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Pubblicato il 18/02/2015, 14:50

Ultimo aggiornamento il 13/03/2016, 14:00

Goliat: l’avvio in produzione

In una zona priva di ghiacci, al largo della Norvegia, Eni avvia la produzione di Goliat: il primo giacimento a olio a entrare in produzione nel Mare di Barents.
Goliat è stato sviluppato attraverso la più grande e sofisticata unità galleggiante di produzione e stoccaggio (FPSO) cilindrica al mondo, costruita con le più avanzate tecnologie per affrontare le sfide tecnico-ambientali legate all’operatività in ambiente Artico, con una capacità di 1 milione di barili di olio. La produzione giornaliera raggiungerà 100.000 barili di olio al giorno (65.000 barili di olio giorno in quota Eni) e avverrà attraverso un sistema sottomarino composto da 22 pozzi (17 dei quali già completati), di cui 12 sono pozzi di produzione, 7 serviranno a iniettare l’acqua nel giacimento e tre per iniettare gas. Goliat, utilizza le soluzioni tecnologiche più avanzate per minimizzare l'impatto sull'ambiente, grazie all’alimentazione elettrica da terra e al concetto operativo "zero discharge".

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Una FPSO unica al mondo

L’unità galleggiante Sevan 1000, costruita nel cantiere Hyundai a Ulsan, in Corea, è il più grande e sofisticato impianto FPSO cilindrico mai costruito prima.

È stata progettata da una società norvegese per fronteggiare le condizioni artiche del Mare di Barents, integrando una serie di rivoluzionarie innovazioni nel design per garantire operazioni sicure e stabili.

Il gigante Goliat

Le tappe

La risposta tecnologica alle sfide dell’Artico

Operare nell’Artico significa lavorare in un contesto molto complesso dal punto di vista ambientale, data la ricchezza di biodiversità e la particolare sensibilità degli ecosistemi locali.
Le attività devono essere condotte con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, norme ad hoc per garantire la sicurezza degli operatori e una collaborazione continua con le comunità locali.
Il progetto ha impiegato sistemi tecnici a basso rischio per l’ambiente e per le persone impiegate, pur considerando le condizioni estreme che caratterizzano l’area:

  • l’inverno artico, con bassissime temperature e lunghi mesi di oscurità
  • le mutevoli e a volte pessime condizioni del mare
  • il fragile ecosistema presente
  • la costruzione di impianti sottomarini