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La bellezza delle rocce

Un viaggio nei Pirenei con Emiliano Mutti. Puntata dopo puntata.

7 min di lettura
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Il geologo cantore della Terra

Una vita tra le rocce, a studiare paesaggi e a capire il passato per studiare il presente. Un uomo poliedrico, Emiliano Mutti, che ha cominciato a studiare i Pirenei anni fa, lavorando circa 50 anni nell’area tra Tremp e Pamplona nei Pirenei centro-meridionali. È principalmente un geologo di terreno che si è occupato in modo particolare di stratigrafia e sedimentologia dei bacini torbiditici di acque profonde in una varietà di contesti in tutto il mondo. Nel 2016 il professor Mutti è stato tra i vincitori di Eni Award, il Nobel dell’energia di Eni dedicato ai migliori progetti di ricerca applicati a energia, sostenibilità e ambiente. La sua ricerca ha vinto il premio Nuove Frontiere degli Idrocarburi nella sezione Upstream e si è concentrata sulla sedimentazione di mare profondo.

Biografia di Emiliano Mutti

PDF 40.17 KB 31 marzo 2020 CEST 09:45
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Attraverso i Pirenei centro-meridionali

Scopriamo insieme, puntata dopo puntata nella playlist "I cacciatori di rocce", filmata nella primavera del 2017, il percorso di Emiliano Mutti. Inizieremo il nostro viaggio da Tremp, una piccola cittadina della Catalogna occidentale, per arrivare al confine tra Aragona e Navarra, non lontano da Pamplona. Dopo un’introduzione alla geologia dei Pirenei centro-meridionali, inizieremo analizzando i depositi di marea del Bacino di Ager; ci muoveremo poi verso ovest, nel Bacino di Tremp-Graus, attraverso sedimenti continentali, costieri e di mare basso. Il nostro viaggio ci porterà ad incontrare rocce deposte in acque sempre più profonde per terminare con sedimenti di piana bacinale, formatisi a migliaia di metri di profondità.

Vai alla playlist

I cacciatori di rocce, la playlist

Lungo il tragitto, nella playlist dedicata, ci fermeremo presso decine di località il più delle volte sconosciute, spesso nascoste, prive di un toponimo, apparentemente insignificanti, ma diventate internazionalmente note nel mondo delle Scienze della Terra per il valore geologico degli affioramenti rocciosi. E per ognuno dei nostri stop Emiliano Mutti ci spiegherà un pezzo della storia di questo bacino sedimentario che è ormai meta dei geologi di tutto il mondo. Prima di terminare il nostro viaggio nel mondo della geologia del sedimentario faremo un salto sul nostro Appennino settentrionale, geologicamente molto più complesso ma più vegetato e quindi meno ricco di affioramenti, per fare tesoro di quello che abbiamo appreso sui Pirenei.

Photo credit: Emiliano Mutti

Gratitudine per un'esperienza indimenticabile

Una lettera speciale di Emiliano Mutti (versione inglese) per ringraziare tutti coloro che lo hanno accompagnato in questo viaggio. Un'esperienza di vita e di lavoro ricca, intensa e significativa.

Leggi la lettera

L’importanza di studiare la Terra

La geologia è prima di tutto una forma di cultura. È la scienza che ci permette di capire come il nostro pianeta è cambiato nel tempo dal punto di vista tettonico, ambientale e climatico. Il patrimonio geologico dei Pirenei centro-meridionali ha una valenza enorme per tutti i geologi che si dedicano allo studio del sottosuolo terrestre, a prescindere dall’obiettivo delle loro ricerche: esplorazione e produzione di idrocarburi, ma anche cattura e stoccaggio della CO2, ricostruzioni paleoclimatiche, ricerca e monitoraggio di acque sotterranee. Le rocce dei Pirenei permettono infatti di costruire modelli geologici di riferimento, conosciuti come analoghi di affioramento, che danno un supporto fondamentale al lavoro quotidiano dei geologi impegnati a cercare di capire come le rocce siano distribuite nel sottosuolo, aiutandoli nell’interpretazione dei dati sismici e di pozzo acquisiti comunemente dal sottosuolo stesso.

Perché proprio i Pirenei?

I Pirenei spagnoli centro-meridionali rappresentano un’eccezionale palestra per i geologi del sedimentario e per chiunque nutra un interesse per la geologia del sedimentario. Le rocce di età cretacica e terziaria affioranti nel bacino di Tremp-Graus danno la possibilità di riconoscere l’espressione fossile dei principali ambienti deposizionali che possiamo osservare oggi sulla superficie terrestre (conoidi alluvionali, laghi, fiumi, delta, linee di costa dominate dal moto ondoso o dalle maree) e anche di quelli che non possiamo vedere direttamente perché attualmente ubicati sotto la superficie del mare, a centinaia o migliaia di metri di profondità. Ogni ambiente deposizionale è definito e governato dalla combinazione di processi fisici e chimici (agenti geologici) attivi in un dato luogo a un dato momento. Così come possiamo osservare oggi guardando la superficie terrestre, il variare degli agenti geologici da un luogo a un altro produce la transizione tra ambienti sedimentari diversi (ad esempio da un fiume a un delta, o da una laguna al mare aperto), definendo il paesaggio geologico della Terra in un dato momento.

Sulle tracce del passato per capire il presente

Inoltre, lo studio delle successioni sedimentarie dei Pirenei spagnoli centro-meridionali permette di ipotizzare che nel passato siano avvenuti fenomeni naturali di intensità estrema, legati a eventi climatici catastrofici che non si osservano oggi sulla Terra. Ogni processo o combinazione di processi lasciano una firma nei sedimenti che ne derivano (le strutture sedimentarie) e la possibilità di riconoscere tale firma nei depositi fossili, le rocce, fornisce al geologo i criteri per ricostruire il paesaggio del passato e gli strumenti per capire come il paesaggio sia cambiato nel tempo e nello spazio. Le rocce sedimentarie dei Pirenei spagnoli centro-meridionali offrono la rara opportunità di seguire un paleo-profilo morfologico, spostandosi da ambienti continentali a marini profondi, da depositi fluviali a sedimenti originariamente depositatesi a più di 2.000 metri di profondità, su una distanza di poco inferiore a 200 chilometri e permettendo di capire come i vari tipi di ambienti deposizionali si sono sostituiti l’un l’altro lateralmente e verticalmente.

Le parole della Terra, tra narrazione e scienza

Emiliano Mutti si racconta con Luca Bertelli, Chief Exploration Officer di Eni, e con Marco Bardazzi, Direttore Comunicazione Esterna di Eni. Un uomo dalle competenze uniche, che sa unire il fascino delle storie con quello della scienza, che condivide con entusiasmo le sue esperienze. Due interviste, due lati della vita di un grande professionista.

La geologia affronta il tempo, un tempo profondo. Il geologo prende un intervallo di tempo e cerca di ricostruire i paesaggi e la loro evoluzione. Racconta storie.

di Emiliano Mutti
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Tra geologia, creatività e tecnologia

Insieme a Luca Bertelli, Chief Exploration Officer di Eni, Emiliano Mutti indaga il rapporto tra tecnologia, digitalizzazione e geologia. Parla di una ricchezza enorme da esplorare, sondare, conoscere: tutta fatta di rocce.

La geologia è una disciplina storica. Bisogna sempre fare una storia, e la storia difficilmente si spiega con un’equazione.

di Emiliano Mutti
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Una vita da geologo

Insieme a Marco Bardazzi, Direttore Comunicazione Esterna di Eni, Emiliano Mutti ripercorre la sua carriera e la sua vita. Passione, studio, interessi: nell’archivio di Eni è presente la grande documentazione sui Pirenei e la biblioteca privata del geologo. 

Un Master per i professionisti dell’esplorazione

Competenze trasversali, capacità di analisi, visione d’avanguardia del settore energetico: le stesse che il Master Geoscience for Energy Eni Master School – GEMS si propone di trasferire ai professionisti dell’esplorazione di domani. Un percorso dedicato, tra gli altri, ai laureati magistrali in Scienze e Tecnologie Geologiche, Scienze Geofisiche, Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e Territorio.