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Come opera il Centro Olio Val d’Agri?

Nel ciclo di trasformazione degli idrocarburi dal giacimento fino all’utilizzatore finale, il Centro Olio Val d’Agri si inserisce all’inizio del processo, immediatamente a valle dei pozzi (upstream). Nell’ambito della lavorazione industriale degli idrocarburi, questa fase è la più semplice e meno impattante sull’ambiente. All’interno dello stabilimento il fluido di giacimento proveniente dai pozzi viene fatto passare attraverso sistemi e apparecchiature (linee di trattamento) che hanno la principale funzione di accelerare il naturale processo fisico di separazione nelle sue fasi (acqua di strato, olio e gas). L’olio, stabilizzato per essere trasportato, viene inviato alla Raffineria di Taranto (downstream) per mezzo di un oleodotto dedicato. L’acqua di strato, alla quale viene rimossa la quasi totalità della componente oleosa, viene reiniettata, attraverso pozzi dedicati, nella stessa parte del giacimento nella quale essa è naturalmente presente. Il gas, da cui viene rimossa la componente acida, viene immesso nella rete di distribuzione nazionale per l’utilizzo finale da parte degli utenti. La componente acida viene definitivamente trattata, trasformandola per il 99,9 % in zolfo puro.


In cosa consistono le anomalie di funzionamento del Centro Olio di cui spesso si sente parlare e che cosa comportano?

Si tratta, in realtà, di fasi di funzionamento diverse dalle condizioni operative standard. A seconda delle condizioni vengono messi in atto, se necessari, diversi sistemi di sicurezza, tra cui l’attivazione della fiaccola in casi specifici. L’attivazione del sistema di fiaccola è la conferma che il sistema di sicurezza funziona correttamente.
Il sistema rappresenta uno dei più importanti dispositivi di sicurezza per la popolazione e per i lavoratori del Centro Olio.


Cosa prevede il progetto di Apprendistato di primo livello in Val d’Agri?

L’Apprendistato di primo livello ha preso avvio lo scorso 12 ottobre con l’inizio delle lezioni per i 39 allievi del quarto anno dell’Istituto tecnico 'Petruccelli – Parisi' di Moliterno che per due anni affiancheranno all’impegno scolastico un’esperienza di lavoro e formazione nelle strutture di Eni. Fino al diploma, i giovani apprendisti svolgeranno un percorso formativo della durata di 370 ore articolato su 3 fasi. La prima vede il coinvolgimento degli studenti in 190 ore di formazione generale, per poi, nella seconda fase, concentrarsi su una formazione specifica in azienda per 180 ore totali. Dopo la pausa estiva, verrà avviata la terza fase: gli studenti, seguiti da un tutor, svolgeranno le quotidiane attività per le quali sono stati formati tra il Distretto Meridionale e gli impianti del COVA.


Cos'è Necst?

Eni è partner del progetto Erasmus+ Necst, il nuovo approccio digitale per conoscere il mondo dell'energia. In linea con i programmi educativi promossi dall'Unione Europea, Necst vuole proporre un'offerta formativa innovativa e inclusiva, incentrata sulle questioni energetiche e sulla base delle potenzialità offerte dall'Ict. Il progetto si basa sulla collaborazione tra studenti e professori 4 Paesi europei.


Perché Eni sceglie di pubblicare il Local Report "Eni in Basilicata"?

In un'ottica di massima trasparenza e accessibilità dei contenuti, dal 2012 Eni pubblica il Local Report "Eni in Basilicata", un rapporto pubblico nel quale sono illustrati i risultati raggiunti e i progetti futuri previsti in Basilicata. Anche il Local Report 2014 descrive le attività e gli impegni di Eni in tema di lavoro, sviluppo locale, ambiente, salute e sicurezza delle persone.


Quanti pozzi ricadono nell’area del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese? Quanti in aree SIC e ZPS?

I pozzi ricadenti nel perimetro del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese potenzialmente produttivi sono 13, ubicati in sole 7 aree pozzo grazie all’ottimizzazione dell’impatto ambientale avviata da eni fin dalle prime perforazioni. Questi sono stati realizzati prima del 2007, anno in cui l’ente è stato istituito. Per qualsiasi tipo di operazione legata a tali pozzi, incluse le attività di manutenzione, eni trasmette la documentazione e le richieste anche all’ente Parco che esprime il suo parere. Una volta avviata la fase di produzione, il trasporto dell’olio viene effettuato a mezzo condotte sotterranee, per cui non ci sono impatti dovuti a movimentazione di mezzi, emissioni o rumore. Al termine delle attività produttive, le aree sono ripristinate allo stato precedente, anche mediante la ripiantumazione di alberi e altre specie autoctone. I pozzi che ricadono in aree SIC e ZPS sono 12, distribuiti su 6 cluster, ovvero postazioni sulle quali sono presenti più di un pozzo. Molte aree SIC e ZPS ricadono nel perimetro dell’area Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Se queste ultime non sono comprese nei confini del Parco, richiedono una serie di documentazioni aggiuntive da consegnare in Regione all’ufficio Compatibilità Ambientale, in base alla normativa prevista per la Rete Natura 2000, come per esempio la valutazione d’incidenza che viene allegata alla valutazione di impatto ambientale e che studia l’impatto sulla flora, sulla fauna e sull’ecosistema in generale. Questo documento viene prodotto, in forma di pre-valutazione, anche laddove l’area pozzo, pur non ricadendo all’interno di un’area SIC o ZPS, è comunque ubicata in prossimità delle stesse, nel raggio di pochi chilometri.


Che cos’è l’Osservatorio Ambientale?

Con sede in Marsico Nuovo, l’organismo è previsto nell’ambito del Protocollo d’intenti tra Regione ed eni quale misura di compensazione ambientale in relazione al progetto di sviluppo petrolifero nell’area della Val d’Agri. Dal 3 marzo 2011 (data dell’inaugurazione), è l’organo regionale preposto alla gestione e al monitoraggio dei dati e delle procedure sui temi dell’ambiente e della tutela del territorio. Costituisce il luogo, accessibile a tutti gli stakeholder, nel quale sarà possibile monitorare quantità e qualità dell’attività estrattiva e di tutte le sue implicazioni ambientali e sanitarie, ottenendo informazioni, valutazioni, chiarimenti; uno spazio nel quale sarà possibile avere indicazioni su ciò che sta succedendo sul territorio. L’Osservatorio può promuovere iniziative per assicurare il diritto dei cittadini a ottenere una corretta e documentata informazione, attraverso il sito www.osservatoriovaldagri.it, sulle problematiche ambientali del territorio e sulla salute, nonché le attività necessarie per la valutazione dello stato ambientale e della salute dell’ecosistema e delle popolazioni. eni fornisce la struttura che ospita l’Osservatorio. eni ha sottoscritto il 19 aprile 2012 il verbale di consegna dell’Osservatorio Ambientale alla Regione Basilicata, che prevede in carico ad eni il mantenimento della struttura per 15 anni, nel rispetto di quanto previsto dal Protocollo di Intenti del 1998. Per assolvere al meglio le sue funzioni, l’Osservatorio ha avviato importanti collaborazioni con realtà di primissimo livello, quali CNR, Istituto Superiore di Sanità e Università Bocconi.


Quali sono le nuove norme in materia di ricerche di idrocarburi, l’art. 16 del “decreto liberalizzazioni‘?

L’articolo 16 del Decreto Legge su concorrenza e liberalizzazioni prevede le modalità di destinazione di una quota delle maggiori entrate erariali per lo Stato derivanti da nuovi investimenti di ricerca e sviluppo delle risorse energetiche nazionali, con l’obiettivo di sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori di insediamento degli impianti produttivi e dei territori limitrofi. Le modalità suddette devono essere stabilite con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico. Il testo del DL Liberalizzazioni (Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale 24 marzo 2012, n. 71 dopo la definitiva approvazione della Camera dei Deputati.


Rispetto al Protocollo d’Intenti del 1998, ci sono state inadempienze da parte di eni. Se sì, perché?

Su buona parte degli Accordi Attuativi vigeva la clausola sospensiva che subordinava la realizzazione delle attività all’avveramento di una condizione: sarebbero rimasti in stand-by fino a quando non fossero divenuti esecutivi tutti i provvedimenti amministrativi, le autorizzazioni, i pareri e i nulla osta di competenza regionale e non, che avrebbero consentito a eni di dare corso ai programmi di sviluppo (ampliamento Centro Olio, posa oleodotto, sviluppo Trend 1). Gli Accordi per i quali è stata prevista la clausola sospensiva sono: il numero 2 che obbligava eni a concorrere alla realizzazione di programmi regionali per lo sviluppo sostenibile; il numero 4 in base al quale eni avrebbe dovuto sostenere i costi della gestione del sistema di monitoraggio; il numero 5 che stabiliva per eni l’obbligo di contribuire per 2/3 al completamento delle reti di distribuzione del gas metano; il numero 6 che prevedeva un anticipo delle royalty; il numero 8 che prevedeva la costituzione, insieme alla Regione Basilicata, della Società Energetica Regionale S.E.R., una società per azioni che avrebbe dovuto rendere disponibile energia a basso costo; il numero 9 che stabiliva la partecipazione al capitale di una Società Regionale di Sviluppo; il numero 10 che obbligava eni a stipulare un accordo con la Regione Basilicata per l’erogazione di borse di studio, dottorato e post dottorato, corsi di specializzazione sui temi dell’ambiente, dell’energia, del management delle risorse e dell’innovazione tecnologica. Da parte di eni non si sono registrate inadempienze rispetto agli accordi assunti. Soltanto in alcuni casi, gli accordi sono stati superati da nuove determinazioni, il che ha portato a una revisione degli accordi stessi alla luce delle mutate necessità del contesto. eni ha superato la condizione sospensiva dando attuazione agli Accordi, pur non avendo ancora completato tutte le attività previste nel Trend 1 per la produzione di 104.000 barili giorno di olio.


Tra gli accordi del ’98 vi è la costituzione di una Società Energetica Regionale. Qual è la situazione attuale?

Il Protocollo d’Intenti firmato nel 1998, all’articolo 4, prevedeva l’impegno da parte di eni a partecipare alla costituzione di una società energetica regionale avente come obiettivo prioritario quello “di rendere disponibile energia elettrica a basso costo in modo da essere competitiva nel futuro mercato elettrico nazionale‘, sfruttando le condizioni logistiche favorevoli della presenza di gas in zona per l’alimentazione di una centrale a ciclo combinato turbogas. Il relativo Accordo Attuativo non è mai stato sottoscritto. Nel frattempo le mutate condizioni del mercato energetico (liberalizzazione, Decreto Letta e Bersani, Legge Marzano) e la costituzione della SEL con Legge Regionale n. 13 del 2006, hanno fatto considerare superato l’impegno assunto.


Cos’è e come viene calcolato l’indice QE?

L’indice QE è la Quota Energetica del costo della materia prima gas. Viene espresso in euro per mega joule e utilizzato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas nella determinazione del prezzo di vendita del gas naturale distribuito attraverso la rete urbana. Questo indice è quindi definito in centesimi di euro per MJ (mega joule), assumendo che un metro cubo standard di gas equivalga a 38,52 MJ. I valori QE vengono comunicati trimestralmente dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas.


Cosa vuol dire Regione Obiettivo 1?

È l’obiettivo prioritario della politica regionale europea in favore delle Regioni in ritardo di sviluppo. In Italia l’Obiettivo 1 agisce sotto il controllo del Ministero dell’Economia e delle Finanze e interessa le Regioni del sud: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e, in regime di sostegno transitorio, il Molise. Il documento di programmazione generale dell’Obiettivo 1 è il Quadro comunitario di sostegno, attuato tramite programmi operativi a titolarità regionale e di alcune Amministrazioni centrali.


Anche per il gas estratto in Basilicata è previsto il versamento di royalty?

Il gas estratto in Basilicata è soggetto al pagamento di royalty per la quota eccedente i primi 20 milioni di metri cubi di produzione, secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 625/1996. Per il calcolo delle royalty sul gas estratto, si fa riferimento all’indice QE - Quota Energetica del costo materia prima del gas naturale (L. 239/2004).


A cosa vengono destinate le royalty in Basilicata?

I proventi derivanti dalle royalty entrano a far parte del Bilancio dell’Ente beneficiario senza alcun vincolo di destinazione, anche se quest’ultimo ha il compito di far leva su tali risorse per implementare progetti e strategie che siano facilitatori di sviluppo locale. Per quanto riguarda le ricadute sui Comuni interessati dalle attività, la Regione Basilicata, con la L.R. 40/1995 e s.m.i., ha individuato il comprensorio interessato dalle estrazioni petrolifere e inoltre ha circoscritto un territorio di 35 Comuni su cui far ricadere le azioni tese allo sviluppo economico e all’incremento industriale individuando nel bilancio di previsione, per la stessa area, un “fondo per lo sviluppo delle attività economiche e per l’incremento produttivo e industriale‘ finanziato utilizzando il 3% delle risorse provenienti dalle royalty. Di più recente implementazione è invece il “Programma Operativo Val d’Agri, Melandro, Sauro, Camastra‘ siglato nel 2003, che ha l’obiettivo di reinvestire sul territorio le risorse provenienti dalle royalty per generare uno sviluppo di qualità, di intesa con le autonomie locali e le forze economiche e sociali.


Come sono calcolate le royalty?

Il calcolo delle somme dovute è effettuato in controvalore (inteso come il valore di mercato, solitamente in denaro, di un bene nell’ambito di una compravendita). In questo caso il valore è dato da: produzione di idrocarburi (euro) * royalty dovute (%) calcolato, per l’olio, sulla media del prezzo di vendita fatturato dalla compagnia e, per quanto riguarda il gas, sulla media aritmetica dell’indice QE calcolato per ciascun trimestre dell’anno di rifermento. Ai fini del calcolo dell’importo totale di royalty dovute dalla produzione annuale di idrocarburi, vengono sottratte delle quote fisse stabilite per legge esenti dalla tassazione. Si riportano nella tabella sottostante le aliquote applicate in Italia sul prodotto dell’estrazione di idrocarburi.
Da gennaio 2009, per le produzioni di idrocarburi liquidi e gassosi ottenute in terraferma, l’aliquota di prodotto è stata elevata dal 7 al 10% (L. 99/2009). L’incremento è interamente assegnato al “Fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti nelle regioni interessate dalla produzione di idrocarburi‘. Il DL 83/2012 “Decreto Sviluppo‘ ha elevato del 3% (10% in totale per gas e 7% in totale per l’olio) anche la quota royalty da corrispondere annualmente sul gas prodotto da concessioni offshore.


Che tipologia di aziende fanno parte dell’indotto delle attività estrattive?

Le aziende che operano nell’indotto legato alle estrazioni petrolifere si occupano di fornitura di beni, servizi e lavori. In maniera esemplificativa, fornitura di beni necessari alle attività petrolifere, servizi di ingegneria, progettazione impianti, servizi di supervisione, smaltimento dello zolfo, servizi di logistica e gestione magazzino, trasporto, bonifica, servizi di manutenzione degli impianti, manutenzione delle aree verdi, lavori di costruzioni meccaniche, civili ed elettro-strumentali.


Come vengono selezionate le aziende che lavorano nell’indotto eni?

I contratti eni vengono assegnati, per la quasi totalità, a fronte di gara d’appalto e le aziende che partecipano alle gare sono qualificate nella Vendor List societaria. La qualifica per gli specifici Gruppi Merce, identificativi delle varie tipologie di attività, si attiva generalmente a fronte di autocandidatura attraverso il sito eni dedicato (www.eni.com - sezione Fornitori) garantendo tracciabilità, trasparenza e parità di trattamento. Il Processo di Qualifica è mirato a valutare la capacità tecnica e gestionale, l’affidabilità etica, economica e finanziaria di un’azienda e risulta più o meno approfondito in relazione alla complessità/criticità dell’attività che viene svolta dall’azienda stessa.


Che validità temporale ha la qualifica? Deve essere aggiornata periodicamente?

La qualifica ha validità di 36 mesi, al termine dei quali lo status di qualifica viene riverificato ed eventualmente aggiornato.
Qualora nell’arco dei suddetti 36 mesi dovessero intervenire cambiamenti societari, questi devono essere tempestivamente comunicati e lo stato di qualifica viene contestualmente riverificato. Le aziende che lavorano con eni sono “monitorate‘ attraverso un sistema di feedback, mirato a valutare il comportamento sia durante l’iter di gara sia nel periodo di vita dei contratti; di conseguenza, lo stato della qualifica potrebbe essere rivisto nei casi di eventuali feedback negativi tecnici o connessi a eventuali fatti illeciti.


Cosa deve fare un’azienda lucana per proporsi come fornitore del DIME?

Posto che l’inserimento nelle Vendor List non comporta alcun obbligo o impegno per eni in ordine all’effettiva assegnazione di appalti e/o forniture di beni e/o servizi alle aziende che hanno conseguito tale inserimento, anche le aziende lucane devono presentare autocandidatura nel sito eni preposto. L’Unità Approvvigionamenti presso il DIME fornisce le indicazioni sulle modalità e si pone, nei casi in cui richiesto, come interfaccia tra la preposta Unità di Qualifica (di sede a San Donato Milanese) e il DIME stesso.


Esiste una policy eni che obbliga le ditte contrattiste a porre in essere misure di prevenzione e tutela della salute?

Eni non può obbligare i suoi contrattisti ad adottare misure di prevenzione, poiché il compito di tutelare al meglio i propri lavoratori spetta a ciascuna ditta. Tuttavia, il processo di selezione dei fornitori in eni include un’analisi della loro capacità
di garantire i criteri di sicurezza sul lavoro, la tutela della salute, la gestione della qualità, la salvaguardia ambientale e l’osservanza di standard internazionali in materia di diritto del lavoro, oltre a requisiti di carattere economico, tecnico, produttivo e organizzativo. Il DIME, oltre a verificare l’adempimento delle ditte che operano nei propri siti ai più importanti obblighi legislativi, ne promuove il miglioramento continuo attraverso un programma dedicato (Piano di Miglioramento delle Ditte Contrattiste).


Quali sono le misure che eni pone in essere per prevenire i rischi di malattie?

Da quando è stato aperto il COVA esiste un protocollo sanitario a cui vengono sottoposti tutti i lavoratori, diversificato a seconda che riguardi gli operatori di produzione che operano all’interno del Centro (in tal caso questi dovranno sottoporsi a controlli ogni sei mesi) o i lavoratori che frequentano il Centro saltuariamente (i quali dovranno sottoporsi ai controlli una volta all’anno). I controlli periodici consistono in: analisi di laboratorio, spirometria, visita audiometrica, elettrocardiogramma, visita di medicina del lavoro durante la quale vengono considerati gli apparati cardiovascolare, osteoarticolare e neurologico.

Vi sono relazioni fra le attività di Eni e il lago del Pertusillo?

Il Centro Olio Val d’Agri non ha scarichi diretti in corpo idrico superficiale. Infatti, nel rispetto della normativa vigente, le acque reflue industriali prodotte vengono interamente convogliate all’impianto consortile, che effettua il trattamento delle stesse per il successivo scarico in corpo idrico superficiale in conformità alle autorizzazioni in suo possesso. La rete di monitoraggio piezometrica e dei corpi idrici superficiali intorno al Centro Olio prevede l’effettuazione di analisi in contraddittorio con ARPAB ed esclude ogni contaminazione esterna.

Ai fini di una corretta analisi circa la provenienza degli idrocarburi nell’invaso, è necessario effettuare analisi di dettaglio finalizzate all’individuazione delle singole specie appartenenti al grande gruppo degli idrocarburi totali.

Tra le possibili cause di contaminazione, ci sono:

  • attività industriali
  • impianti di potabilizzazione non adeguati
  • oli lubrificanti usati
  • acque reflue piovane che puliscono le strade dai sedimenti oleosi depositati sull’asfalto;
  • cause naturali, come la fuoriuscita di idrocarburi da sorgenti di acqua (come avviene ad esempio a Tramutola).

Cosa è la reiniezione delle acque di produzione?

La reiniezione delle acque nelle unità geologiche profonde da cui provengono è connaturata alla stessa attività di estrazione in quanto entrambe costituiscono parte del medesimo "ciclo produttivo chiuso" della separazione degli idrocarburi liquidi e gassosi. La reiniezione delle acque di produzione, ottenute dalla separazione dagli idrocarburi, è considerata la best practice fra le diverse opzioni di gestione delle acque.


Cosa sono le acque di strato?

Tutti gli idrocarburi estratti dai giacimenti sono associati ad acqua salata, fino ad un rapporto idrocarburo/acqua che può essere molto basso, ai limiti dell’economicità del processo di estrazione e produzione. I fluidi di strato (idrocarburi ed acqua) riempiono completamente gli spazi intergranulari o le fratture della roccia serbatoio. Le acque di strato non sono un rifiuto pericoloso in quanto la loro composizione è il risultato di un equilibrio chimico-fisico con l’ambiente che le contiene. Il fluido è composto da: acqua salata come quella di mare (che si arricchisce o si impoverisce nel tempo di elementi diversi, a seconda della storia geologica dell’area) e fluidi circolanti (nonché della composizione delle rocce in cui esse sono contenute). La reiniezione in giacimento delle acque di strato, applicata da sempre nell’industria petrolifera internazionale, costituisce il metodo più sicuro e con minore impatto sull’ambiente per riposizionare le acque di strato, separate dagli idrocarburi, nelle stesse formazioni geologiche dalle quali provengono, come attesta anche la normativa ambientale vigente. La tecnica prevede che le acque vengano reiniettate nella roccia serbatoio di origine, da cui sono state estratte insieme agli idrocarburi.


Che cos’è la fiaccola? Cosa brucia?

La fiaccola è un sistema utilizzato per gli scarichi d’emergenza. Essa deve rimanere accesa (fiamma pilota) perché nel caso in cui sia necessario depressurizzare l’impianto per metterlo in completa sicurezza, permette di evacuare immediatamente il gas presente nelle linee evitando che rimanga in pressione nelle stesse. Il sistema torce è composto da tre torce elevate e da una torcia a terra. In condizioni normali, la fiaccola non fa altro che bruciare una quantità minima di gas che permette di mantenere la fiamma accesa e garantire la sicurezza dell’impianto. La fiaccola ha la stessa funzione della fiamma di sicurezza della caldaia di casa: quando in casa c’è bisogno di produrre acqua calda, si accende la fiamma ed è la garanzia che non ci sia dispersione in atmosfera di gas pericolosi poiché viene bruciato il gas presente nell’impianto.


Che cos’è il CANSOLV?

Il CANSOLV è una nuova tecnologia di processo installata nell’ambito della costruzione della Quinta linea del Centro Olio Val d’Agri, che consentirà di migliorare ulteriormente le prestazioni ambientali dell’impianto in termini di abbattimento dell’SO2 residua nei fumi emessi dalla nuova unità di termo ossidazione. L’impiego del CANSOLV permetterà di diminuire il tenore della SO2 residua nei fumi di circa il 10%


Che cos'è Eni Award?

Il premio Eni Award è stato ufficialmente istituito nel luglio 2007 per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull’ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori. Il premio è bandito con cadenza annuale e conta su un consolidato e prestigioso network di ricercatori nel campo dell'energia e dell'ambiente. L’obiettivo è di monitorare e incentivare le migliori ricerche e i più importanti scienziati al mondo nel campo dell’energia, con l’ambizione di divenire una sorta di Nobel dell’Energia.


Nelle attività di coltivazione degli idrocarburi in Val d’Agri si utilizza la fratturazione idraulica (fracking)?

La tecnica della fratturazione idraulica, comunemente nota come fracking, è una tecnologia utilizzata in maniera estensiva specificatamente per la coltivazione degli idrocarburi non convenzionali (shale gas, shale oil).
La distinzione fra Risorse Convenzionali e Non Convenzionali risiede, oltre che nelle modalità operative di produzione, soprattutto nelle modalità di accumulo degli idrocarburi.
Le Risorse Convenzionali sono rinvenute in strutture geologiche definite e ben delimitate (trappole) che una volta messe in produzione danno origine ai "Giacimenti".
La produzione può avvenire in quanto questi accumuli sono dotati di una pressione naturale che spinge gli idrocarburi  verso la superficie.
Le Risorse Non Convenzionali sono distribuite in modo pervasivo all’interno di particolari strati geologici e con dimensioni areali dell’ordine delle migliaia di chilometri quadrati.
La produzione di questi idrocarburi può avvenire solo tramite l’impiego di tecnologie specifiche. In questi accumuli, al contrario di quelli convenzionali, non vi è quasi pressione naturale ed il movimento degli idrocarburi può avvenire solo per mezzo della creazione di una permeabilità artificiale generata con la fratturazione idraulica.

Le attività di coltivazione degli idrocarburi in Val d’Agri appartengono alla categoria delle Risorse Convenzionali per le quali non è necessaria l’applicazione del fracking.


Cosa sono i fluidi di perforazione?

I fluidi di perforazione sono utilizzati per l’asportazione dei detriti di perforazione dal fondo del pozzo e il loro trasporto in superficie, il raffreddamento e la lubrificazione dello scalpello. Inoltre, questi fluidi permettono il consolidamento delle pareti del pozzo e dunque la stabilizzazione del foro per evitarne movimenti durante le attività di perforazione. Grazie all’utilizzo dei fluidi di perforazione è possibile attuare il contenimento delle pressioni del giacimento per contrastare l’ingresso di fluidi di strato nel pozzo.


Le operazioni di estrazione possono inquinare le falde acquifere? E il suolo? Qual è la composizione dei fluidi di perforazione?

Le attività di perforazione che prevedono un attraversamento delle falde acquifere sono realizzate utilizzando acqua potabile con additivi di origine vegetale; i fluidi superficiali utilizzati nelle prime fasi di perforazione sono totalmente ecocompatibili. Alcune tipiche sostanze di uso comune contenute nei fluidi di perforazione, a titolo esemplificativo sono: lo stearato di calcio (stabilizzante e lubrificante non tossico); la gomma di guar, ottenuta dai semi del guar (usato come addensante nell’industria alimentare, indicato con la sigla E412);le argille comuni quali la bentonite; il carbonato di calcio e l’ematite; viscosizzanti polimerici di origine sintetica (d’uso comune nel comparto tessile/sanitario).


Vi sono relazioni fra le attività di Eni e il lago del Pertusillo?

il Centro Olio Val d’Agri non ha scarichi diretti in corpo idrico superficiale. Infatti, nel rispetto della normativa vigente, le acque reflue industriali prodotte vengono interamente convogliate all’impianto consortile, che effettua il trattamento delle stesse per il successivo scarico in corpo idrico superficiale in conformità alle autorizzazioni in suo possesso. La rete di monitoraggio piezometrica e dei corpi idrici superficiali intorno al centro oli prevede l’effettuazione di analisi in contraddittorio con ARPAB ed esclude ogni contaminazione esterna.
Ai fini di una corretta analisi circa la provenienza degli idrocarburi nell’invaso, è necessario effettuare analisi di dettaglio finalizzate all’individuazione delle singole specie appartenenti al grande gruppo degli idrocarburi totali. Tra le possibili cause di contaminazione, ci sono:

  • attività industriali;
  • impianti di potabilizzazione non adeguati;
  • oli lubrificanti usati;
  • acque reflue piovane che puliscono le strade dai sedimenti oleosi depositati sull’asfalto;
  • cause naturali, come la fuoriuscita di idrocarburi da sorgenti di acqua (come avviene ad esempio a Tramutola).

Si può estrarre petrolio da un’area protetta nel rispetto dell’ambiente?

Sì, se si ripristina l’ambiente intorno alle infrastrutture create per consentire l’attività estrattiva. Nessun nuovo pozzo è previsto nel perimetro del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Tuttavia è possibile estrarre petrolio all’interno di una zona sottoposta a tutela, ovviamente secondo quanto previsto dal regolamento delle attività all’interno del Parco. La Val d’Agri è riconosciuta come una zona ricca di biodiversità ed ecologicamente sensibile; gran parte del suo territorio ricade all’interno del Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese ed è ricca di siti SIC e ZPS di importanza comunitaria.
I pozzi rientranti all’interno del perimetro di suddette aree protette, sono stati tutti oggetto di autorizzazioni rilasciate in tempi precedenti l’istituzione del parco. Per ridurre al minimo eventuali impatti potenziali, Eni ha quindi effettuato una serie di attività di monitoraggio della biodiversità a livello di sito specifico. Un esempio è quanto attuato in corrispondenza delle aree in cui sorgono i pozzi Cerro Falcone 2X e Caldarosa 1, appartenenti alla Rete Natura 2000. La realizzazione delle due piazzole all’interno delle foreste di faggio ha comportato il taglio degli alberi con conseguente alterazione del microclima e della struttura all’interno della foresta. Per effetto di una maggiore esposizione al vento delle piante ai bordi delle piazzole, si sono avuti cambiamenti nel suolo e nella flora con appassimenti più o meno diffusi nella chioma. L’obiettivo di Eni è stato quello di identificare i sistemi di mitigazione e ripristinare lo stato iniziale dell’area in cui ha realizzato gli interventi. Pertanto al fine di recuperare il margine della foresta è stata piantata una fila di arbusti eliofili (che necessitano di un’illuminazione intensa), presi nelle immediate vicinanze per creare un muro di protezione che ha consentito il rigeneramento della foresta di faggio. Annualmente il monitoraggio dello stato del sottobosco è effettuato attraverso foto zenitali da un pallone aerostatico.


Cosa prevede il Protocollo Sanitario adottato per i lavoratori del DIME?

Presso il Distretto Meridionale viene applicato un Protocollo sanitario molto rigoroso, cui sono sottoposti tutti i dipendenti Eni. Esso prevede controlli periodici, eseguiti ogni sei mesi per il personale operativo presso il Centro Olio Val d’Agri (più del 50% del tempo impiegato in attività operative) e con cadenza annuale per gli altri dipendenti (impegnati per meno del 50% su siti di produzione). Tali controlli sono definiti dal Medico Competente e consistono in analisi di laboratorio, spirometria, visita audiometrica, elettrocardiogramma, visita di medicina del lavoro durante la quale vengono considerati gli apparati cardiovascolare, osteoarticolare, neurologico e respiratorio.


Quali sono gli strumenti di valutazione dei rischi connessi alla sicurezza usati dal DIME?

Il DIME adotta i seguenti documenti:

  • Documento di Salute e Sicurezza Coordinato (DSSC): identifica la valutazione e la prevenzione dei potenziali rischi connessi alle attività; individua le misure e le modalità operative indicando i potenziali rischi, le soluzioni adottate e le misure di prevenzione che sono poi passate e sottoscritte dalle ditte contrattiste che operano all’interno di ciascun luogo di lavoro eni; contiene le indicazioni relative alle attività di informazione e formazione dei lavoratori e individua le figure responsabili ai fini della tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente;
  • Documento di Valutazione del Rischio (DUVRI): è il riferimento per le specifiche Valutazioni di Rischio per attività potenzialmente critiche (quali per esempio operazioni simultanee o di sollevamento) o per attività non routinarie/particolari;
  • Rapporto di Sicurezza per il COVA, redatto ai sensi del D.Lgs. n. 334: è approvato dal Comitato Tecnico Regionale e aggiornato periodicamente. Il documento individua, all’interno e all’esterno dello stabilimento, gli eventuali scenari incidentali possibili, al fine di attuare sistemi di prevenzione e protezione.

Quali norme, procedure e dispositivi di prevenzione e sicurezza sono previsti per i lavoratori del COVA, l’area industriale attigua e la cittadinanza residente nei pressi per evitare e far fronte a eventuali incidenti all’interno dell’impianto?

Il petrolio greggio è classificato come liquido infiammabile: tutti gli impianti con capacità di stoccaggio del petrolio greggio oltre le 50 mila tonnellate rientrano nel campo di applicazione della direttiva “Seveso Ter‘ sui rischi di incidente rilevante; è definito come "incidente rilevante" un evento quale un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento. Anche il COVA rientra in questa classificazione. Allo scopo nel 2009 la Prefettura di Potenza ha predisposto, sulla base degli scenari incidentali ritenuti come credibili nel Rapporto di Sicurezza elaborato da eni, un piano di emergenza esterna del COVA con il coinvolgimento di tutti gli attori presenti sul territorio, compresa la Provincia di Potenza, la Regione Basilicata, i Vigili del Fuoco, i Comuni di Viggiano e Grumento Nova, l’Arma dei Carabinieri, l’ASL. Il piano prevede le opportune azioni sia a carico delle Autorità Pubbliche sia della popolazione. Il Piano di Emergenza Esterna deve essere aggiornato almeno ogni tre anni ed è attualmente in fase di aggiornamento.
Nel corso del 2009 è stata organizzata un’esercitazione di emergenza con la collaborazione del Comune di Viggiano e dei Vigili del Fuoco di Potenza. Una nuova esercitazione sarà effettuata dopo l’aggiornamento del Piano di Emergenza Esterna.


Questa pagina è stata aggiornata il 18/05/17