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Ambiente
Prevenzione emergenze in mare - Mar Mediterraneo, Mar Caspio, Mare di Barents, Africa - NOVITÀ 2008
Eni svolge attività di prevenzione in diversi contesti territoriali e in particolare in aree sensibili come il Mar Mediterraneo, il Mar Caspio e il Mar Artico e in contesti geografici meno avanzati tecnologicamente come l’area africana.
Nel Mar Mediterraneo Eni sta ampliando il sistema informativo di supporto alle emergenze in mare, al fine di agevolare la valutazione e l’organizzazione degli interventi di risposta da porre in atto in caso di perdita in mare di prodotti liquidi causata da incidenti ai mezzi di trasporto o alle piattaforme offshore.
Nel 2007 sono iniziate nel Mar di Barents le attività relative allo sviluppo strategico e al miglioramento/sviluppo delle attrezzature anti oil spill, attraverso il progetto Coastal Oil Spill Improvement Program (COSPIP), nato dalla collaborazione tra Eni Norge, Statoil-Hydro, DNV (Det Norske Veritas), NPS (Norwegian Petro Services), e Sintef Materials and Chemistry.
Completato lo studio di fattibilità della fase logistica del progetto, sono stati attivati anche studi del comportamento chimico-biologico dell’olio lungo le coste in presenza di ghiaccio.
Nel Mar Caspio Eni collabora al progetto Oil Spill Preparedness Regional Iniziative (OSPRI), iniziato nel 2004, con il coinvolgimento dei paesi dell’area del Mar Caspio, Mar Nero ed Eurasia Centrale, allo scopo di promuovere la capacità di risposta dei governi agli oil spill.
Nel continente africano, Eni aderisce al Global IniziativeWest And Central Africa (GIWACAF), un progetto avviato nel 2006 per incentivare i governi dell’area a stipulare accordi regionali di mutuo soccorso nel campo della
lotta agli sversamenti di idrocarburi in mare e allinearsi ai requisiti delle convenzioni internazionali.
Eni è socia di dell’Oil Spill Response Limited (OSRL), società consortile fondata nel 1985 dalle maggiori compagnie petrolifere mondiali, che ha l'obiettivo di assicurare ai soci un intervento rapido per qualunque scenario incidentale, ovunque si verifichi. Dal 1° gennaio 2000, OSRL ha stabilito un accordo con la East Asia Response Pte Ltd (EARL) che consente ai soci di entrambe le società di poter accedere alle risorse e ai servizi delle due organizzazioni per eventi che possono interessare l'est asiatico.
Prevenzione oil spill nel Western Desert - Egitto
In Egitto, nella zona del Western Desert, Eni attraverso la compagnia operatrice Agiba ha attuato alcuni interventi mirati alla riduzione degli oil spill e alla rimozione e smaltimento del suolo contaminato dagli idrocarburi.
All’inizio del 2006 Agiba ha avviato un programma di sostituzione delle condotte che, a causa di un problema di corrosione legato alla presenza di anidride carbonica nell’olio trasportato, erano responsabili della maggior parte degli oil spill.
Tale iniziativa ha drasticamente ridotto il numero di oil spill.
Parallelamente alla sostituzione delle condotte è stata svolta un’attività di rimozione del terreno contaminato.
Le operazioni sono state svolte con la piena approvazione del Ministero dell’Ambiente egiziano.
Prevenzione oil spill del settore raffinazione - Italia - NOVITÀ 2008
Nel settore Refinig & Marketing sono state emanate apposite procedure manutentive volte a prevenire il verificarsi di oil spill.
Per quanto riguarda la prevenzione, sono state adottate le BAT di settore relativamente alle modalità di carico delle navi cisterna, dei serbatoi e attivando progetti per l’implementazione delle doppie tenute ove ritenuto necessario.
Le baie di carico/scarico delle autocisterne sono ubicate in aree appositamente impermeabilizzate e dotate di sistemi e presidi idonei a evitare impatti sul sottosuolo.
Gli impianti di carico sono dotati di sistemi di sicurezza automatici che permettono di minimizzare il rischio di sversamenti durante le operazioni.
Territorio
Il Trans Anatolian Pipeline (TAP)
Gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli, rappresentano un passaggio cruciale per l’incremento delle esportazioni di petrolio dalla Russia e dal Mar Caspio. I limiti di traffico a cui gli Stretti sono soggetti a causa della loro conformazione naturale, in particolare durante i mesi invernali, rappresentano un ostacolo a fronte sia della crescita del potenziale di esportazione della zona del Caspio che della capacità dei porti di carico del Mar Nero.
Permangono, inoltre, notevoli preoccupazioni riguardo al potenziale impatto ambientale di eventuali incidenti, in particolare per
quanto riguarda il Bosforo che, con una lunghezza di 31 km, si snoda intorno alla città di Istanbul.
La navigazione attraverso il Bosforo presenta infatti un certo grado di rischio dato che la sua ampiezza varia da 1,5 km a 700 metri nel punto più stretto e si prevede che entro il 2010 i volumi di petrolio da esportare attraverso gli Stretti supereranno la capacità di trasporto delle navi considerate sicure.
L’oleodotto Trans Anatolico (TAP – Trans Anatolian Pipeline) rappresenta una via alternativa per superare il problema della congestione del traffico navale degli Stretti turchi, assicurando una capacità di trasporto che comporterà una notevole riduzione del rischio di incidenti.
Il progetto TAP prevede infatti la costruzione di un oleodotto di 550 km di lunghezza con una capacità di trasporto a regime entro il 2015 di 1,5 milioni di barili al giorno.
L’oleodotto collegherà un sito ad est del porto di Samsun sul Mar Nero, nella Turchia settentrionale, con il già esistente terminale petrolifero di Ceyhan sulla costa turca del Mediterraneo, il cui utilizzo renderebbe minimo l’impatto ambientale del TAP. Il progetto potrebbe inoltre avvalersi degli attuali corridoi trans-mediterranei per navi cisterna che portano al Canale di Suez, alle raffinerie sul Mediterraneo e allo Stretto di Gibilterra.
E’ stato già prodotto uno studio preliminare sugli impatti ambientali del progetto e verranno studiate, consultando gli stakeholder locali, le opportunità di sviluppo che esso può generare sui territori interessati.
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