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SOSTENIBILITA'

 

Attività di Bonifica

Eni è impegnata nel ripristino ambientale delle aree contaminate, attuato mediante approfondite e complesse analisi di rischio, che consentono di progettare e realizzare gli interventi di bonifica dei siti riducendo i rischi sanitari ed ambientali presenti.

I progetti di bonifica prevedono l'adozione di tecnologie all'avanguardia come il bioventing e la phytoremediation.

In Italia Eni, attraverso Syndial, opera nei siti industriali sede di vecchie strutture produttive, gestendo i servizi industriali residuali e attuando le attività di risanamento che si rendono necessarie per renderle conforme alla normativa, nell'intento di valorizzarle e recuperarle per nuove iniziative non solo industriali.

La tecnologia prevalentemente utilizzata per gli interventi di messa in sicurezza delle falde acquifere è quella del barrieramento idraulico e/o dell'emungimento localizzato delle acque contaminate.

Per quanto riguarda la divisione E&P nel 2008 in KPO (Kazakhstan) sono state completate attività di bonifica in un'area di 17,5 ettari.

 

  • La bonifica di CengioLa bonifica di Cengio
  •  Ex Raffineria di Ravenna Ex Raffineria di Ravenna
  • Progetto pilota di BelaymProgetto pilota di Belaym

Nel corso del 2008 nel sito di Cengio (SV) si è conclusa la bonifica di oltre 200.000 mq. di aree che saranno rese fruibili per nuove iniziative industriali, per un costo stimato di circa 300 milioni di euro.

L'opera di recupero
Alla realizzazione di questa complessa e importante opera di bonifica, unica in Italia, hanno partecipato, oltre al personale Eni, primarie imprese nazionali ed europee con largo ricorso all'impiego di manodopera locale: complessivamente, sono state impegnate circa 300 persone per mettere in sicurezza l'intera area.

Si sono così concretizzati gli obiettivi di recupero ambientale e di rilancio industriale ed occupazionale posti a base dell'Accordo di Programma sottoscritto nel dicembre del 2000 da Syndial con i Ministeri dell'Ambiente, dell'Industria e della Sanità, con le Regioni Liguria e Piemonte e con il Commissario Delegato.

Eni, con questa ed altre attività analoghe, conferma il suo forte impegno nel recupero sostenibile delle aree industriali dismesse, restituendo al territorio importanti superfici per nuove iniziative di sviluppo, puntando allo stesso tempo alla loro massima valorizzazione.


Le tappe

  • 2001: caratterizzazione delle aree
  • 2003: asportazione dei depositi di rifiuti presenti in alveo
  • 2005: protezione del sito dal rischio idraulico
  • 2006: rimozione dei reflui salini contenuti nei bacini di stoccaggio e di bonifica dei siti
  • 2007: bonifica dell'area di Pian Rocchetta

Documenti scaricabili

Sono terminati a maggio 2008 i lavori di demolizione degli impianti e serbatoi della ex Raffineria di Ravenna, che ha cessato le attività nel 1985. L'area interessata ai lavori di demolizione degli impianti e serbatoi dell'ex Raffineria di Ravenna ha un'estensione di 50 ettari ed è situata in una zona nevralgica per lo sviluppo produttivo e infrastrutturale della città di Ravenna, a poca distanza dal centro città, sul Canale Candiano.

I lavori sono durati 29 mesi e, fronte di oltre 60.000 ore di lavoro, non si sono verificati infortuni. Sul sito è ora prevista la rimozione delle linee interrate, seguita dalla bonifica ambientale dei terreni. Eni e la Pubblica Amministrazione stanno lavorando alla definizione del progetto PRUSST – Progetto di Riqualificazione Urbana Sostenibile del Territorio - da attivare sull'area interessata. Inoltre, le 37.000 tonnellate di rottame ferroso risultanti dalla demolizione sono state cedute per un successivo riutilizzo, causando un minor impatto sull'ambiente in termini di emissioni di CO2.

PHOTOGALLERY

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  • Ex Raffineria di Ravenna
    Ex Raffineria di Ravenna
  • Ex Raffineria di Ravenna
    Ex Raffineria di Ravenna
  • Ex Raffineria di Ravenna
    Ex Raffineria di Ravenna
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Documenti scaricabili

La bioremediation – o biorisanamento – è un insieme di tecnologie che utilizzano microorganismi naturali o ricombinanti per abbattere sostanze tossiche e pericolose attraverso processi aerobici e anaerobici. Tali processi possono essere applicati in situ, sfruttando i microorganismi residenti o attraverso l'introduzione di ceppi batterici o fungini, oppure ex situ in bioreattori.

Il Progetto di Belaym (Egitto) è stato realizzato allo scopo di identificare le modalità più opportune per la bonifica di terreni contaminati da idrocarburi in area desertica, nella penisola del Sud Sinai caratterizzati da notevoli differenze nel livello di contaminazione. La prima fase, cominciata nel maggio 2007,  ha interessato il trattamento di circa 12.000 ton di terreno contaminato per verificare l'efficacia  della tecnica di Bioremediation. Sono state costruite allo scopo 2 biopile contenenti terreno contaminato da idrocarburi  ed è stata stimolata la flora batterica autoctona  con una attenta fornitura di nutrienti a base di Fosforo (P) , Potassio (K) ed azoto ( N), nonché l'apporto di ossigeno ,effettuato attraverso movimentazione del terreno (rivoltamento) e fornitura d'acqua attraverso irrigazione a pioggia.

Nei primi 2 mesi la tecnica impiegata ha ridotto la concentrazione media di idrocarburi totali (TPH)  dal 40-50% iniziale sino a tenori del 5%-; nel periodo successivo il livello di concentrazione della contaminazione è sceso molto più lentamente. Dato questo atteso considerando l'effetto asintotico della decontaminazione attraverso tale tecnica di bonifica.

Per ottenere ulteriori abbattimenti significativi del livello di contaminazione si è deciso di adottare  la Phytoremediation come ulteriore tecnica di bonifica aggiuntiva.

La Phytoremediation è una tecnica relativamente recente (nata all'inizio degli anni '90) e consiste in un trattamento biologico in situ o ex situ dei terreni contaminati che sfrutta l'attività biologica delle piante (produzione di biomassa, filtrazione dell'acqua presente negli interstizi del terreno, di accumulo delle sostanze), ma anche la crescita della flora batterica che lo sviluppo di queste può apportare al terreno per fini depurativi.

Nel caso  specifico si adotteranno piante  autoctone e due diverse tipologie di impianti sperimentali. Una parte di tali piante  saranno poste   nei  terreni delle ex bioplile rilocati in situ,  con condizioni  climatiche estreme considerando che ci troviamo in zona deserto ed in presenza di acqua salmastra, mentre un'altra parte di tali piante saranno poste in un'area logistica ,sempre utilizzando il terreno delle ex biopsie, del centro di Abu Rudeis dove le condizioni climatiche sono le stesse ma sarà assicurata la fornitura di acqua dolce.

In questa fase è in corso la selezione delle specie vegetali da adottare per tale sperimentazione .




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Questa pagina è stata aggiornata il 10/08/09