Attività offshore

Dual Exploration Model, come monetizziamo in anticipo le risorse

Anticipiamo il flusso di cassa cedendo ad altre aziende quote di nuove riserve, scoperte a costi competitivi grazie alle nostre tecnologie esplorative.

Monetizzazione anticipata delle risorse nell'esplorazione di frontiera

La strategia denominata “Dual Exploration Model” si basa su un principio semplice: mentre si accrescono le riserve di idrocarburi attraverso l’esplorazione, la scoperta e l’acquisizione di giacimenti, si trae vantaggio dalla monetizzazione anticipata ottenuta attraverso la vendita di quote di minoranza ad altri player, mantenendo sempre il controllo e la guida delle operazioni che rimangono a Eni. Questo approccio è particolarmente efficace nell’esplorazione di frontiera dove, grazie alle nostre tecnologie, spesso siamo i primi a individuare grandi giacimenti, per poi aprire la strada ad altre aziende.

Più in generale, il Dual Exploration Model è importante non solo per la cassa che genera, ma anche come riconoscimento, da parte del mercato, della valenza degli asset esplorativi e del profilo societario di Eni, che viene confermato ogni volta da queste acquisizioni da parte di altri operatori globali.

Nel quadriennio 2021-2024, continueremo a condurre l’esplorazione di frontiera all’interno di aree selezionate per il loro alto potenziale in Medio Oriente, Africa Orientale, Sud-Est asiatico e Golfo del Messico, così da poter applicare il Dual Exploration model in caso di successi sostanziali.

Dal 2013 a oggi, un modello globale

La prima volta che abbiamo utilizzato il dual exploration model fu nel 2013 in Mozambico e divenne un cambiamento radicale del nostro modello esplorativo. Oggi è un sistema consolidato, che applichiamo ormai ovunque si stimi di avere un potenziale esplorativo significativo.

Quel primo “esperimento” andò così: dopo aver effettuato una scoperta “giant” di gas naturale, cedemmo alla compagnia petrolifera cinese China National Petroleum Corporation (CNPC) la partecipazione del 20% dell’Area 4 nell’offshore del Mozambico, da poco scoperta, rimanendo proprietari del 50%. Dopo la “prima volta” in Mozambico, il Dual Exploration Model è stato applicato anche nel 2016 a Zohr, che al momento della scoperta era il più grande giacimento di gas naturale del mar Mediterraneo. In questo caso, le quote di minoranza nella concessione di Shorouk sono state cedute a BP e a Rosneft: agli inglesi è andato il 10%, mentre alla compagnia russa è stato ceduto il 30%. Con la stessa formula, a marzo del 2018 è stata definita la cessione di un ulteriore 10% alla Mubadala Petroleum.

Nel frattempo, nel 2017, si è conclusa la cessione di una ulteriore partecipazione indiretta del 25% dell’Area 4, nell’offshore del Mozambico, a ExxonMobil. Infine, nel 2019, Eni e Neptune Energy hanno firmato un accordo per la vendita da Eni di una quota di partecipazione del 20% dell’area Offshore East Sepinggan in Indonesia contenente la scoperta a gas di Merakes, la cui produzione è stata avviata ad aprile 2021. Questo nuovo progetto, in particolare, sfrutta le sinergie con le nostre infrastrutture già esistenti del progetto Jankrik e contribuirà all’incremento del gas nel nostro mix produttivo, in linea con i nostri obiettivi strategici.

Dual Exploration Model: un sistema conveniente

Il Dual Exploration Model, come abbiamo visto, consente una riduzione degli investimenti e delle immobilizzazioni finanziarie, senza però perdere il controllo delle operazioni e sulle concessioni, garantendo così la rapida esecuzione dei progetti stessi. Inoltre, permette di volta in volta incassi elevati.