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Reserves
Riserve
- Oil consumption has constantly increased over time, yet reserves have increased and not decreased. From 2000 to date, they have climbed from 1,026 billion barrels to 1,166 billion barrels while, in the same period, 236 billion barrels of oil were extracted. This means that every year more oil was discovered than it was consumed.
- If we take into consideration that just over 30 billion barrels of oil are consumed every year, the oil reserves are still abundant. Therefore, it is difficult to say that we are slowly coming to “the end of oil”, also because oil reserves are something dynamic and uncertain, not stable and known. Actually, their amount can increase thanks to new discoveries and the decision to start-up oilfields, which in the past were considered technologically difficult or non-economic.
- The main problem concerning oil reserves is their high concentration in a few countries: the first ten detain 83.7% of the total. In the first place there is Saudi Arabia with 22.9%; Iran and Iraq follow with respectively 11.9% and 9.9%. The OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) member countries have about 80% of the world reserves and the Middle East alone has 64%.
- Therefore, most of the oil is concentrated in countries in which increasing nationalism of resources makes it difficult for the large western oil companies to enter and operate. Its use is left to the national oil companies, which often adopt the extraction policies that are indicated by the respective governments.
- In the 2000-2008 period the areas which have witnessed the largest increase in oil reserves are the Middle East (+72.6 billion barrels), Central Asia (+30.5 billion barrels) and Africa (+38.8 billion barrels). In Central Asia most of the growth was due to Kazakhstan and Azerbaijan, in Africa to Algeria, Libya, Angola and Nigeria and in Middle East to Iran, Kuwait and Qatar.
- I consumi di petrolio sono costantemente aumentati nel corso del tempo, ma le riserve sono cresciute e non diminuite. Dall’anno 2000 a oggi, sono salite a 1.166 miliardi di barili da 1.026 miliardi di barili, mentre nello stesso periodo si sono estratti circa 236 miliardi di greggio. Questo significa che ogni anno si è scoperto più petrolio di quanto se ne sia consumato.
- Considerato che ogni anno si consumano in totale poco più di 30 miliardi di petrolio, le riserve di greggio sono ancora abbondanti. Dunque, è difficile dire che siamo prossimi alla “fine del petrolio”, anche perché le riserve non sono una variabile statica e conosciuta, ma dinamica e incerta. Infatti, il loro valore può accrescersi a fronte di nuove scoperte o della decisione di mettere in produzione giacimenti considerati in passato tecnologicamente difficili o non economici.
- Il problema delle riserve di petrolio è l’elevata concentrazione in pochi paesi: i primi 10 detengono l’83,7% del totale. Al primo posto c’è l’Arabia Saudita con il 22,9%, seguono l’Iran e l’Iraq rispettivamente con l’11,9% e il 9,9%. I paesi aderenti all’organizzazione dell’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) possiedono circa l’80% delle riserve mondiali e il solo Medio Oriente il 64%.
- Gran parte del petrolio, dunque, si trova in paesi in cui il crescente nazionalismo delle risorse rende difficile alle grandi compagnie petrolifere occidentali entrare ed operare e il loro utilizzo è affidato a compagnie nazionali che spesso seguono politiche estrattive indicate dai rispettivi Governi.
- Nel periodo 2000-2008, le aree in cui si sono registrati i maggiori incrementi di riserve sono il Medio Oriente (+72,6 miliardi barili), l’Asia Centrale (+30,5 miliardi di barili) e l’Africa (+38,8 miliardi di barili). In Asia Centrale, gran parte della crescita è dovuta al Kazakistan e all’Azerbaijan, in Africa ad Algeria, Libia, Angola e Nigeria e in Medio Oriente a Iran, Kuwait e Qatar.
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