Overview

Rischi in materia HSE
Le attività industriali di Eni comportano una serie di rischi operativi e cioè la possibilità che guasti, malfunzionamenti, errori umani, sabotaggi o eventi atmosferici possano causare conseguenze negative su ambiente e persone. Eni gestisce con estrema attenzione queste eventualità, applicando rigorosamente la normativa italiana internazionale e adottando le best practice più avanzate. Il rispetto per l’ambiente naturale, gli operatori e le comunità sono integrati direttamente nel nostro sistema di gestione, attraverso procedure e strumenti specifici. Forte è anche il nostro impegno per contrastare i cambiamenti climatici, attraverso l’adesione a iniziative internazionali e algli investimenti nelle energie rinnovabili. Molti altri aspetti completano la nostra gestione del rischio operation, dalla prevenzione dei sabotaggi alle coperture assicurative, dall’applicazione del regolamento REACH allo sviluppo di sistemi per contenete i blow out. In questa pagina e nel documento pdf allegato troverai ogni dettaglio.

I rischi operativi legati alle attività di Eni

Le attività industriali Eni in Italia e all’estero nei settori della ricerca, sviluppo e produzione d’idrocarburi, raffinazione e trasporto di carburanti e altri prodotti infiammabili e produzioni petrolchimiche sono esposte per loro natura a rischi operativi con potenziali conseguenze dannose per le persone, per l’ambiente e per la proprietà. Guasti tecnici, malfunzionamenti di apparecchiature e impianti, errori umani, atti di sabotaggio, perdite di contenimento, collisioni navali, eventi atmosferici avversi possono innescare eventi dannosi quali esplosioni, incendi, fuoriuscite di greggio e gas dai pozzi, rilascio di contaminanti, emissioni nocive. Tali rischi sono influenzati dalla geografia e dalle condizioni climatiche degli ambiti territoriali nei quali sono condotte le operazioni, dalla presenza di ecosistemi sensibili e di specie protette, dalla complessità tecnica delle attività industriali e dalle oggettive difficoltà tecniche nell’esecuzione degli interventi di recupero e contenimento di sostanze liquide o gassose anche in funzione della delicatezza degli ecosistemi circostanti (ad esempio onshore vs offshore, habitat sensibili quali l’Artico, il Golfo del Messico, il Mar Caspio).

Quadro normativo

Per questi motivi le attività del settore petrolifero sono soggette al rispetto di norme e leggi severe e a restrizioni di vario tipo a tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza, sia a livello nazionale sia da protocolli e convenzioni internazionali. Restrizioni di varia natura sulle attività di esplorazione e produzione di idrocarburi possono essere introdotte anche nei Paesi OCSE per motivazioni ambientali o di altra natura quali quelle che si determinerebbero in Italia nel caso in cui l’esito del referendum popolare indetto per il 17 aprile 2016 fosse quello di abrogare quella parte dell’art. 6, c.17, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 “nor- me in materia ambientale” che consente per i giacimenti situati nel mare territoriale di continuare la produzione anche oltre la scadenza della concessione fino all’esaurimento del giacimento. Le 29 concessioni di cui Eni è titolare nel mare territoriale italiano rappresentano circa l’1% delle riserve certe di Eni al 31 dicembre 2015 (6.890 milioni di boe). Entro tale limite e considerando la parte producibile prima delle scadenze delle concessioni, nel caso di abrogazione della norma oggetto del referendum e di mancato rinnovo delle concessioni alla loro naturale scadenza si determinerebbero effetti negativi sulla redditività e generazione di cassa della Società anche per effetto dell’accelerazione degli ammortamenti e dell’esborso anticipato degli oneri di smantellamento dei relativi impianti. Le norme impongono restrizioni e divieti di varie tipologie, prevedono il controllo e il rispetto dei limiti di emissione di sostanze inquinanti in aria, acqua e suolo, limitano il gas flaring e il venting, prescrivono la corretta gestione dei rifiuti e degli scarti industriali, oltre che la conservazione di specie, habitat e servizi ecosistemici, richiamando gli operatori ad adempimenti sempre più rigorosi e stringenti in termini di controlli, monitoraggi ambientali e misure di prevenzione. Gli oneri e i costi associati alle necessarie azioni da mettere in atto per rispettare gli obblighi previsti dalle normative che regolamentano le attività industriali nel campo degli idrocarburi costituiscono una voce di costo significativa nell’esercizio corrente e in quelli futuri.

Impegno di Eni per la HSE

Eni si è dotata di sistemi gestionali integrati, standard di sicurezza e pratiche operative di elevata qualità e affidabilità per assicurare il rispetto della regolamentazione ambientale e per tutelare l’integrità delle persone, dell’ambiente, delle operations, della proprietà e delle comunità interessate. L’accadimento di eventi del tipo di quelli descritti che potrebbe assumere proporzioni anche catastrofiche, è in grado di comportare potenzialmente rilevanti impatti sulla gestione Eni, sui risultati economici e finanziari, sulle prospettive e sulla reputazione, nonché sui ritorni per gli azionisti (in termini di impatti sul corso dell’azione Eni e sul flusso dei dividendi). Le leggi ambientali prevedono che chi inquina debba bonificare e ripristinare lo stato dei suoli e delle acque contaminate dai residui delle attività industriali o a seguito d’incidenti, sversamenti e perdite di varia natura. Eni è esposta in misura rilevante a tali rischi presso tutte le localizzazioni dove svolge attività di ricerca e produzione di idrocarburi con particolare riguardo alle attività condotte negli ecosistemi sensibili. Anche in Italia Eni è esposta a tali rischi sia per le attività di ricerca e produzione d’idrocarburi nell’onshore e nell’offshore, sia per via della numerosità dei propri siti industriali in produzione. Nei siti inattivi Eni ha condotto in passato attività minero-metallurgiche e chimiche che sono state progressivamente dismesse, chiuse, smantellate o riconvertite. Nei siti dismessi Eni è stata chiamata da vari enti pubblici (il Ministero dell’Ambiente, enti locali o altri), attraverso la citazione innanzi alla giustizia amministrativa o civile, a realizzare interventi di bonifica dei terreni e delle falde e di ripristino dell’ambiente in base agli standard e parametri previsti dalla legislazione ambientale corrente. Nonostante Eni abbia reso la dichiarazione di “proprietario non colpevole” poiché non si ritiene responsabile per il superamento di parametri d’inquinamento tollerati dalle leggi di allora e sia subentrato in molti casi ad altri operatori nella gestione di tali siti, non si può escludere che Eni non possa incorrere in tali passività ambientali.

Bonifiche ambientali

Il Bilancio Eni accoglie i costi che dovrà sostenere in futuro per eseguire le bonifiche e i ripristini di aree contaminate a causa delle proprie attività industriali e per i quali è possibile stimare l’ammontare dei relativi oneri in modo attendibile (anche questo costituisce comunque, nelle fasi realizzative, un fattore di incertezza in relazione alla complessità della materia), a prescindere dall’eventuale quota di responsabilità di altri operatori ai quali Eni è subentrato. È ancora possibile che in futuro possano essere rilevate passività addizionali in relazione ai risultati delle caratterizzazioni in corso sui siti d’interesse in base alla normativa ambientale corrente o a futuri sviluppi regolatori e all’esito dei procedimenti amministrativi o giudiziali in corso e ad altri fattori di rischio (v. il punto “Regolamentazione in materia ambientale” di cui alla nota n. 37 al Bilancio consolidato). Il percorso intrapreso da Eni per il progressivo trasferimento in Syndial delle principali attività di bonifica del gruppo rappresenta un elemento di mitigazione di tali rischi in ragione di un presidio centralizzato e tecnicamente qualificato della materia. Con specifico riferimento all’attività di ricerca e produzione degli idrocarburi in base alle normative applicabili in tutte le giurisdizioni dove Eni opera, la società è tenuta a sostenere i costi relativi allo smantellamento di piattaforme e altre attrezzature di estrazione e ripristino delle aree al termine delle attività petrolifere. Il bilancio consolidato accoglie la migliore stima dei costi che Eni dovrà sostenere in futuro a fronte di tali obblighi. Tali stime sono soggette a rischi e incertezze di varia natura (accuratezza della stima, cost overrun, ampiezza dell’orizzonte temporale di stima, inasprimento delle normative locali, sviluppo di nuove tecnologie, ecc.). In riferimento al contesto normativo italiano va ricordata l’entrata in vigore il 29 maggio 2015 della Legge 68/2015, che introduce nel Codice Penale una nuova sessione separata (Titolo IV bis) dedicata ai delitti contro l’ambiente. La nuova legge ha ampliato il campo per cui viene prevista una responsabilità diretta dell’ente per illeciti ambientali modificando anche l’art. 25 undecies del D.Lgs. 231/01 e ricomprendendo anche la violazione di parte di questi nuovi articoli. Eni ha intrapreso specifiche azioni per valutare gli impatti di questa normativa e identificare l’adeguatezza del modello organizzativo/operativo e di controllo vigente (es. formazione, revisione deleghe, adeguatezza del controllo ecc.). In riferimento alla responsabilità dell’impresa sui reati ambientali inclusi nel D.Lgs. 231/2001, (rif. D.Lgs. 121/2011), per assicurare il controllo sulla possibilità di commissione di tali reati, Eni ha definito strumenti di controllo operativo per valutare i rischi e monitorare la corretta operatività nell’ambito delle attività sensibili, in tema ambientale. Il rispetto della biodiversità, la salvaguardia dei servizi ecosistemici e l’uso efficiente e sostenibile delle risorse naturali costituiscono un requisito imprescindibile, in particolare per l’attività di prospezione, ricerca e produzione di idrocarburi, in aree geografiche dove queste condizioni possono anche determinare dei limiti nelle licenze a operare.

Dal contrasto ai cambiamenti climatici ai sistemi anti blow out

Per esigenze di spazio non è possibile esaurire in questa pagina l’intero sistema di gestione dei rischi operativi da parte di Eni, una descrizione completa e dettagliata è disponibile nel documento allegato e nella Relazione Finanziaria Annuale 2015.

Voci collegate

Il rischio di mercato

Eni gestisce attivamente i rischi di mercato, derivanti dall’andamento dei tassi di cambi, dei tassi d’interesse e dei prezzi delle commodity.

Rischio di credito

Eni gestisce in modo differenziato il rischio credito, a seconda che le sue controparti siano di natura commerciale o finanziaria.

Rischio di liquidità

Eni gestisce il rischio liquidità grazie a una specifica struttura finanziaria e allo stato attuale dispone di fonti di finanziamento adeguate.

Rischio Paese

Gran parte delle nostre operazioni si svolge in aree potenzialmente instabili, per questo dedichiamo molta attenzione alla gestione del rischio Paese.

Rischi specifici dell’attività di ricerca e produzione di idrocarburi

Eni valuta e gestisce attivamente i rischi specifici connessi alle operazioni di ricerca, sviluppo e produzione di gas e olio.

Rischi e incertezze associati con il quadro competitivo del settore europeo del gas

Eni si adatta efficacemente all’andamento del mercato europeo del gas, caratterizzato da bassa domanda, ampia offerta e forte competitività.

Rischio di coinvolgimento in procedimenti legali e indagini anticorruzione

Eni gestisce la possibilità di essere coinvolta in azioni legali stanziando un fondo specifico in bilancio e valutando i fattori di rischio.

Rischio di cyber attack

Eni è in grado di continuare o ripristinare la sua operatività in caso di interruzioni, incidenti o cyber attack ai suoi sistemi informativi.
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