Il tema del climate change rimarrà centrale nell'agenda politica internazionale, qualsiasi sia l'esito della Conferenza di Copenhagen, in quanto il consenso politico sull'importanza del problema è ormai consolidato a livello mondiale. Già in occasione del vertice dei G8 dell'Aquila, nel luglio 2009, i leader delle maggiori economie mondiali, richiamando il lavoro svolto dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), hanno riconosciuto la necessità di limitare a 2 gradi centigradi l'innalzamento della temperatura media globale.
D'altra parte tutti gli scenari indicano che i combustibili fossili continueranno a essere la principale fonte energetica ancora per molti decenni. La sfida è dunque quella di continuare a fare uso di queste fonti energetiche riducendo le emissioni di gas serra. Una cosa è certa: un'energia a basso prezzo non aiuta.
"Non possiamo più pensare al petrolio come ad un fattore a basso costo per la crescita. Per ridurre le emissioni dobbiamo puntare su Efficienza Energetica e Ricerca e Sviluppo tecnologico. Ma questi
giganti dormienti potranno essere svegliati solo dando un prezzo stabile alla CO2. Per ridurre le emissioni di gas serra occorre introdurre una tassa sulla CO2" afferma Paolo Scaroni, "e abbiamo bisogno di un accordo veramente globale".
La posizione di ENI
La propostaEni, definendo la sua posizione di lungo periodo relativa al cambiamento climatico, lancia una proposta per un accordo globale sul clima, delineata per la prima volta dall'AD Paolo Scaroni, il 22 settembre 2009 al Palazzo di Vetro dell'ONU.
Si tratta di un "cambio di passo" per il contenimento delle emissioni di gas a effetto serra, che punta sulla combinazione delle seguenti azioni congiunte:
introdurre una carbon tax minima su tutti i settori produttivi, per assegnare un costo stabile alla CO2, favorendo le decisioni di investimento. Ovviamente, la carbon tax dovrebbe essere affiancata da misure che ne compensino gli effetti sulla distribuzione del reddito. L'integrazione di sistemi di cap-and-trade , aggiuntivi alla tassa, per tutti i settori a emissioni concentrate, garantirebbe il raggiungimento degli obiettivi di mitigazione nel modo più efficiente possibile e al contempo consentirebbe di esplicitare gli obiettivi di ciascun paese in termini di emissioni totali.
Introdurre una mobile excise tax sui prodotti energetici derivati da combustibili fossili e destinati al consumatore finale. Questa accisa dovrebbe essere applicata qualora i prezzi dei prodotti scendessero al di sotto del livello che incentiva gli investimenti in R&S e l'efficienza energetica, mettendo al riparo le politiche ambientali dalla instabilità dei prezzi del petrolio.
I paesi industrializzati dovrebbero per primi adottare questi provvedimenti, ma non dovrebbero rimanere soli nella lotta contro il cambiamento climatico. I paesi emergenti dovrebbero, infatti, implementare questi provvedimenti dopo un ragionevole periodo di grazia, stabilito sulla base del livello di sviluppo economico, da determinarsi sulla base di un indice condiviso. Anche una carbon tariff dovrebbe far parte dello schema, e sarebbe da applicare solo per quei paesi che non rispettassero le scadenze concordate.
Un nuovo accordo globale sul clima dovrà necessariamente riconoscere la centralità del tema dell'innovazione tecnologica: dalla messa a punto di nuovi metodi di produzione, alla diffusione di tecnologie già disponibili ma non ancora adottate su larga scala, fino all'invenzione e alla realizzazione di prodotti e tecnologie totalmente innovativi. Questo processo di trasformazione sarà lento e graduale, proiettato su un arco di tempo che si misura in decenni, ma che è necessariamente radicato nel presente. Infatti, già oggi occorre far leva sulle importanti opportunità che abbiamo a disposizione per iniziare a ridurre le emissioni di gas serra.
Il miglioramento dell'efficienza energetica è sicuramente la più importante area d'intervento: essa si estende lungo tutta la filiera energetica, dai processi di trasformazione energetica, alle attività produttive, fino agli usi finali dell'energia. La sostituzione di combustibili ad alto contenuto di carbonio con altri più puliti è un'altra opzione chiave per contrastare da subito la crescita delle emissioni di gas serra. Infine, la riduzione della deforestazione produrrebbe a costi molto bassi benefici elevati in termini climatici, associati a effetti positivi sugli ecosistemi. Nel lungo periodo saranno necessarie trasformazioni più profonde, nelle quali l'innovazione tecnologica giocherà un ruolo chiave grazie alla ricerca di soluzioni breakthrough. In particolare, solo in questo modo le energie rinnovabili potranno incidere significativamente sul mix energetico del pianeta.
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Questa pagina è stata aggiornata il 30/07/10