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Le sorgenti di Tramutola

Le sorgenti di Tramutola

  
La Val d’Agri è nota fin dall’antichità per la presenza di numerosi affioramenti spontanei di idrocarburi; famoso è il caso di Tramutola. Secondo alcune leggende del luogo sembra che nel territorio di Tramutola tali manifestazioni fossero note da tempi remoti sotto forma di una sostanza nerastra dall’odore  caratteristico, che affiorava in superficie presso il torrente Caolo (o Cavolo), affluente dell’Agri. Pare anche che gli abitanti utilizzassero tale sostanza per le sue proprietà mediche.

Queste informazioni non sono però presenti nei documenti dell’epoca, neppure nelle relazioni redatte dai monaci benedettini, presenti in zona dalla metà del XII secolo. Nell’Ottocento si fece un primo cenno scritto alle colonne di fuoco che fuoriuscivano spontaneamente dai monti dell’Appennino, segno della presenza di piccole riserve di metano nel sottosuolo, o all’emissione naturale di idrocarburi dal terreno della regione, anche dopo il disastroso terremoto del 1857 con epicentro in Val d’Agri. Vari scritti dell’epoca attestano mutamenti idrologici e geochimici verificatisi in zona a seguito o prima del sisma. Si scrisse dell’odore di zolfo avvertito durante il terremoto o di globi e colonne luminose sprigionatisi nei luoghi in prossimità dell’epicentro del terremoto.

Alcuni studiosi parlarono anche dell’aumento o della diminuzione delle acque dalle fonti o dai pozzi, acque in seguito rivelatesi sporche e dall’odore e sapore sgradevoli. Nessuno, però, fece cenno agli affioramenti naturali di Tramutola, neppure il geofisico irlandese Robert Mallet durante il suo viaggio di studio ed esplorazione propiziato proprio dal terremoto del 1857.
Le manifestazioni di Tramutola sono attestate in forma scritta solo a partire dal 1860 dal geografo, storico e politico Amato Amati nel suo dizionario («l’asfalto di Marsico e di Tramutola nella Basilicata»), e nel 1878 e 1879 fu poi pubblicato uno studio della Basilicata in cui si faceva un accenno alla presenza di idrocarburi presso Tramutola. Un campione di questo combustibile venne anche presentato all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 (anche se nel catalogo ufficiale dell’Esposizione non sono menzionati).

Nel 1908 la presenza di queste manifestazioni era nota e documentata sulla base di rilevamenti compiuti tra il 1888 e il 1892. Il primo studio scientifico dedicato interamente a Tramutola, però, risale al 1902, quando, per ordine dell’Ispettorato del Regio Corpo delle Miniere, l’ingegner Camillo Crema eseguì una sommaria ricognizione di tali manifestazioni. Nel 1931 ci furono ulteriori approfondimenti in merito da parte del geologo Guido Bonarelli che individuò sei gruppi di manifestazioni petrolifere presso la bassa valle del torrente Cavolo, e nel 1957 il professore dell’Università di Napoli, Antonio Lazzari, indicò come importante l’impostazione di una ricerca nella zona tra la Valle del Cavolo e Valle La Monica.

Gli affioramenti naturali di Tramutola destano ancora oggi interesse soprattutto per quanto riguarda l’impatto che possono avere sull’ambiente. Tuttavia, eccetto gli studi condotti nel 2009-2010 dalla Metapontum Agrobios, non sono state ancora condotte attività di monitoraggio intensive per valutare, secondo parametri come la continuità nel tempo e il variare delle condizioni climatiche, il quantitativo di idrocarburi emessi dalle manifestazioni, la loro biodegradabilità e l’adattamento delle specie vegetali e animali autoctone alla presenza di questi idrocarburi.


Questa pagina è stata aggiornata il 11/04/16