Protezione ambientale e mitigazione del cambiamento climatico hanno e continueranno a avere pesanti impatti economici, sociali e operativi sulle compagnie petrolifere, cui sarà richiesto un impegno sempre maggiore in futuro.
Per Eni è fondamentale sviluppare tecnologie volte ad abbattere il potenziale inquinante delle proprie attività e a recuperare i danni inflitti al territorio.
In tale ambito, le attività di ricerca e sviluppo eni sono volte a sviluppare tecnologie chiave per il trattamento delle acque e dei suoli inquinati, la gestione dei fanghi, il controllo delle fuggitive, delle sostanze odorigene e del particolato, con specifiche applicazioni nei siti di raffinazione.
In particolare, Eni detiene due tecnologie proprietarie per il trattamento suoli inquinati (Ensolvex) e delle acque sotterranee (En-Z-Lite), entrambe in corso di licensing out.
Anche la sfida posta dal cambiamento climatico impone alle compagnie energetiche di sviluppare risposte tecnologiche tempestive e innovative. Eni è impegnata nella ricerca di tecnologie innovative e efficaci per la riduzione delle emissioni di CO2, anche attraverso collaborazioni di ricerca. In tale ambito, sta sviluppando il progetto GHG e un accordo di collaborazione con Enel.
GHG-co2
acque
Efficienza energetica
rinnovabili
Monitoring
Zero Waste
En-Z-Lite
EnSolvexIl progetto GHG - GreenHouse Gas include 4 fasi distinte:
In particolare, nell’ambito del progetto pilota di Cortemaggiore hanno avuto luogo i primi incontri con le popolazioni residenti in prossimità del sito interessato dalle operazioni di iniezione e stoccaggio della CO2 nel sottosuolo.
Relativamente alla CO2 , nel 2008 Eni ha firmato un accordo strategico di cooperazione con Enel, che prevede:
Contestualmente alla firma dell'accordo strategico, Eni, Enel e il Ministero dell'Ambiente hanno firmato un Protocollo d'Intesa finalizzato alla verifica e diffusione delle tecniche di cattura della CO2 e alla promozione delle fonti rinnovabili.
Maggiori dettagli nella sezione Alleanze e Collaborazioni
Durante l'estrazione di idrocarburi da un giacimento sono prodotti significativi volumi di acqua, che non rimangono costanti ma aumentano col passare del tempo. La presenza di acqua porta a un aumento dei costi di produzione degli idrocarburi, perchè può diminuire la capacità produttiva dei pozzi e aumentare la complessità dei trattamenti sugli idrocarburi. Il trattamento delle acque costituisce quindi un aspetto delicato dell'industria petrolifera, sia dal punto di vista economico che ambientale.
Negli ultimi anni Eni ha avviato numerosi progetti per ottimizzare i processi di separazione e migliorare la qualità dell'acqua. L'acqua prodotta, una volta trattata, può essere reiniettata in giacimento o scaricata in superficie (mare, fiumi, deserto). L'uso di tecnologie innovative sia in ambito onshore (Egitto) che in ambito offshore (Italia, Congo) ha permesso lo scarico dell'acqua in superficie con concentrazioni di olio in acqua ben al di sotto della normativa del paese ove è ubicato il giacimento.
L'applicazione di un treno di tecnologie innovative per la rimozione dell'olio e del sale presso un impianto onshore in Italia (Val d'Agri) permetterà non solo di migliorare la qualità dell'acqua di reiniezione, ma anche di trasformare l'acqua di produzione in una risorsa, utilizzandola come acqua industriale.
Eni è impegnata da diversi anni nella ricerca di efficienza energetica nei propri impianti. Nata come metodologia di lavoro in ambito di raffineria e petrolchimico, oggi anche gli impianti upstream sono costruiti utilizzando tecnologie pulite, in modo da minimizzare sia l’impatto ambientale e le emissioni di GHG, sia i costi di gestione impiantistica.
Il progetto di ricerca Energy Management in Up–Midstream of Oil and Gas Industry ha l’obiettivo di definire una metodologia di progetto, supportata da analisi energetiche e emissive degli impianti e sul trasferimento di nuove tecnologie a basso impatto (es. motori elettrici ad alta efficienza, fuel cells, recuperi termici per produzione di energia elettrica, cicli ORC - Organic Rankine Cycle), per il raggiungimento di alte efficienze energetiche. Rispetto alla baseline di impianto, la metodologia fornisce un effetto diretto sulla riduzione del fuel gas e emissioni di gas serra. I vantaggi ambientali derivanti da questo approccio possono essere contabilizzati come savings energetici e monetizzati all’interno dei programmi di scambio della CO2 europei (ET - Emission Trading) ed internazionali (CDM - Clean Development Mechanism ).
Gli interventi di Energy Management, sulla base di audit energetici e di modelli di calcolo al computer, possono raddoppiare l’efficienza globale permettendo di ridurre al 50% le emissioni di CO2.
L'impegno di Eni E&P nelle rinnovabili (solare, eolico) è sostenuto attraverso il trasferimento di tecnologie ready to buy negli impianti upstream.
L'iniziativa di maggior interesse è il Western Desert Solar Project: eni costruirà entro il 2011 un impianto fotovoltaico da 100 kWp nel Western Desert egiziano. Il sistema produrrà energia elettrica per alimentare un sistema di lifting (pompe di produzione) di un campo ad olio.
I sensori a fibra ottica rappresentano una delle più promettenti soluzioni per monitorare in continuo le condizioni operative (carichi strutturali statici e dinamici, pressioni, vibrazioni, temperatura), l'integrità e la sicurezza di strutture nuove ed esistenti durante tutto il ciclo di vita. Questa tecnologia è ben nota ed ha numerose applicazioni in attività onshore come opere civili (dighe, ponti, gallerie, edifici), impianti nucleari e industriali e nell'industria aerospaziale.
Il trasferimento della tecnologia nell'offshore Oil&Gas è in corso, ma richiede lo sviluppo di soluzioni ingegneristiche capaci di soddisfare i requisiti sfidanti delle applicazioni offshore (ambienti aggressivi, pressioni, requisiti di installazione, capacità di operare durante tutto il ciclo di vita).
Nell'ambito dei passati progetti di ricerca, Eni ha promosso lo sviluppo e la qualifica sperimentale di tecnologie innovative di monitoraggio basate su sensori a fibra ottica con lo scopo di trasferire le soluzioni sviluppate per applicazioni onshore (civili and industriali) a scenari offshore nell'Oil&Gas.
I risultati ottenuti indicano che le tecnologie sviluppate sono pronte per essere trasferite in scenari operativi reali.
Per accelerare l'applicazione in campo delle tecnologie a fibra ottica sono in corso specifici progetti per studiare e verificare l'applicabilità.
Eni intende sviluppare e mettere a punto un sistema di smaltimento dei fanghi industriali alternativo alla discarica, possibilmente associato ad una termovalorizzazione, in grado di minimizzare i rifiuti prodotti.
Per il trattamento di residui industriali, oleosi e biologici, generati dalle attività produttive dell’industria petrolifera è stato studiato un processo termico (Zero Waste), oggetto di domanda di brevetto eni, che prevede una sezione di gassificazione del fango e la possibile successiva inertizzazione del residuo prodotto. Ad oggi è stata completata la progettazione di dettaglio per la realizzazione di un impianto pilota da 50 kg/h ed è stato elaborato uno studio di fattibilità tecnico-economica preliminare per il trattamento di un volume annuale di fanghi di ca. 5000 ton/a.
A fine 2010 il 50% delle apparecchiature per la realizzazione dell’impianto pilota sarà presso il sito dove il pilota stesso verrà gestito per la validazione dell’intero processo.
L’applicazione della nuova tecnologia consentirebbe numerosi benefici economici ed ambientali:
Il processo En-Z-Lite permette di rimuovere efficacemente i contaminanti organici dalle acque di falda rispettando i limiti prescritti dalla normativa e garantendo la restituzione di acque di qualità adatta ad essere valorizzata in stabilimento, ad esempio nella produzione di acqua demineralizzata. Eni ha depositato diversi brevetti dal 2001.
Nel 2009 è stato testato presso la raffineria di Taranto un impianto dimostrativo in grado di rimuovere sostanze organiche dall’acqua per adsorbimento su zeoliti sintetiche idrofobiche, rispettando le norme sui livelli di MTBE (metilterbutiletere), TPH (Total Petroleum Hydrocarbons) e contenuto di alcuni metalli. Tale tecnologia, oltre che al trattamento di acque sotterranee, è applicabile anche a impianti di trattamento di acque industriali e di produzione e consente di ottenere una corrente idonea anche alla produzione di vapore. È stato brevettato un nuovo sistema di rigenerazione dell’adsorbente zeolitico.
È in corso il licensing out verso terzi.
La tecnologia Ensolvex è un processo di estrazione con solvente per la bonifica di suoli inquinati brevettato da eni, che consente di decontaminare il suolo fino ai limiti imposti dalla normativa vigente (Dlg 152).
Il procedimento consente di rimuovere i contaminanti organici dal terreno senza alterare le sue caratteristiche mediante trattamento con etilacetato, un solvente biodegradabile e non tossico, che successivamente è rigenerato tramite distillazione ed è pronto per essere riutilizzato nel processo.
Uno dei vantaggi di questa tecnologia è il basso impatto ambientale rispetto ad altri trattamenti (p.e. quelli termici) grazie alle limitate emissioni gassose.
Nell’ambito del progetto per la bonifica di un’area all’interno della raffineria di Gela è stato realizzato un impianto con tecnologia Ensolvex® per il trattamento del suolo contaminato da idrocarburi con una potenzialità pari a 4 t/h. Obiettivo del trattamento è quello di portare i limiti degli idrocarburi ai valori limite del suolo industriale. L’impianto sara completato con le fasi di precommissioning e commissioning nel 2011.
È in corso il licensing out verso terzi.
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Questa pagina è stata aggiornata il 16/05/11
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