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Studi Eni e INGV in Val d’Agri: nel 2016 nessun evento microsismico in zona pozzo Costa Molina 2

La  microsismicità indotta dalla re-iniezione è in diminuzione nel tempo con eventi sempre più radi e di magnitudo più bassa.

Il contratto di collaborazione di Eni con INGV nel periodo 2013-2015, nasce da una prescrizione del Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità della Regione Basilicata.

Le relazioni annuali finora pubblicate (2014 e 2015) hanno presentato un quadro esaustivo della sismicità presente in Val d’Agri utilizzando sia i dati della Rete Sismica Nazionale (RSN) che i dati della rete Eni implementata già nel 2001.

In un contesto di provata sismicità naturale ben conosciuta, gli studi hanno evidenziato che in Val d’Agri è presente anche una microsismicità indotta da attività antropiche: riempimento e svuotamento dell’invaso artificiale del Lago Pertusillo e re-iniezione del pozzo Costa Molina 2.

La  microsismicità indotta dalla re- iniezione è andata diminuendo nel tempo con eventi sempre più radi e di magnitudo più bassa.

Questo trend di diminuzione è particolarmente evidente nel 2013 e nel 2014 e si è azzerato del tutto dal luglio 2015 e per l’intero 2016: lo scorso anno, la rete Eni non ha rilevato alcun evento microsismico nella zona di riferimento del pozzo Costa Molina 2.

I dati grezzi registrati dalla rete microsismica di Eni sono da sempre disponibili alla Regione Basilicata e a INGV.

 

  • Il monitoraggio microsismicoIl monitoraggio microsismico
  • Sismicità indotta/innescataSismicità indotta/innescata

 
L’attività di monitoraggio microsismico da parte di Eni è iniziata a luglio 2001 con l’installazione di 8 stazioni sismologiche. La rete è stata progressivamente infittita e attualmente è costituita da 15 stazioni con una copertura di circa 1600 km2. A queste si aggiungono le stazioni della Rete Sismica Nazionale, presenti nell’ aree, che consentono un ulteriore controllo della Val d’Agri.

La rete Eni di monitoraggio sismico ha la finalità di monitorare l’area, ove avviene la coltivazione del giacimento per tutto il periodo dell’estrazione e anche per un congruo intervallo di tempo successivo, proseguendo l’aggiornamento e il miglioramento della rete al fine di realizzare un controllo efficace dell’attività sismica dell’area.

Da agosto 2002 è operativa la procedura di caricamento automatico di tutti i dati raw registrati dalla rete in formato digitale a cui possono accedere la Regione Basilicata e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La Regione Basilicata si è avvalsa del CNR di Tito per l’analisi e l’interpretazione dei dati. In questo modo, i dati della rete Eni sono stati resi disponibili alla comunità scientifica che li ha utilizzati per ottenere risultati di alto livello pubblicati sulle maggiori riviste internazionali. L’INGV, su prescrizione della Regione e dell’ARPAB, ha in corso un’analisi dei dati della rete Eni.

Inoltre i dati microsismici sono acquisiti in continuo, elaborati da unità specialistiche di Eni e trasmessi con frequenza mensile all’Osservatorio Ambientale Val d’Agri che li rende fruibili a tutti i cittadini, e al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. A partire da ottobre 2013 Eni ha attivato una collaborazione con INGV con la finalità di far verificare, da un ente terzo internazionalmente riconosciuto, la rete microsismica attualmente installata e i dati da essa acquisiti, condurre studi specialistici sulle tematiche del monitoraggio sismico e geochimico ambientale in Val d’Agri e compiere ricerche approfondite sulla sismicità naturale dell’area e sulle cause antropiche che eventualmente la influenzano.

Tutte le conoscenze e i dati acquisiti saranno messi a disposizione delle autorità di controllo, delle istituzioni e delle comunità.


La letteratura sismologica utilizza comunemente i termini "indotto" e "innescato" per descrivere i terremoti causati da azioni umane.
I terremoti indotti sono eventi in cui le attività antropiche sono responsabili esclusive dei terremoti.
Al contrario, i terremoti innescati sono eventi dove lo stress su una faglia è tettonico (naturale), ma le attività umane perturbano leggermente lo stress sulla faglia stessa, procurando il verificarsi del terremoto prima (o dopo) del suo accadimento naturale.
In entrambe i contesti è importante sottolineare l'importanza di un idoneo sistema di monitoraggio e prevenzione e di un'adeguata educazione civica.

Nonostante non se ne conoscano i meccanismi e le possibili correlazioni la più moderna letteratura scientifica attribuisce a molteplici fenomeni sia naturali che antropici la possibilità di innescare sismicità. Ad esempio:

  • Attrazione della luna e del sole;
  • Maree;
  • Eruzioni vulcaniche;
  • Impatti di meteoriti;
  • Frane;
  • Test nucleari;
  • Gestione degli invasi idrici (Dighe);
  • Miniere;
  • Geotermia;


La coltivazione degli idrocarburi in generale implica piccole variazioni dell’equilibrio naturale, a scala molto limitata e comunque di ordini di grandezza inferiori rispetto ad altri fenomeni naturali in grado di innescare in qualsiasi momento attività sismica.
In aggiunta è da dire che la situazione italiana sia sotto il profilo geologico che operativo è di impatto modesto su questo tema poiché i pozzi perforati così come i volumi di idrocarburi estratti e le acque di strato reiniettate in giacimento hanno valori molto bassi se paragonati a quei casi indiziati di sismicità indotta.

documenti allegati


Questa pagina è stata aggiornata il 14/07/17