuro post-Covid.

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La digitalizzazione si conferma quindi come un tema molto forte nelle conversazioni online, e proprio la digital transformation del mondo della scuola è l’argomento che viene approcciato con più fiducia da parte degli utenti. L’analisi del Datalab si è concentrata infatti sulle emozioni associate ai singoli argomenti, individuate attraverso un processo di emotion analysis dei tweet.

Gli italiani, pur considerando i vari problemi emersi - sottolineati ad esempio dalla paura per la propria sicurezza online e dalla tristezza per la mancanza di rapporti sociali - tendono quindi a mantenere un clima di ottimismo, anche per quanto riguarda l'attesa della riapertura (con la curiosità delle nuove misure didattiche preparate al rientro).

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Questa è un'ulteriore conferma dell'importanza del tema della digitalizzazione.

La network analysis, basata su algoritmi di elaborazione testuale che consentono di evidenziare le relazioni tra i concetti più associati al tema della scuola, conferma che il perno centrale è senza dubbio il concetto di formazione online, a cui sono collegati i cluster riguardanti le sfere già individuate della formazione professionale e scolastica, quest’ultima anche con un cluster specifico sull’università. Emerge, anche nell’analisi della rete, l’universo Covid-19, presente ancora in grande misura nelle conversazioni online.

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La formazione quindi, non è un appannaggio solo del sistema scolastico, ma è propria anche del mondo professionale e aziendale. Infatti, durante l’emergenza Covid-19 anche le aziende hanno dovuto ulteriormente adattare i propri modelli formativi, che già facevano uso di forme di e-learning.

Secondo i dati riportati da Business Insider, già prima dell’emergenza Covid-19 gli investimenti totali per l’industria Edtech avevano raggiunto la cifra record di 18 miliardi di dollari, ponendo le basi per tecnologie di apprendimento innovative basate su intelligenza artificiale e gamification. La chiusura di scuole e luoghi di lavoro ha fatto esplodere la richiesta di piattaforme di elearning e tool di videochiamata: qualunque operatore del settore ha registrato aumenti considerevoli nell’utilizzo e nel traffico. Con il ritorno nelle aule scolastiche i numeri relativi all’utilizzo e al traffico diminuiranno sostanzialmente, ma l’utilizzo dell’e-learning sembra aver coinvolto insegnanti e studenti, almeno nell’imparare tecnologie e modalità di formazione che saranno molto utili una volta entrati nel mondo del lavoro.

Tecnologie che hanno trovato spazio anche nell’attività formativa di Eni. Mantenere viva la formazione per Eni è fondamentale perché si tratta di un elemento essenziale nella vita, nella motivazione e nel percorso lavorativo delle persone, oltre che di una leva strategica di business.

Nei mesi di emergenza Covid c’è stata l’immediata urgenza di assicurare la continuità della formazione per i corsi imprescindibili quali quelli di Salute, Sicurezza e Ambiente. Si imponeva poi, e si impone tuttora, la necessità di adeguare l’universo education & training alle sfide del momento e alla criticità della formazione in presenza.

È stato uno sforzo intenso: in poche settimane, si è dovuto trasformare in modalità distance corsi e iniziative tradizionalmente d’aula, superando nel primo semestre 2020 il 60% di ore distance sul totale delle ore erogate, mentre per il 2019 la percentuale era pari al 34%. Per fare questo è stato necessario mettere in discussione convinzioni radicate ed esplorare nuove frontiere. Il processo di digitalizzazione è in atto in Eni da tempo, ma questa emergenza ha portato a far fronte a scenari inediti, come la conversione in distance di percorsi lunghi o di Master.

È successo per le iniziative di Alta Formazione (nuovo Master aziendale GEMS per le Geoscienze, Master in Energy Innovation in collaborazione con il Polimi, Master in Management of HSEQ System e Master in Energy Engineering And Operations in collaborazione con il PoliTo e il Master Medea). Parliamo quindi di 5 master e di circa 150 partecipanti, un’operazione che ha trovato il gradimento di discenti e docenti oltre le aspettative. Inoltre la modalità distance ha consentito anche alle persone che sono dovute tornare nel loro paese, a causa dell’emergenza, di completare il percorso.

Occorreva inoltre rafforzare l’engagement delle persone e offrire nuovi strumenti per affrontare questo momento di incertezza e discontinuità.  Ecco che si è lanciato un nuovo percorso open, Enicampus LIVE. Si tratta di uno spazio dinamico che si alimenta di contenuti sempre nuovi (dalla resilienza alla digital collaboration) con format di vario tipo.  Ha già raccolto circa 1930 adesioni ed è ormai chiaro che questa, come altre iniziative nate con la crisi, la supereranno e resteranno parte della nostra quotidianità futura.

Nonostante i problemi di un'adozione repentina, l'e-learning e la formazione online saranno sempre più presenti nelle nostre vite, sia scolastiche che professionali, come strumenti indispensabili per garantire un'istruzione sempre più equa e inclusiva.

L’autore: Eni Datalab

Eni Datalab è un laboratorio di data science, analytics e intelligenza artificiale nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna di Eni. La missione dell’Eni Datalab è quella di analizzare, misurare e comprendere il complesso ecosistema informativo in cui l'azienda opera e comunica, per garantire che le azioni di comunicazione e i contenuti prodotti abbiano sempre la massima rilevanza per i molti stakeholder di Eni.