Eni sta utilizzando le proprie tecnologie di esplorazione petrolifera e di raffinazione per la ricerca e sperimentazione di progetti volti alla sequestrazione e biofissazione della CO2.
Progetto Pilota CCS in Italia
Biofissazione della CO2
Per approfondire la fattibilità tecnica dei progetti di Carbon Capture and Storage, (CCS) Eni sta sviluppando in Italia un progetto per lo studio della sequestrazione geologica della CO2. Il progetto prevede la messa a frutto degli studi condotti nel periodo 2005-2007 mediante l'iniezione di CO2 nel sottosuolo attraverso un pozzo dedicato ed il monitoraggio della funzionalità dello stoccaggio (progetto pilota). Successivamente saranno realizzati studi di fattibilità in siti con caratteristiche geologiche diverse da quelle del progetto pilota e con differenti quantità di CO2 da iniettare. Anche gli scenari saranno diversi, comprendendo sia l'iniezione di CO2 in giacimenti attivi per favorire il recupero di idrocarburi sia la sequestrazione geologica massiva in reservoir dedicati.
Le tecnologie di CCS possono offrire significativi vantaggi nel rendere sostenibile l'impiego delle fonti energetiche fossili. Ciò nonostante numerosi problemi richiedono ancora di essere risolti prima di un'applicazione diffusa della tecnologia. La cattura della CO2 è la fase che presenta le maggiori criticità, sia perché le sorgenti sono in generale frammentate sul territorio, sia perché la CO2 è quasi sempre diluita in altri gas (di solito azoto).
Diventa quindi necessario uno stadio di separazione, il quale, con l'applicazione delle attuali tecnologie, risulta economicamente oneroso: incide infatti tra il 70 e l'85% sul costo complessivo del processo di cattura e di sequestrazione. Essendo economicamente improbabile catturare la CO2 emessa da miriadi di piccole fonti sparse, il carbon capture concentra l'attenzione sulle sorgenti quantitativamente più significative, come i grandi impianti di combustione (es. generazione elettrica), oppure taluni processi industriali.
Il progetto Biofissazione CO2 ha lo scopo di verificare sino alla scala dimostrativa la fattibilità tecnico-economica di processi di biofissazione della CO2 prodotta dalle raffinerie mediante l'impiego di microalghe in grado di assimilarla.
Questo processo permette contemporaneamente di depurare acque reflue producendo biomassa convertibile in biodiesel e/o in altri vettori energetici quali: bio-metano, olio pirolitico, energia elettrica.
La maggior parte delle attività sperimentali sono svolte presso la Raffineria di Gela, dove dal 2007 è in marcia un impianto pilota di piccola scala costituito da fotobioreattori e vasche aperte. Questo impianto ha consentito di verificare che la CO2 ottenuta da uno degli impianti per la produzione di idrogeno attualmente in marcia in raffineria e una corrente di acque reflue possono essere utilizzate insieme per la coltivazione delle microalghe. Le attività future prevedono la realizzazione di un impianto pilota con una estensione di un ettaro e di un dimostrativo"full scale" da dieci ettari se gli obiettivi tecnico-economici del progetto saranno conseguiti.
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Questa pagina è stata aggiornata il 11/02/10