La tutela della sicurezza dei lavoratori, delle popolazioni interessate dalle proprie attività e dei propri asset produttivi rimane per Eni un tema prioritario, a prescindere dagli ottimi risultati conseguiti negli ultimi 7 anni. Nel 2009 le azioni intraprese e gli sforzi fatti hanno consentito di migliorare la performance di tutti gli indici di sicurezza.
L’indice di frequenza degli infortuni dei dipendenti è stato di 0,99, notevolmente inferiore (-31,5%) rispetto a quello dell’anno precedente e rispetto agli obiettivi prefi ssati. L’indice di gravità per il 2009 è stato 0,041 (-20,9%). L’indice di frequenza degli infortuni dei contrattisti per il 2009 è stato pari a 1,17, in riduzione del 17% rispetto al 2008, l’indice di gravità, pari a 0,035, si è ridotto del 7%.
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La sicurezza in eni
Intervista a G. Montanari
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L’obiettivo principale delle attività intraprese nel quadriennio 2009-2012 rimane la riduzione della frequenza e della gravità degli infortuni e la prevenzione e mitigazione dei rischi associati ai processi. A questo scopo si è intervenuto in tre aree: la promozione della cultura di sicurezza (con un focus sulla sicurezza di processo), nuove applicazioni delle metodologie di analisi e riduzione dei rischi e interventi su settori critici (quale il personale contrattista).
Nel settore Exploration & Production, gli indici di frequenza e gravità per quanto riguarda i contrattisti migliorano del 37% e 27%.
Per Gas & Power l’indice di frequenza infortuni dei dipendenti pari a 3,88 nel 2009 con un miglioramento del 27% rispetto all’anno precedente.
Il settore raffinazione, dopo due anni di continui miglioramenti, è l’unico settore con dati in controtendenza (+13% per l’indice di frequenza infortuni di dipendenti e +20% per quello dei contrattisti) e sono state adottate specifi che misure per diminuire la frequenza infortuni nelle due raffi nerie che hanno determinato il peggioramento della performance.
Nel settore petrolchimico ben 10 siti produttivi hanno raggiunto, negli ultimi due anni, l’obiettivo “un anno senza infortuni‘
Nel 2009 sono avvenuti 8 incidenti mortali.
Guido Montanari – responsabile Sicurezza
Ci può spiegare come Eni valuta i rischi legati alla sicurezza delle persone e dei siti produttivi?
Vorrei cominciare chiarendo che cosa è il rischio: il rischio è una grandezza matematica collegata ad un concetto intuitivo, quello di pericolo, che a sua volta può derivare dalle azioni dell'uomo, dalle cose, dall'ambiente; il rischio è quindi il prodotto tra la probabilità di un evento pericoloso e l'entità delle sue conseguenze.
L'analisi di rischio invece è la disciplina che rende disponibili metodi, tecniche e strumenti di calcolo per individuare quali sono i pericoli, qual è la probabilità che accadano e qual è il tipo e la gravità delle loro conseguenze.
Un elemento fondamentale per l'analisi è quindi l'identificazione dei pericoli, che può essere fatta da esperti con sistemi sofisticati, ma che migliora sensibilmente se è presente il contributo proattivo di lavoratori esperti, attenti e consapevoli, che possono aiutare il tecnico con le loro informazioni ed esperienze.
In Eni oggi l'analisi di rischio è uno strumento ampiamente utilizzato e non solo per dimostrare nell'ambito del sistema di gestione integrato HSE di aver attuato tutte le misure necessarie per la migliore gestione dei pericoli, ma anche per verificare la bontà della progettazione o dell'organizzazione del lavoro.
L'analisi viene eseguita non solo quando previsto dalle leggi o dagli standard internazionali: per ciascun impianto nuovo l'analisi del rischio sulla sicurezza segue tutta la fase di progettazione; per quelli già in esercizio viene effettuata ad ogni modifica significativa del processo o delle strutture.
Inoltre, per aggiornare ed uniformare al più alto livello le metodologie e le tecniche sull'analisi del rischio, viene sviluppata una disciplina che ha nella Saipem Snamprogetti un centro di eccellenza: dai tecnici dell'analisi di rischio vengono documenti e manuali importanti, come i recenti Quaderni Tecnici Eni sull'analisi di rischio.
L'analisi del rischio consente quindi di mettere in atto iniziative di riduzione dello stesso, ovvero tutte quelle modifiche migliorative agli impianti e alle operazioni che possono ridurre la probabilità che un pericolo provochi conseguenze e le sue conseguenze stesse.
Ci può fare un esempio pratico di come funziona tutto questo in Eni?
Pensiamo a una colonna di frazionamento di idrocarburi di un nostro stabilimento. Al suo interno i prodotti raggiungono temperature molto elevate e se fuoriuscissero costituirebbero un pericolo per le persone nelle vicinanze e per l'ambiente circostante. Eni quindi fa tutto ciò che la tecnica e le pratiche migliori consentono per minimizzare i rischi associati a questo pericolo.
Innanzitutto la colonna è stata progettata, costruita, testata, installata ed avviata secondo gli standard tecnici di Eni, che sono in linea con quelli internazionali. Le ditte che hanno eseguito queste operazioni sono state accuratamente selezionate e vengono monitorate durante i lavori. All'interno della colonna ci sono strumenti che riportano continuamente vari parametri, tra cui pressione e temperature, ad una sala di controllo dove lavorano tecnici addestrati ad individuare qualsiasi anomalia nel funzionamento dell'impianto. La colonna è dotata di dispositivi di sicurezza sia meccanici che strumentali progettati per intervenire nel caso in cui ci si discosti dalle condizioni operative sicure. Il corretto funzionamento degli strumenti di misura e di sicurezza e la loro affidabilità vengono monitorati e gli strumenti considerati critici per la sicurezza sono assoggettati ad un piano di verifiche programmate e procedurate. Il sistema di gestione della sicurezza è regolarmente verificato da audit sia interni che da parte delle autorità di controllo.
L'applicazione dell'analisi del rischio in questo caso contribuisce a determinare gli standard costruttivi della colonna, il livello di affidabilità della strumentazione, il tipo e la frequenza delle calibrazioni ed ispezioni, il tutto per ridurre sia la probabilità di accadimento di un evento pericoloso (prevenzione) sia le sue conseguenze a livelli accettabili (mitigazione); non è tutto, ma dà un'idea dell'impegno costante dei nostri tecnici perché un pericolo connaturato agli impianti non diventi mai un rischio per la sicurezza.
Per noi, quanto ho descritto è strumento quotidiano di lavoro e segno distintivo di appartenenza alla comunità che comprende noi stessi, gli altri e l'ambiente. L'alta competenza tecnica nel gestire i rischi industriali da parte delle centinaia di dipendenti coinvolti nella progettazione e nelle operazioni assicura ad altre migliaia di lavoratori e stakeholder benessere economico, condizioni di vita sempre migliori e un ritorno a casa sicuro.
La formazione è una leva fondamentale per consolidare una cultura che identifica nella sicurezza un valore primario sul quale investire in un'ottica di continuo miglioramento.
In ottemperanza al Decreto Legge 81/0, in collaborazione con Eni Corporate University ed ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) Eni ha creato un percorso formativo on line per le persone che operano all’interno dei palazzi uffici e dei centri direzionali corporate.
Il corso rientra in un ampio programma formativo multimediale, flessibile e interattivo e consente ad ogni partecipante di accedere dalla propria postazione al corso on line in modo adeguato ai propri ritmi di apprendimento.
Il percorso formativo prevede vari moduli per una durata totale di circa 3 ore. Alla fine di ogni modulo sono previsti test per verificare i livelli di apprendimento raggiunti. Per tutta la durata del corso sarà disponibile un tutor per garantire un supporto tecnico a coloro che dovessero incontrare eventuali difficoltà o avessero necessità di ulteriori informazioni.
Questa pagina è stata aggiornata il 01/06/10