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SOSTENIBILITA'

 

HIGHLIGHTS

  • Il titolo Eni confermato nell'indice Dow Jones Sustainability World per il 2009
  • Il Modello di Gestione della Sostenibilità: le esigenze degli stakeholder determinano le direttive principali del piano di sviluppo industriale
  • Le Aree di Miglioramento consentono di definire gli obiettivi di Sostenibilità dell'azienda

Impegno per la Sostenibilità

La Sostenibilità è parte integrante della cultura e della storia di Eni e rappresenta il motore di un processo di miglioramento continuo e trasversale all'interno dell'azienda che garantisce la Sostenibilità dei risultati nel tempo e ne rafforza il processo di sviluppo e valorizzazione.

La Sostenibilità contribuisce inoltre alla gestione dei rischi di business, al miglioramento della performance, al rafforzamento della reputazione e del patrimonio immateriale.

La Compagnia definisce il proprio impegno per uno sviluppo sostenibile:

  • considerando un quadro di crescente complessità dello scenario energetico, sociale ed economico mondiale;
  • ascoltando i propri interlocutori, che si fanno portatori di una molteplicità di aspettative;
  • tenendo conto dei contesti in cui opera, in una costante dialettica fra locale e globale;
  • gestendo temi e aspetti profondamente intrecciati fra loro: ogni questione che riguarda l'ambiente riguarda le persone, ogni innovazione tecnologica ha un impatto sulla qualità dell'ambiente e sulla vita delle comunità, ogni decisione economica deve essere analizzata nelle sue implicazioni sull'ambiente naturale e sulla società.

 

  • Dialogo fra Paolo Scaroni e Ernest MonizDialogo fra Paolo Scaroni e Ernest Moniz
  • intervista a p. scaroniintervista a p. scaroni
  • VideoVideo

Paolo Scaroni Paolo Scaroni:
La crisi che stiamo vivendo ha fatto crollare molti dei presupposti che hanno retto fino ad oggi il nostro modello economico. Stiamo assistendo a una vera e propria "caduta degli dei": le persone si pongono dubbi che non si sono mai poste prima e può generarsi una falla nella fiducia che tiene insieme l'intero sistema.

Mai come in questo momento, l'azienda svolge un ruolo fondamentale ed ha una grande responsabilità. Le persone devono venire in ufficio e trovare un porto sicuro: l'azienda deve offrire loro un sistema di valori solido e una chiave di lettura su quello che succede nel mondo, dimostrare di avere una rotta chiara e che ognuno ha un ruolo indispensabile per perseguire questa rotta. Nella tempesta, insomma, l'organizzazione deve dare sicurezza, la sicurezza che si stanno compiendo scelte in grado di superare la crisi e orientare il cambiamento.
D'altra parte, una crisi di questa portata potrà forse "dissipare la nebbia" e ridefinire priorità. Chi come Eni ha operato in modo corretto ne uscirà rafforzato. Nel tempo abbiamo costruito una memoria sociale forte, che fa sì che i nostri stakeholder non rilevino una discrepanza fra la sfera dei nostri valori e quella dei nostri comportamenti. Questa è l'essenza di una reputazione solida.
In questo momento è più che mai importante rafforzare le relazioni all'interno dell'azienda per mantenere e accrescere la fiducia conquistata.

Ernest Moniz Ernest Moniz:
E' evidente che si sono aperte sfide per l'economia globale di dimensioni immense. Dobbiamo cambiare, dobbiamo farlo in fretta e dobbiamo farlo insieme, imprese, mondo della ricerca e istituzioni pubbliche. Sono d'accordo sul fatto che mai come ora è importante per un'impresa rafforzare le relazioni per costruire una visione chiara del futuro. Nel caso di Eni si è compiuta ormai una transizione da multinazionale dell'oil&gas a energy company integrata e credo che questo sia stato possibile anche grazie alla capacità di costruire e rinnovare relazioni e collaborazioni. Credo che la partnership fra l'azienda e il MIT sia un buon esempio in questa direzione.

Paolo Scaroni:
Essere un'impresa integrata dell'energia, impegnata insieme a interlocutori eccellenti nella ricerca sulle fonti energetiche del futuro, è il punto di forza su cui Eni può contare per essere un attore credibile per tutti coloro che si relazionano con noi.
Una dimensione chiave dell'innovazione riguarda proprio la cooperazione con i Paesi produttori di petrolio e gas. La nostra azienda parte avvantaggiata grazie all'eredità di Enrico Mattei, che per primo aveva scommesso sulle relazioni con i Paesi produttori. C'è spazio per nuovi modelli di cooperazione, che abbiamo definito e che rafforziamo ogni giorno.
Abbiamo già stabilito accordi basati sulla consapevolezza che un Paese produttore "sceglie" Eni perché l'azienda è in grado di offrire benefici certi e tangibili e di creare opportunità di sviluppo sociale ed economico per l'intera Nazione. Questo comportamento dà stabilità ai nostri investimenti, perché ci consente di instaurare relazioni di lungo termine.
Dobbiamo fare un passo in più: sono necessari accordi strategici con i Paesi produttori che siano in grado di ripartire equamente rischi e redditività. Il settore petrolifero ha bisogno di cooperazione, nell'interesse di una stabilità dei prezzi di cui beneficeranno i produttori, ma soprattutto i consumatori, perché loro hanno bisogno di stabilità nell'offerta quanto i produttori necessitano di una domanda stabile.

Ernest Moniz:
Mettere al centro lo sviluppo di tutti i Paesi, industrializzati o in via di sviluppo, produttori o consumatori di energia, mi sembra essenziale. Nel momento difficile che il mondo sta vivendo non possiamo fare a meno di investire sul potenziale di crescita di tutte le Regioni del Pianeta. Garantire loro di poter avere l'energia di cui hanno bisogno, supportandoli nello sfruttare al meglio in modo sostenibile le risorse di cui dispongono rappresenta un circuito virtuoso che porta benefici a tutti.
Ritengo, infatti, che sviluppo ed equità portino sicurezza, una merce di cui tutto il mondo ha bisogno.

Paolo Scaroni:
Le imprese svolgono sicuramente un ruolo importante in questo senso. Dobbiamo ribadirlo sempre, anche in questo momento in cui nessuna organizzazione, pubblica o privata, sembra completamente degna di fiducia da parte dei cittadini. Alle grandi imprese come la nostra è richiesto di promuovere l'innovazione nell'intero sistema, non soltanto dal punto di vista della tecnologia e della ricerca. I nuovi modelli di cooperazione con i Paesi produttori si fondano sulla necessità strategica di favorirne lo sviluppo. Questo significa anche, in tutti i contesti in cui operiamo, promozione dei diritti umani, tutela dell'ambiente e sforzi comuni per affrontare i grandi cambiamenti.

Ernest Moniz:
I grandi temi globali, come quello del cambiamento climatico, richiedono risposte basate sulla coesione, su relazioni pi ù forti. Spesso dimentichiamo, ad esempio, quanto poco sappiamo a proposito degli impatti regionali del cambiamento climatico. Molti dei Paesi in via di sviluppo saranno colpiti dagli effetti che un clima mutato avrà sul loro territorio. Le aree che corrono i rischi maggiori sono le regioni polari, il Medio Oriente, l'Africa. Tutto ciò avrà profonde implicazioni sull'approvvigionamento di beni primati come acqua ed energia, sui movimenti migratori di massa, con conseguenze sul piano ambientale, economico, della sicurezza.Dobbiamo lavorare insieme ai Paesi in via di sviluppo, oltre che per far crescere le loro economie, per prevenire e contrastare questi effetti attraverso l'innovazione – anche sul fronte della ricerca di nuove tecnologie che permettano di sfruttare le energie rinnovabili.

Paolo Scaroni:
Le fonti rinnovabili sono uno dei modi attraverso i quali dobbiamo costruire un mondo a più bassa intensità di carbonio, in cui il petrolio abbia un ruolo più limitato rispetto a quello che ha oggi. Si verificherà probabilmente una grossa discontinuità nel modo di produrre energia e a questa dobbiamo essere preparati. Le fonti rinnovabili oggi hanno due limiti fondamentali: quello dei costi e quello della bassa densità e potenza energetica. Se i limiti di costo possono essere compensati da politiche di sussidio volte ad incentivare l'utilizzo delle energie alternative, i limiti tecnologici richiedono importanti investimenti nel campo della ricerca. Dobbiamo orientarla per abbattere questi problemi ed è quello che facendo attraverso la ricerca su una fonte dalle grandi potenzialità, il sole.
Nel frattempo non dobbiamo trascurare il fatto che disponiamo di un'altra fonte energetica a bassa intensità di carbonio, il gas naturale. Eni ha una posizione di primato nel mercato del gas europeo e contribuisce attivamente alla sicurezza degli approvvigionamenti in Europa. Stiamo sviluppando una progressiva integrazione su tutta la filiera e la nostra credibilità si fonda su basi solide: la nostra è stata la prima azienda europea a scommettere sul gas, è uno dei grandi lasciti di Enrico Mattei. Nel tempo abbiamo raggiunto la leadership anche nelle pipelines, mentre la nostra capacità di trovare accordi con i Paesi produttori ci consente di disporre di una varietà di fonti di approvvigionamento superiore a quella di qualunque altra azienda.
Il fatto di essere davvero un'impresa integrata nell'energia, cioè di avere scommesso sul gas ci dà, da un lato, vantaggi evidenti in momenti caratterizzati come questo dall'instabilità del prezzo del barile e dall'altro ci consente di gestire in modo equilibrato la lunga transizione verso le energie rinnovabili.

Ernest Moniz:
Sono ottimista rispetto alla possibilit à di superare i limiti delle rinnovabili attraverso la ricerca. Occorre sicuramente una discontinuità, non soltanto tecnologica. Bisogna che l'innovazione si integri con nuovi modelli di business. Penso che Eni, ad esempio, supportando la ricerca sulle rinnovabili, stia andando nella giusta direzione. Per quanto riguarda il gas naturale, avere una partnership forte con Eni è un punto di forza per il MIT. L'Europa, in questo campo, è un passo avanti rispetto agli Stati Uniti, avendo sostenuto in passato grandi costi per le infrastrutture che garantiscono il trasporto. Noi stiamo valutando se sia il caso di fare investimenti così ingenti in questo momento storico. Poter dialogare con una grande azienda energetica con Eni può essere importante per supportare i governi nel fare le scelte giuste.
In generale, penso che solo le imprese siano capaci di imprimere all'innovazione il grado di accelerazione di cui il mondo ha bisogno in questo momento. Le aziende che si sono rese conto di questo avranno grandi occasioni di sviluppo nel tempo e sapranno essere all'altezza delle sfide del cambiamento.

Paolo Scaroni:
Estendo questo bisogno di accelerazione anche alla gestione delle persone, e soprattutto dei cosiddetti talenti all'interno dell'azienda. Se un giovane ha capacità e volontà, occorre che trovi la strada per sviluppare e dimostrare il suo potenziale. In Eni cerchiamo di creare discontinuità, percorsi per le persone che hanno un altissimo potenziale anche al di fuori dei normali processi di sviluppo garantiti dalla macchina organizzativa. L'età anagrafica di una persona non è un limite alla sua autorevolezza.
Dare valore al merito nelle diversità è un elemento chiave per promuovere un'innovazione culturale all'interno dell'organizzazione.

Ernest Moniz:
Valorizzare i giovani è fondamentale, soprattutto quando si tratta di giovani con percorsi formativi diversi, capaci di confrontarsi per trovare soluzioni nuove. Non possiamo dimenticare che il nostro primo prodotto non è la ricerca, ma sono gli studenti stessi che daranno forma al mondo di domani. Alcuni di essi lavoreranno nell'industria energetica, in grandi aziende come Eni. Altri entreranno a far parte dei Governi, altri ancora saranno occupati nelle organizzazioni non governative. In ogni caso diventeranno opinion leader. Se durante il periodo che passano al MIT avranno visto le aziende impegnarsi per il futuro, cooperando con la loro Università, non potranno che portare con sé la convinzione che le imprese possono offrire prospettive e operare per il cambiamento.

La nostra fiducia nel futuro si basa sui giovani, come quelli che sono oggi impegnati nella partnership Eni – MIT.

Paolo Scaroni:
Sono convinto che non ci sia innovazione se non c'è valorizzazione delle diversità. Mi piace citare Lorenz e Lorsch, che già negli anni Settanta sostenevano che il segreto di un'azienda è far convivere persone molto diverse fra loro. La mia prima linea è fatta di persone molto differenti fra loro, che pensano, ovvero affrontano i problemi, con un taglio diseguale. Diffido delle aziende in cui sono assunte solo persone con la stessa formazione di base e richieste le stesse competenze, così come di quelle che appiattiscono ogni differenza in nome di una cultura troppo omologante. Credo fermamente che mettere al centro le diversità sia un percorso faticoso, ma necessario, perché il carattere innovativo di un'azienda nasce dal confronto di caratteri, ideologie, competenze, provenienze geografiche diverse.
Dare valore alle diversità significa avere gli strumenti culturali per farlo. Ognuna delle nostre persone, per lavorare in Eni, deve conoscere la storia e la cultura dei territori in cui operiamo. Nel momento in cui io vado in un Paese per siglare un accordo considero la conoscenza della storia e della cultura di quella Nazione come un vero e proprio presupposto negoziale. Il rapporto fra la Russia e le giovani Nazioni dell'est europeo, ad esempio, non può essere compreso e spiegato se non si conosce il passato di questa relazione.

Per questo la cultura, intesa nel senso più ampio del termine, è un elemento essenziale del nostro lavoro, forse la vera e più importante fonte di innovazione.

Paolo Scaroni Intervista a Paolo Scaroni Amministratore Delegato Eni, di Angela Wilkinson 

Vorrei che iniziasse raccontandoci il suo punto di vista. Mi interessa capire l'uomo dietro i messaggi di questo Bilancio.

Alcuni anni fa ho incontrato Sir Adrian Cadbury, che ha scritto il primo libro sulla governance agli inizi degli anni '90. Sir Adrian spiega che il modo più ampio per definire la responsabilità sociale d'impresa è affermare che l'esistenza delle aziende si basa su un contratto implicito tra le imprese e la società. L'impresa è autorizzata ad operare vendendo i suoi prodotti e i suoi servizi, realizzando profitti, solo se genera benefici economici e sociali per il territorio nel quale opera. L'essenza del contratto tra la società e le imprese è che le aziende non devono perseguire i propri obiettivi di profitto a spese degli interessi a lungo delle comunità dove operano. Ciò che mi piace di questo concetto è che implica l'esistenza di un contratto tra l'azienda e la società. La comunità ti accetta finché i benefici che riceve dalla tua presenza sono maggiori dell'impatto che arrechi al territorio. Se rompi questo contratto non ti sarà permesso di continuare la tua attività. Questo è senz'altro vero a livello locale, ma è anche vero a livello globale se ciò che l'impresa fa è in contrasto con i valori della società civile. Quello che ho trovato convincente di questo concetto, è che dimostra come la responsabilità sociale d'impresa o la Sostenibilità se preferisce, non è una scelta, ma è una necessità.

Quindi la sua idea di Sostenibilità si basa su questo contratto sociale tra il business e la società, ma rispetta anche gli interessi a lungo termine per uno sviluppo sociale e per il progresso?

Proprio così. Lo sviluppo sociale e la protezione dell'ambiente, sono parte dei benefici a lungo termine che si rendono alle comunità dove si opera. Ecco il motivo per cui è importante che si applichi e che ci si preoccupi di Sostenibilità. E poi, valuto anche gli aspetti positivi di questo atteggiamento, dato che tutte queste attività, oltre ad essere necessarie, vanno spesso nella stessa direzione di una gestione efficiente dell'azienda. Una seconda area di creazione di valore è la gestione delle persone all'interno dell'impresa. Mi sono occupato di aziende per un lungo periodo della mia vita e ho sempre pensato che il segreto del manager consiste nel saper gestire persone diverse nella sua organizzazione. Un'organizzazione è debole se è fatta da persone con la stessa matrice culturale e sociale. La diversità è un valore positivo. E la diversità è molto presente in Eni. Poi c'è una terza area: un'azienda che lavora con i Governi, come facciamo noi – dato che nei Paesi petroliferi il nostro interlocutore è il Governo – deve avere interesse per il Paese che la ospita in tutti i suoi aspetti, l'ambiente, la soddisfazione delle esigenze della popolazione, lo sviluppo economico e il coinvolgimento delle imprese locali.

Guardando indietro, vent'anni fa il settore petrolifero non pensava alla responsabilità d'impresa o alla Sostenibilità. Era molto preoccupato della gestione ambientale, ma da allora ha allargato i suoi orizzonti. Perché ha cambiato atteggiamento?

Provo a darle una spiegazione. Quando nei Paesi in via di sviluppo c'è il petrolio, le migliori risorse umane sono attratte da questo settore. Così quando si vogliono sviluppare localmente delle iniziative diverse dalle attività petrolifere, spesso i Governi si rivolgono a noi, perché siamo la principale presenza organizzata nel Paese. Sempre più spesso, all'interno dei nostri contratti con i Governi sono previsti impegni in attività sociali. Questo va dalla produzione del riso in Nigeria, allo sviluppo di un programma di vaccinazione in Congo. Alle compagnie petrolifere è chiesto di dare un contributo allo sviluppo locale. Si vuole che siamo noi a gestire queste attività, anche se sono completamente al di fuori della nostra sfera di azione, perché abbiamo una struttura organizzativa in grado di realizzarle.

Parliamo del cambiamento nel settore energetico delle relazioni tra le compagnie nazionali e internazionali. Vediamo diversi sviluppi in questo ambito. Quali sono le conseguenze?

Qui c'è un effetto pendolo. Quando il prezzo del petrolio sale, cresce anche il potere dei Paesi produttori di petrolio. Sotto tutti i punti di vista. Questo ha effetto anche sulle richieste di progetti di sviluppo del territorio, di occupazione locale, e di partecipazione in investimenti su attività diverse dal nostro core business. Le loro richieste crescono. Ed è qui che la Sostenibilità diventa un vantaggio competitivo. Prendiamo un esempio. In Africa c'è ancora molto gas flaring. Investire nello sfruttamento del gas associato e utilizzarlo per la produzione e la vendita di energia elettrica è la cosa migliore che si possa fare da un punto di vista di responsabilità sociale d'impresa perché si evita il flaring, deleterio in termini di impatto ambientale. Inoltre si produce energia elettrica. L'elettricità è vita. Quando una comunità ha l'elettricità le cambia il mondo. Può avere telefoni, computer e attività industriali. Abbiamo sviluppato questo schema, e l'abbiamo applicato in Nigeria, Congo e Angola.

È molto chiaro. Torniamo al sistema energetico mondiale. La verità è che, se crede all'IPCC (panel intergovernativo sul cambiamento climatico), il cambiamento climatico gioca un ruolo potenzialmente decisivo nel cambiamento del pianeta. Nel lungo termine ci stiamo preparando ad affrontare una serie di condizioni ambientali mai conosciute prima.

Riguardo al cambiamento climatico, noi ci comportiamo come se esistesse. Quindi, che possiamo fare? Dobbiamo ridurre il più possibile le nostre emissioni di CO2. E nel lungo termine dobbiamo investire nell'unica forma di energia alternativa che davvero possa risolvere i bisogni energetici del nostro pianeta: l'energia solare. Siamo convinti che solo il sole possa essere nel lungo termine l'alternativa agli idrocarburi. Abbiamo firmato un accordo con il Massachusetts Institute of Technology per sviluppare programmi di ricerca sull'energia solare di nuova generazione. È previsto un investimento di 50 milioni di dollari. Vogliamo sostituire il silicio come supporto nella trasformazione dei raggi solari in energia elettrica. Il silicio è una tecnologia vecchia di 50 anni, costosa e ad alta intensità energetica. Siamo convinti che altri materiali come i polimeri possano rappresentare la soluzione tecnologica del futuro.

Secondo me il ruolo del business è navigare e prendere le sfide che la società deve affrontare. Quali sono i dilemmi e le tensioni che sta affrontando?

Nel nostro settore ci sono tensioni e questioni irrisolte, ma il nostro lavoro consiste nel superarle con pragmatismo. Un esempio: un tema molto dibattuto in Europa è la sicurezza degli approvigionamenti di gas. In Europa 2 case su 3 sono riscaldate con il gas. Anche nell'energia elettrica, l'80% della capacità addizionale installata negli ultimi 15 anni usa il gas come combustibile. Il consumo di gas continua a crescere, mentre le produzioni europee dedeclinano. Come conseguenza, le nostre importazioni di gas, che sono oggi di 300 miliardi di metri cubi l'anno, raddoppieranno fino a raggiungere 600 miliardi di metri cubi nel 2020. Quindi il nostro continente dipenderà essenzialmente da due fornitori – la Russia e l'Algeria, che non sono paesi UE. Questa crescente dipendenza per un prodotto essenziale per la nostra vita come il gas desta ricorrenti preoccupazioni nell'opinione pubblica del nostro continente. Noi, come Eni dobbiamo fare concretamente tutto quello che possiamo per contribuire alla sicurezza energetica dell'Europa.

Le priorità su cui concentrarsi, quelle che l'azienda ha scelto in termini di Sostenibilità, come le avete selezionate?

Prima di tutto, ciò che volevo ottenere era entrare negli indici di Sostenibilità. In questo modo avevamo uno scopo chiaro: volevamo entrare nel Dow Jones Sustainability Index e nel FTSE4Good. Se si rispetta quanto richiedono questi indici si lavora nella giusta direzione. Anche in Eni, come avevo fatto in Enel e in Pilkington, ho chiesto che il reporting di Sostenibilità fosse parte integrante del sistema di reporting aziendale. Ciò rende possibile verificare a scadenze fisse il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo fissati.

Lei si è spostato dalla Pilkington, azienda produttrice di vetro ad alto consumo di energia, al settore dei produttori di energia. Qual è la maggior differenza tra le due?

Nella produzione di vetro, l'energia è un elemento fondamentale di costo. Equivale più o meno al costo della manodopera. Per questa ragione fare efficienza vuol dire ridurre i consumi energetici. Ma, anche lavorando nel settore che l'energia la produce, ritengo essenziale indicare ai nostri clienti come ottimizzare i consumi energetici. Proprio per questo, abbiamo lanciato una campagna per convincere le famiglie italiane a ridurre il loro consumo di energia. La campagna si chiama Eni 30PERCENTO perché si può ridurre il consumo di energia con un risparmio del 30% sul bilancio familiare. Una famiglia media italiana può risparmiare fino a 1.600 euro l'anno semplicemente utilizzando i nostri 24 consigli.

 




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Questa pagina è stata aggiornata il 03/03/10